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Umile e Leale (cap. I)

È uno dei ricordi più nitidi della mia infanzia. Ricordo quel 6 Gennaio di tanti anni fa come se fosse ieri. Mia madre era raggiante nel suo mantello rosso, che lasciava intravedere l'armatura lucente. I lunghi capelli le scendevano sulle spalle come un velo dorato e il suo sorriso era magnifico. Dopo dieci anni di scontri e violenze, finalmente, Boabdil, sultano di Granada, si era arreso e il suo territorio andava ad arricchire il regno di mia madre, la Castiglia.
Mio padre cavalcava al fianco della sua consorte, con la testa alta e la schiena ben eretta. Entrambi furono salutati come i salvatori della Spagna e della Cristianità. Mia madre sollevò il crocifisso, che scintillò al sole e, all'urlo di << Per volontà di Dio>>, tutto il corteo fece il suo ingresso trionfale nel palazzo fortezza dell'Alhambra.
La vittoria sui Nasridi riportata dalla regina Isabella e dal re Ferdinando fu festeggiata in tutta l'Europa: a Roma furono organizzate messe e processioni; a Napoli furono rappresentate delle commedie allegoriche; a Londra, invece, furono recitate delle poesie per celebrare i sovrani d'Aragona e Castiglia.
Quattro anni dopo, nel 1496, papa Alessandro VI diede ai miei genitori il titolo di "Sovrani Cattolici", facendo della Spagna la più importante potenza religiosa europea.
Quello stesso anno, dall'Inghilterra, arrivò la conferma ufficiale: sarei diventata la moglie del principe Arturo Tudor, figlio di Enrico VII, re d'Inghilterra e signore d'Irlanda.





Mi trovavo in cucina, quando mio padre aprì la porta con un largo sorriso stampato sulle labbra.
-Principessa Caterina, dove siete?
Corsi subito ad abbracciarlo. Lui mi sollevò e mi fece sedere sulla panca davanti al tavolo. L'odore dei dolci che Agata aveva appena finito di decorare si diffondeva per tutta la stanza. Era un odore dolciastro, appiccicoso, quasi fastidioso.
-Arance di Sicilia!- esclamò mio padre, annusando qua e là -L'unico vero tesoro che un re possa mai desiderare!
Era di buon umore.
- Caterina, ho una bella notizia per te- mi disse. Il suo sguardo era illuminato dalla luce dell'orgoglio e della soddisfazione.
- Oh, padre!- lo interruppi - Colombo parte di nuovo per le Indie e mi porta con sé?
- No, piccola mia! Molto di più. È ufficiale: sarai regina d'Inghilterra!
Sgattaiolai subito via e mi diressi verso la sala del cucito, dove Flor mi aspettava per le lezioni di lettura.
- Flor! Flor!- l'abbracciai.
- Caterina, cosa è successo?
- Niente lezioni oggi, amica mia. Dobbiamo festeggiare!

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l'autore Rita Cancedda ha riportato queste note sull'opera

Questo è il primo capitolo di quello che, un giorno, mi piacerebbe diventasse un vero romanzo. Ho iniziato a scriverlo un anno e mezzo fa e... Non ho ancora finito!


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5 commenti:

  • lucietta vo il 26/05/2010 20:26
    Ti auguro di riuscire a trasformarlo in un romanzo, la partenza è buona, aspetto il seguito...
    Grazie del commento
  • Rita Cancedda il 26/05/2010 16:42
    Grazie mille! E', in effetti, un "progetto" a cui tengo molto e a cui sto lavorando molto. Speriamo bene!
  • Maria Rosa Cugudda il 20/05/2010 10:09
    Racconto avvincente anche per la potenza della fantasia. Buono e scorrevole lo stile! molto apprezzato!
  • Rita Cancedda il 14/11/2009 14:29
    Grazie!
  • Anonimo il 13/11/2009 15:41
    Carino questo raccomto. Brava

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