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Amica Penna

Quella penna adagiata sul foglio bianco, come un'odalisca stanca in attesa del suo sultano, non presagisce nulla di buono. È un'immagine eloquente della mia, a tratti tronfia, vena poetica ora arida di sterpi seccati. Impronte impercettibili sulla sua pelle liscia di radica restano, nel silenzio di un'attesa distaccata, l'unica prova tangibile della mancata imputazione dell'accusato. La sua punta, come l'ogiva del proiettile imbottito di polverosi propositi aveva sempre centrato ogni mobile bersaglio. Ora era lì, giaceva a pochi millimetri dal suo sudario. La sua ombra si allunga, si assottiglia fino a sembrar un tratto di inchiostro bollente. Poi cambia, viene riassorbita. La luce che ricuce il giorno si affievolisce e la sera bussa impettita su quel foglio di mancata importanza. Lo strumento che purifica i minuti dei miei respiri, in questo petalo di tempo, mi disconosce. Oh, amico di insonni travagli, di invaghite lacrime dei tuoi tratti ansimanti, insegnami ad aver l'intelletto dell'attesa, a nutrirmi di questi attimi per metabolizzarli in sentimenti non fatui. Il buio inghiotte i fiori di campo, presto sarà qui. Attenderò il domani, flebile speranza che mi da ancora vita.

 

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