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La memoria del sasso

Mi accade così, all'improvviso, di scoprire che la mia casa è un museo di stili scadenti, eppure è ancora familiare, ma opprimente come un abbraccio decrepito.
Poi il buio tracima nelle stanze e avverto la presenza della mia donna.
- Non ho fatto niente io.
Quelle parole di Milena naufragano ad intermittenza sulla mia esasperazione.
Pugno batte carta, la morra del nostro amore.
Lei mi tiene sigillato qui dentro casa, con il silenzio e la pelle.
Ma io vivo superfluo rasente i giorni, perché è una vita che mi assento spesso da me stesso.
Ci sono talmente tanti cassetti chiusi nella mia mente, così zeppi di rabbia e odio repressi che potrei far esplodere questa palude tra me e lei.
Io cerco di trovare qualcosa che mi tenga tranquillo.
Ma la notte arriva sempre, cala giù fino in fondo allo stomaco e lo riempie di immagini sconnesse e affilate.
Rabbrividisco quando il buio mi sorprende, spiandomi dallo spazio vuoto tra i mobili. Provo a scappare a piedi nudi sul pavimento gelato, ma annego in quello spazio vuoto, senza luce, dove non c'e' colpa solo punizione, nessun dolore solo orrore. La pelle nuda di Milena è una sforbiciata netta nello stomaco, uno scandaglio gettato in fondo agli incubi, che avvolge di oscurità le mie immagini. Forse stanotte non riuscirò a diradarle.
La memoria è un sasso tondo e molti sassi formano un mucchio compatto.
Qualcuno me li ha fatti ingoiare tutti in questi anni, però è strano che questa notte li senta più pesanti.
Milena sta rannicchiata contro la parete, con la testa chinata in avanti diventa piccola piccola.
Le braccia magre sono strette intorno al corpo, i capelli le nascondono lo sguardo.
La sua innocenza ha uno spessore, ragiona di neri desideri e si struscia pesante, lasciando le sue tracce addosso a me.
La sua ingenuità diventa minuscola, vittima di quella stanza enorme che la contiene.
- Io non ho fatto niente - ripete.
Ma il colpevole non è l'assassino, è la vittima.
Milena ha imparato a resistere senza muoversi. La lapido con i miei sassi e lei si copre il volto con le mani, perché ha paura che possa scoprire qualcosa dentro il suo sguardo.
Anni oscuri, molti anni di dolorose memorie si sfaldano in quel gesto, sgretolandosi un secondo dopo l'altro. Il nostro passato marcisce nero, come un dente marcio che ci ha storditi per mesi ed ora ci solletica, di tanto in tanto, con una fitta estranea.
C'è un lungo istante in cui le parole divampano come la brace, ma salgono verso l'alto in spirali di fumo e scompaiono, portandosi dietro il loro significato.
- Sono stata iniziata al sesso con la violenza.

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2 commenti:

  • Anonimo il 06/06/2011 17:56
    Pesante... sparito???????????????????
  • bute 76 il 24/11/2009 16:35
    In "dove non c'e' colpa solo punizione" era meglio usare delle virgole.
    Il ritmo è buono, non so se sia l'inizio o la fine di qualcosa. Buona lo spunto che all'inizio sembra essere il solito ambiente di amore casalingo, ma poi lei risulta molto ambigua e questo si riflette anche nel protagonista.
    Molto bene - ti tengo d'occhio.
    Saluti,
    L'apicoltore

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