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Data pubblicazione 27/10/2009       Numero di letture 323 letture     Commenti ricevuti 5 commenti     Su Facebook     Su twitter
Autore: Mara Boifava
1 voti

Cicatrici del passato

L'aria calda di quella giornata estiva scompigliava loro i capelli, muoveva le cinghie dei pacchi appoggiati sul sedile posteriore, la musica era appena, appena soffusa intorno; alberi, colline, case parevano improvvisi lampi di colore che si accartocciavano su se stessi nel soleggiato paesaggio toscano.
La ragazza guardava fuori dal finestrino con gli occhi socchiusi, come per proteggersi dal vento e dalla luce, sembrava rincorrere e cavalcare pensieri lontani, sfuggenti, talmente segreti che neppure lei se ne spiegava l'origine o la causa, oppure molto probabilmente era un qualcosa che le pesava, la soffocava talmente da non riuscire ad affrontare il discorso, a sciogliere almeno un poco il nodo che aveva nel cuore.
Non voleva rovinare quel viaggio con le sue inutili angosce.
D'un tratto, pur senza intenzione alcuna, le sue ciglia non poterono trattenere le stille salate del dolore che da troppo ormai si trascinava con sé, ormai le rigavano le guance quando meccanicamente la sua mano si mosse per asciugarsi il volto con il dorso.
Un momento, una buca che dissestava la strada, una voce che le riecheggiava nelle orecchie senza poterla afferrare, lei sobbalzò spaventata e riemerse dal suo incubo personale.

- Ti ripeto la domanda, che succede?- Di nuovo la voce al suo fianco.

Ecco a chi apparteneva il sussurro preoccupato udito poco prima nel suo dormiveglia, l'uomo al suo fianco la fissava, voleva aiutarla, sostenerla, quell'uomo che lei adorava, ma con cui poteva trascorrere solo brevi periodi per una scelta fatta sicuramente non da loro, gli occhi dell'uomo al volante volevano piangere, anche loro, per lei.

- Non ti preoccupare, è solo il vento che mi fa lacrimare gli occhi. Guarda la strada, è meglio- Rispose decisa, troncando il discorso sul nascere.

E di nuovo calò il silenzio, e di nuovo fu lui a spezzarlo. Lui era il suo punto di riferimento, un suo amico speciale, quell'amico eccentrico e stravagante con cui vivere le avventure pazze e travolgenti, con cui scoprire gli angoli del mondo, da cui scappare dalle liti, dalla rabbia che accumulava tutti i giorni, lo adorava, ma ora voleva il silenzio.
Voleva stare sola a fronteggiare i suoi pensieri, i suoi ricordi, che sapeva più grandi di lei, pensava a quando ancora, anni prima, tutti i tasselli della sua vita erano al loro giusto posto.
Non voleva parlargli per non dargli un dispiacere, non voleva che pensasse che lei aveva dei problemi con sua moglie, questo mai, era la sua confidente, la sua seconda madre, un'amica sicura.
Solo a volte veniva presa da una strana nostalgia del passato e cresceva più forte di lei. Veniva avvolta da un turbine di emozioni, di ricordi lontani ed ovattati che cozzavano tra di loro scatenando scintille elettriche e lancinanti, che si avvolgevano con spire lente e sinuose intorno alla sua anima, in quei momenti non poteva fare altro che aggrapparvisi disperatamente, pur sapendo che così era anche peggio.

- Come sarebbe stato?- La domanda le sfuggì in un rantolo soffocato, in un sussurro, dalle labbra, si liberò dalla prigionia della coscienza e netta, tagliente rimbalzò nelle orecchie del guidatore.

-Cosa? Alza la voce, sai che sono un po'sordo- L'uomo aveva risposto così, ma lei lo sapeva che aveva capito, solo voleva farla sfogare-

- Niente, pensavo ad alta voce, stai tranquillo- Non ci riusciva proprio a coinvolgerlo nei suoi pensieri.

Lei sorrise, ma era un sorriso spento, incapace di scaldare, i suoi occhi parlanti non comunicavano, erano lì immoti e seri. Lui lo capì, spense la radio ed inserì un Cd dopo aver rovistato nella tasca laterale, alcune note e poi lui premette il tasto Pausa e richiamò l'attenzione della ragazza.

- Ascolta questa canzone, è una tra le più belle di Guccini. Ogni volta che la sento penso a quanto ti voglio bene, al fatto che ti vedo tanto poco, e che crescendo ti allontanerai sempre più da me, ma è la vita. Vorrei che il tempo si fermasse, ogni volta che torni da tua madre e vai via da me lasci un vuoto, mi viene un tuffo al cuore, ogni volta ho paura che succeda qualcosa, che ci siano problemi, che non ti lasci più venire a trovarmi. Va be', sto diventando vecchio e sentimentale, ascolta- Poco parole, semplici, che come uno stiletto, un pugnale avevano colpito il punto dolente, la nota stonata dei suoi tormenti.

Gli occhi nocciola dell'uomo erano acquosi, emozionati e lei lo guardava e pensava a quanto era fortunata ad averlo come padre, a come lui misteriosamente riuscisse sempre a calmarla.
Era suo padre, suo amico, il suo mito.

- Non sei vecchio, sei la persona più giovane che io conosca- Un brillio affettuoso e tranquillo nel profondo castano degli occhi della ragazza.

Partì la canzone, sembrava scritta giusto per loro, sembrava disegnare linea dopo linea la loro vita, questa la sua sensazione al momento. Era ancora catturata dal flusso del passato, dal tempo che si era fermato, poi spezzato, solo crescendo avrebbe capito che in realtà in quella canzone avrebbe potuto rispecchiarsi sempre, in ogni sua esperienza nella vita, naturale processo di crescita come persona.
Soprattutto avrebbe capito che suo padre le era comunque accanto, anche da lontano, e che solo crescendo avrebbe lenito quel dolore, lasciandolo in un angolino nascosto della sua anima, come cicatrice del passato, ma sicuramente non più nocivo, un'esperienza dolorosa che l'aveva accompagnata nella sua crescita.
Questo però l'avrebbe capito solo più tardi, negli anni, per ora lei chiuse per un momento gli occhi, li riaprì e lo guardò sorridendo. Una lama di luce in un temporale, il primo vero sorriso in quel viaggio.

- Grazie, è splendida. Anche crescendo non mi dimenticherò mai di te, ci sentiremo sempre anche se magari vivrò dall'altra parte del mondo. Anche se ogni tanto in sogno vorrei cancellare il tempo, poi mi sveglio e vedendoti felice non cambierei niente. Abbiamo sofferto tutti, ma tu ora sei felice con Nicoletta, lei è una madre, un'amica per me, mi sento a casa con voi.

Non servivano altre parole, gli occhi parlavano di nuovo intensamente.

 




5 commenti:

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  • Antonietta Mennitti il 28/10/2009 16:05     [segnala un abuso]
    Racconto scritto con grande sentimento e sensibilita' d'animo. Brava!
  • Fabrizio Giunta il 27/10/2009 20:24     [segnala un abuso]
    Coinvolgente e ricco di significati. Sempre brava!
  • Mara Boifava il 27/10/2009 20:18     [segnala un abuso]
    grazie mille, buona serata
  • il 27/10/2009 16:08     [segnala un abuso]
    emozionante questo racconto, scritto con sentimento.
    piaciuto molto
  • Marhiel Mellis il 27/10/2009 12:43     [segnala un abuso]
    Bello ed emozionante... situazioni di tenerezza e malinconia forse legate a separazione, forse ad eventi dove ci si sente soli.. ma basta un niente... giuste parole e l'affetto tra padre e figlia è tangibile e pronto a curare qualsiasi tristezza.. Ciao.



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citazioni di Albert Camushanno detto...

Il futuro è l'unico tipo di proprietà che i padroni concedono liberamente agli schiavi.

Albert Camus

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