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India nome proprio di persona

Mi ero svegliata decisamente agitata quella mattina, non tanto per l'esperienza che mi apprestavo ad iniziare, forse più per le tredici ore di viaggio aereo, del resto anni di incomprensioni e litigi con un padre pilota si erano tradotti nel tempo anche con una scarsa passione per le alte quote.
Quindici giorni prima era arrivata la telefonata del prof. Avevo dato molto poco peso al concorso, quelle cose che si fanno tanto per giocarsi il proprio gettone della fortuna, senza grosse probabilita' di inserirlo nel foro giusto, cosi' come al trocadero a Londra per centrarlo quel buco spendevo decine di pound a suono di un penc per volta.
. Poi il telefono ha squillato e la voce familiare di quello che aveva la nomea, e forse non solo quella, del maniaco.
Seconda in graduatoria, benche' mi fregasse poco, il fatto di essere in ritardo rispetto a qualcosa o a qualcuno mi faceva rosicchiare millimetri di fegato, anche se di nascosto dava una scusa al mio costante e atavico senso di insoddisfazione.
Volevo dimostrare qualcosa, più a me stessa che a chi mi stava intorno, io che ero sempre rientrata negli schemi di una vita scontata e nel perimetro di esperienze moderate. Le mie giornate erano fatte di orari, di esami, di oratorio, nulla che avesse vagamente il sapore di follia, lo stesso ragazzo da sei anni, una fedelta' incondizionata più per un incastro morale che per un generoso sentire, anche il sesso ormai aveva ritmi e mugolii prevedibili..
Ricordo di aver pensato che solo un folle avrebbe potuto scegliere l'india come location dei propri studi per la tesi, il primo della lista avrebbe scelto gli usa. E il secondo? Quello che non ha l'ambizione del primo? Quello che gli manca quel quid inconsistente per essere un passo avanti?
Il secondo della lista fa cosi': evita l'europa perche' sarebbe troppo semplice, e seguendo il proprio afflato masochistico sceglie l'unico posto dove in vacanza non sarebbe mai andato, mai e poi mai!

Sugli aerei per viaggi a lungo raggio hai almeno 10 ore per riordinare le idee, per sconquassare il tuo metabolismo, per dormire di un sonno forzato, per sentirti in colpa delle cose lasciate a meta' e scandire i rimpianti di quelle che non hai neanche mai iniziato per mancanza di coraggio.
Fino a quel momento anche la mia fede in dio era più un rituale conformista, più che la coscienza di un cammino. E al solito avevo bisogno di sentire minacciata la mia identita' per custodirla e proteggerla.
Andavo in un posto nuovo, nuovo e unico nel suo genere, con una testa che aveva fatto tabula rasa di presunzioni e paure. Recuperato tutto l'orgoglio e il coraggio e infilato nel mio zaino della Ferrarino, mi sono lanciata in un viaggio più a scandagliare gli angoli nascosti e poco conosciuti di me stessa più che a portare a casa una potenziale pubblicazione.
Non sapevo neanche chi e cosa mi aspettasse dall'altra parte ( e non si fa per dire) del globo, o meglio sapevo chi, ma non avevo idea minima dei modi di comportarmi o di adattarmi. Scoprii poco dopo che il mio spirito di adattamento superava di gran lunga le mie previsioni.
Conoscevo proiezioni di India per foto e ritagli sparsi qua e la in una memoria scoordinata e svogliata.
I ricordi oggi sono stampati su negativi che ahime' non hanno la capacita' di immortalare sensazioni, odori speziati, misticismo diffuso e scandito da rituali molto folkloristici. Non possono immortalare la paura, la riverenza, la riconoscenza, i pensieri dietro occhi immensi in cui mi sono persa.
Lo chiamano Mal d'India, ma ho una certa difficolta' a considerare un male un intreccio di dettagli cosi' ricchi, che ogni penna riconoscerebbe i limiti oggettivi del vocabolario.
Sono tornata altre tre volte dopo, dopo i primi 10 mesi di gestazione della mia liberta', sono sempre stata un po' più lenta degli altri..
La tesi pubblicata sono un blocco di 360 pagine che prendono polvere chissa' dove, ma se sfogli la copertina, stai aprendo la porta di un mondo.

 

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1 commenti:

  • Anonimo il 06/11/2011 22:11
    Lia, ma il Trocadero non sta a parigi?

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