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L'eliminazione del secondo ramo

Se ne era parlato a lungo nella stesura del programma, prima della campagna elettorale, ma buona parte dei notabili della coalizione avevano osservato che l'argomento non poteva essere chiuso in fretta, che aveva bisogno di riflessione e decantazione, e che era meglio concentrarsi sulle questioni già definite, per apparire convincenti all'elettorato.
La coalizione vinse le elezioni e cominciò a lavorare alla realizzazione del programma. Ma ben presto venne a mancare la serenità: deputati, senatori, consiglieri, ed anche alti burocrati dell'apparato statale avevano il sonno e la veglia continuamente disturbati dall'ombra e dalle spine del "secondo ramo", l'argomento che fatalmente tornava all'attenzione ogni volta che si intraprendesse un qualsivoglia altro discorso.
Era, quello del secondo ramo, un quesito all'apparenza semplice, con altrettanto semplici risposte: un sì o un no. Nessuno ricordava come fosse sorto, ma tutti lo percepivano come un indispensabile prolegòmeno ad ogni azione politica futura, un nodo che impediva di avvolgere o svolgere ogni gomitolo, che si presentava con subdoli occhielli da cui potevano passare matasse intere, apparendo, scomparendo...
La questione in sé era semplice. Eppure svelava una diabolica complessità quando ci si rendeva conto che si riusciva a parlarne soltanto per pochi minuti, i quali bastavano a provocare uno sfinimento generale e la centrifugazione dell'attenzione dei presenti verso i più complessi e vari quesiti, su uno a caso dei quali si focalizzava infine l'attenzione di tutti.
Non che l'opposizione fosse in condizioni migliori. Anch'essa, percependo l'importanza politica del quesito irrisolto, tentava di preparare una piattaforma d'intenti atta a ribattere quella che sarebbe divenuta - quale che fosse - la posizione della coalizione al governo. In riunioni serrate, che cominciavano con grande ottimismo e finivano nella frustrazione, si partiva da un bivio: "se dicono sì...", "se dicono no...", arenandosi subito, sia che si partisse con la prima ipotesi, sia che si tentasse di aggirare l'ostacolo, partendo con la seconda. A lenire lo scoramento interveniva nel finale il capo dell'opposizione: "È difficile pensare alla contromossa! Ben più facile sarà affrontare il problema dal lato della mossa". Riunione dopo riunione, questo finale arrivava sempre più rapidamente, in quanto sempre più atteso.
Trattavasi invero di una questione, come dicevo, di assoluta semplicità, cui tutti avrebbero potuto agevolmente rispondere. Certo, a condizione che non dovesse essere una risposta semplice, un sì o un no. Per esempio, serie risposte potevano trovarsi utilizzando un'adeguata premessa ed un multiplo distinguo, nonché i dati sperimentali raccolti nel corso di anni da ricercatori dal magro stipendio e dalla grande voglia di emergere; potendo fare questo, molti politici erano pronti a presentare tesi interessanti e dall'inoppugnabile serietà, formalizzate da un gruppo di burocrati solidamente educati ad articolare ogni tipo di discorso. Ma purtroppo non si poteva, perché occorreva dichiararsi con un sì o con un no.
La questione in sé era chiara, comprensibile a chiunque, che fosse politico o un umile ed onesto lavoratore. E proprio questo fu l'argomento con cui l'opposizione giunse a vincere le elezioni, spiegando al volgo che i partiti di governo mancavano della volontà o capacità di affrontare le questioni semplici, di immediato impatto sull'uomo del marciapiede, mentre si sollazzavano in manovre che interessavano solo i piani alti. Ovviamente l'opposizione non fece mai cenno, nei giornali o alla tivù, alla domanda specifica, nella consapevolezza di non avere ancora una risposta disponibile. Ma bastò, per vincere le elezioni, rivolgersi al popolo puntando il dito su quell'incapacità di rispondere a domande semplici, la quale, a chi la sperimenta, appare innegabile quanto un peso sulla coscienza, oltre che inspiegabile come un barlume non invocato che fa capolino nell'ignoranza.

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3 commenti:

  • Giuseppe ABBAMONTE il 28/11/2009 07:23
    Nicola
    davvero gustosa, educata e raffinata, questa tua parodia del dibattito politico.
    E mette in evidenza difetti che sono comuni, ahimè, a tutte le parti politiche.
    Eccezionale la scelta del tema da dibattere, ironica quanto e più del proverbiale "sesso degli angeli".
    Sagace e davvero ben scritta, con tanto di "coup de teatre" finle.
    Un abbraccio
    Giuseppe
  • Anonimo il 19/11/2009 08:41
    interessante... parlare del nulla espande il vuoto che si alimenta di niente..
    piuttosto che primo o secondo ramo e' il ramo trasversale degli abbarbicati il più resistente
    da potare...
    hm
  • Solo Commenti il 10/11/2009 22:56
    Sembra scritta dal capo deluso della coalizione ex-vincente, chino a leccarsi le ferite mentre pensa che, in fondo, scrivere è più facile che governare.

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