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A volte... la vita!

Quel giorno Rachele si era vestita contro voglia.
Aveva infilato i jeans, scarponcini marroni
e un maglione di lana verde, morbido, che si era un po' allentato nel tempo... Aveva raccolto i lunghi capelli castani in una coda e applicato un filo di mascara alle ciglia.
Alle 7 era uscita di casa; era già mattina da un po', dal cielo scuro, però, coperto di nubi filtrava poca luce.
L'università le piaceva, ma economia non era di certo la sua materia preferita.
Doveva prendere 2 autobus e camminare per circa duecento metri per arrivare alla sua facoltà; un'oretta di viaggio in tutto.
Quel brutto tempo le infondeva tristezza e alcuni ricordi la accompagnavano mentre attendeva alla fermata.
Il padre, che aveva perso qualche anno prima... Quando da piccola rientrava da scuola, già malato le sussurrava:< Ben tornata bambina...> e la faceva sedere sulle sue ginocchia. Come le mancava...
Sull'autobus accanto a lei si era seduta una donna con il burka; aveva un gran pancione; si sentiva odore di aglio... avrebbe voluto chiederle il sesso del nascituro... Non lo fece.
Mentre percorreva l'ultimo tratto a piedi era solita soffermarsi a guardare le vetrine dei negozi; il vetro rifletteva la sua immagine e stranamente, anche se sciatta, quel giorno si piaceva; aveva un colorito acceso, forse per il freddo.
Al passaggio pedonale si mise in coda ad una ventina di persone; per lo più cinesi con le digitali pronte in mano, poi una coppia di fidanzatini, forse quindicenni, con le sigarette accese e l'adrenalina a mille per un concerto imminente. Un signore anziano accompagnato da una robusta badante e due suore...
Il semaforo segna il verde, il gruppo si incammina.. Rachele li guarda tutti davanti a sé e li segue poco distante.
Un solo istante... le urla... il rumore dei freni di un'auto... gente che corre...
Non vuole vedere... si convince di essere in ritardo, prosegue il suo cammino senza voltarsi; qualcosa di terribile deve essere accaduto... non vuole sapere!
Le lezioni sono interminabili, non se la sente di parlare con nessuno; nessuno le rivolge la parola.
Se ne sta muta in un angolo distante anni luce.
Finalmente torna a casa, ha freddo, molto più freddo di quando è uscita la mattina, sta gelando.
Apre la porta... davanti al camino acceso c'è una figura di spalle; un uomo, seduto... pochi capelli sulla nuca, ha un maglione nero collo alto e pantaloni di velluto a coste...
Sente il sangue gelarsi nelle vene, il cuore sembra scoppiarle nel petto e un brivido di terrore le corre lungo la schiena... Un momento... e tutto le è chiaro: l'incidente... il rumore dei freni così vicino... Le urla... erano per lei!!
L'uomo si volta lentamente... :< ben tornata bambina!>

 

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4 commenti:

  • serena ----------- il 11/12/2009 23:21
    G G G Grazie grazie grazie mille davvero antonio... ben trovato
  • Antonio rea il 10/12/2009 14:06
    B B B: Bello, Brava, Benvenuta!!
    Un racconto forte, intenso e dolce nalle sua rudezza!! .. non è certo la "stofgfa" a mancarti!!
  • serena ----------- il 05/11/2009 21:56
    Grazie mille elisabetta, è il primo ke pubblico, quindi ero un po' titubante
  • Anonimo il 05/11/2009 19:22
    Bellissimo racconto. L'ho letto tutto sino all'ultima parola. Complimenti.

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