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A volte il sangue scorre inspiegabilmente lento dentro di te. Avverti un certo bisogno di rallentare il ritmo consueto, e non sai nemmeno il perché. Non certo per prepararti ad un possibile evento successivo, o per sondare e tastare un particolare terreno d'azione, o per mascherare, a livello esteriore e negli atteggiamenti, la rabbia o l'euforia che ribollono. No, è semplicemente per fermarti un attimo e scrutare nel tuo interno. Analizzarti e studiarti più dettagliatamente, fin quasi ad arrivare all'autoscomposizione e casuale ricomposizione dei tasselli del puzzle che si addentrano nei meandri della tua coscienza, che la abitano e la tormentano. Eppure, al di là della sua apparente casualità, ciò a volte sembra seguire un rigoroso quanto assurdo criterio, soggetto solo a proprie regole interne. Senti di trovarti nel limbo dell'anima. Da una parte ricordi, dall'altra serie infinite di possibili eventi che la mente proietta sulla scia dei primi, ed in base ai quali li costruisce. Percepisci un blocco, un arresto del sistema nervoso, senza sapere che quest'ultimo, paradossalmente, sta lavorando più del solito e più del dovuto. E cerchi disperatamente un rifugio, un angolo della mente in cui fermare lo stesso arresto e far lavorare di nuovo normalmente gli ingranaggi. La disperazione è resa ancor più ridicola e annichilente dal fatto stesso che essa risiede in un quasi imperturbabile stato di placida calma psicologica. Sapere e rendersi conto di essere disperati senza tuttavia avvertirlo direttamente e palpabilmente. Un'assurda condizione di disperazione priva di disperazione, di vuoto e apatico tormento.
Era questo che pensava Tim mentre se ne stava sdraiato sul letto, con lo sguardo perso nel vuoto, e con la mente, invece, così carica di attività e tensione nervosa, nonostante l'apparente stato di inamovibile e passiva inerzia che sembrava renderlo abbandonato a se stesso. Era qualche giorno che in lui si era innescato un lento quanto progressivo lavorio, a volte inconscio e quasi del tutto inavvertito, che lo estraniava per la maggior parte del tempo dal mondo esterno, e gli produceva, come effetto, una scarsa reattività fisica. Da qualche giorno sentiva un generale senso di demotivazione, che lo rendeva assente ed indifferente allo scorrere contingente intorno a sé. A malapena soddisfava i suoi essenziali bisogni quotidiani. La notte dormiva poco. Ciò non lo rendeva teso o nervoso, anzi accresceva ancora di più la sua pigra e anodina rilassatezza ed il suo abbandono fisico, almeno così sembrava a chi lo osservasse dall'esterno.
Se ne stava quasi tutto il giorno sdraiato su un letto o un divano a pensare, pensare, e ancora pensare. Tutti, in famiglia, mostravano irritazione, sdegno, e a volte anche aperta avversione nei confronti di questo suo, per così dire, atteggiamento, che appariva ai loro occhi impertinente e testardamente voluto. Ma lui sembrava non farci minimamente caso. Era tutto immerso e concentrato nel suo processo di elaborazione interna, quasi come se avesse un preciso compito da portare a termine, un obiettivo da inseguire pervicacemente.
Un giorno, inaspettatamente e senza alcun preavviso, uscì di casa. Erano le tre del pomeriggio. Il sole picchiava forte, e si respirava un'aria a dir poco asfissiante.
Camminava a passo deciso e leggermente svelto, guardando in un'unica direzione, solo dinanzi a sé, con il solito sguardo che sembrava perso nel vuoto. Non sembrava avesse una meta ben precisa. Dopo aver camminato per circa un chilometro, scorse una panchina dall'altra parte della strada, vi si diresse e si sedette. Era molto sudato, visibilmente affannato e stranamente agitato, a differenza di qualche minuto prima, quasi come se una disgrazia incombente lo dovesse raggiungere da un momento all'altro.

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4 commenti:

  • Len Hart il 26/11/2009 00:07
    great!!!
  • Jurjevic Marina il 25/11/2009 20:53
    Sai, io dico sempre che uno deve fare quello che sente. Pure io ho iniziato mille progetti letterari, mai finiti.. ma so che prima o poi farò qualcosa per bene. Quando ho iniziato a scrivere in italiano, mi mancavano le parole, anche adesso mi mancano, e quante. Ma non mi rassegno. Continua a scrivere, ci riesci veramente bene.
    Stavolta sei stato meno prolisso Ma questo non importa, ci riesci comunque ad essere simpatico
    Un bacio
  • Alfredo Caputo il 25/11/2009 20:43
    Ti ringrazio. In verità è la prima volta che mi cimento in questo tipo di scrittura. O meglio, già mi ero cimentato altre volte in passato (qualche volta ho tentato anche di scrivere racconti più lunghi, per realizzare dei veri e proprio "libri" ma non ero mai riuscito a concludere niente, o anche se riuscivo a farlo, poi non mi soddisfava il risultato. Stavolta pure ero partito con l'intenzione di scrivere un libro, ma poi ho dovuto ripiegare sul racconto breve (molto breve, come puoi notare), per non rischiare di fare la stessa fine come in passato. Infatti l'intenzione di partenza, cioè quella del libro, è tradita dalla lunga introduzione iniziale, che mi sembrava abbastanza promettente. La tua osservazione è giusta, in parte. In verità prima ero molto più prolisso, a volte scrivevo davvero frasi chilometriche, e mi dilungavo parecchio, molto più che ora. E proprio per questo alla fine mi perdevo nei meandri delle mie stesse inconcludenti "masse", diciamo così, di lunghissimi periodi, smarrendo il sentiero sul quale ero partito e quindi i miei propositi iniziali. In realtà non so quale sia il vero motivo per cui non mi riesce così bene scrivere in prosa e portare a termine il tutto con successo. Sicuramente sono più incline alla poesia, però non ti nascondo che mi piacerebbe scrivere in futuro un lungo racconto per un eventuale libro. Devo solo trovare l'ispirazione giusta per abbozzare un plot generale che possa poi essere sviluppato in maniera coerente. Sono graditi naturalmente anche suggerimenti altrui
    P. S. Anche ora sono stato prolisso vedi?
    Ti saluto, un bacio.
  • Jurjevic Marina il 25/11/2009 18:50
    Oddio.. crudele, eh. È un racconto scritto molto bene, anche se spesso usi delle frasi troppo lunghe, che a me non piace. Ma è una cosa mia..
    A volte vorrei poter sparare a chi mi ha fatto star male.. vorrei poter essere questo Tim per un momento. Ma non ho la forza. Figuriamoci, non posso nemmeno cancellare il numero di chi mi ha ferito molto. Comunque, a parte la mia riflessione, scrivi molto bene
    un abbraccio

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