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Un dannato meraviglioso sogno

Oggi ho sognato di fare l'amore con te.
Ho sognato di donarti la mia verginità e con lei i miei respiri.
Ho sognato il tuo corpo risplendere tra la luce dei miei pensieri e le dita che si rispecchiavano sulle proprie ombre.
Le ho strette al cuscino immaginando il tuo corpo sul mio.
Voglio gridare in questo momento, scappare lontano verso un mondo non più mio.
Vorrei sentire le tue braccia stringermi e assaporare ogni mio angolo di carne.
Ho sognato i tuoi respiri mentre ansimavi accarezzandomi i seni.
Ho solo sognato, e forse è un verbo ripetitivo?
Ma è vero che è stato solo un dannato meraviglioso sogno.

Ho ansimato nel buio mentre serpi di desideri incorniciavano e soffocavano il mio corpo ingoiato dalla notte e dalle ombre invidiose.
Ho sorriso nella solitudine della stanza mentre mani di spettri toccavano la mia pelle e la loro lingua, sensibile ai capezzoli, inghiottiva le mie preoccupazioni.
Ho pianto e aperto gli occhi quando mi sono accorta che il tuo corpo nulla era tranne che un fantasma.

Domani ti vedrò sull'autobus. Domani ti incontrerò come sempre: un sorriso e un ciao per educazione.
Due perfetti sconosciuti siamo agli occhi del sole.
Ma nella mia solitudine di un buio mai illuminato tranne che da parole che cadono dal cielo come note che suono ogni sera sul pianoforte, io ti sogno mio e mi invento vite che non esistono, invento una me stessa non più anonima.
Dipingo i muri della mia camera con paglia colorata, mi stendo sul pavimento e bacio il vetro della mia finestra per vedere quella macchia opaca fatta dalle mie labbra.

Domani ti vedrò alla fermata fredda dell'inverno che arriverà.
Domani saliremo sull'autobus verso destinazioni differenti.
Ti spierò di nascosto per rubare il ricordo delle tue smorfie e dei tuoi sorrisi.
Arrossirò con la speranza fasulla che tu mi abbia guardato incrociandoti con gli occhi miei.
Sentirò brividi lungo la schiena vedendoti vicino e poi... poi farò "no" con la testa.
Ingoierò i miei dolori incondivisibili e resterò zitta nella mia tana a scrivere poesie per coloro che possono amare.

Suonerò pigiando senza ragione i tasti di un pianoforte che afono accoglierà tutte le mie sensazioni e i miei segreti.
Mi sdraierò sul pavimento sentendo mattonelle accarezzare la mia schiena nuda.
Guarderò la lampadina fulminarsi e di nuovo in un sogno sarò tua.

 

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7 commenti:

  • Giorgia Spurio il 16/11/2009 15:06
    (ho dimenticato una piccola cosa, piccola nota.
    non so se sono mocciana, non so quindi purtroppo come controbattere questo punto, siccome non ho mai letto Moccia)
  • Giorgia Spurio il 12/11/2009 17:20
    P. S: comunque, bute 76, il tuo commento critico mi è piaciuto un sacco.
    mi piacciono le critiche ben costruite.

    grazie mille
  • Giorgia Spurio il 12/11/2009 17:18
    non è che io voglia fare per forza l'originale.
    semplicemente mi è venuto così il racconto.
    tutto qua.
    è un racconto che è nato da solo.
    se alcune espressioni ti sembrano già sentite forse perchè sono frasi che vanno ad esprimere qualcosa che sia di pensiero universale, o meglio di sentimento universale (relativamente parlando).
    le parole hanno volere e potere e qui hanno dettato loro come volevano essere.
    mi spiace che non ti sia piaciuto.

    ma comunque buona lettura, bute 76.

    (ringrazio tutti per i vostri commenti, e grazie anche per le critiche, sono fondamentali)
  • bute 76 il 12/11/2009 16:55
    Lo spunto è buono, per quanto un po' mocciano, ma vorrei elencarti di seguito alcuni passaggi che non convincono:
    "serpi di desideri incorniciavano e soffocavano il mio corpo" (qui l'allusione sessuale è un po' troppo esplicita, il lettore ha già letto cose del genere..)
    "il tuo corpo nulla era tranne che un fantasma" (fai spesso questa cosa, e più avanti ti farò altri esempi, tendi a le cose da dire anteporre, costruendo le frasi come scrivessi in tedesco, non so..)
    "Due perfetti sconosciuti siamo agli occhi del sole." (ecco, appunto, come prima)
    "Ma nella mia solitudine di un buio mai illuminato con gli occhi miei". (mi ripeto)
    dolori incondivisibili " (questo aggettivo è inventato, e non credo che il tuo racconto sia terra di neologismi)
    "un pianoforte che afono" (un pianoforte con la raucedine?)
    "Mi sdraierò sul pavimento sentendo mattonelle accarezzare la mia schiena" (altro esempio di costruzione strana... qui aiutata dall'uso di un gerundio che non sembra italiano)
    Insomma attenta a non voler sembrare originale a tutti i costi.
    Saluti,
    l'apicoltore.
  • Alice Lago il 11/11/2009 20:44
    Ti trovo meravigliosa Un po' mi rispecchio, nelle parole, nel "sogno" di un sogno che si vorrebbe tramutare in realtà. Nel desiderio prepotente, di avere qualcosa, anzi, qualcuno, che è bello, spelndido, forse soltanto perchè non è tuo.
    Complimenti.
    C'è un po' di me, in queste righe, e ti ringrazio.
  • Solo Commenti il 10/11/2009 22:49
    Il racconto sogna se stesso, accarezzando le proprie zone erogene, mentre la "spalla" maschile è offuscata dall'io narrante e si perde come lo sviluppo narrativo si perde nei segreti di pulcinella di un pianoforte afono. Scritto in buon italiano.
  • Vincenzo Mottola il 10/11/2009 22:27
    Stavolta si che mi hai colpito e affondato! è un racconto tenero, accorato, vibrante, trascinante, ma è soprattutto inquietante. Che mi diresti se ti rivelassi che l'uomo dell'autobus pensa i medesimi pensieri, sogna gli stessi sogni, che di notte stringe e bacia il fantasma di quella donna? Cosa se si potessero sovrapporre le loro due vite e scoprire che combaciano alla pefezione? E cosa, infine, se dovessi ammettere che quella perfezione non eguaglierebbe la forza del desiderio insoddisfatto e, anzi, lo deluderebbe in breve fino a sprecarlo? Cosa diresti se dicessi che l'uomo dell'autobus sono io... no, ovviamente, non lo sono, poiché non sono un parto di fantasia, ma potrei esserlo... Intendo dire che hai toccato corde tese nel mio animo e nel mio intimo e questo vale più di un voto e un commento, vale quantomeno un sentito GRAZIE.

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