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Chicco e la fattoria (vers. integrale)

Chicco era un topino allegro e vivace con una morbida pelliccia grigia dalla quale spuntavano le esili zampette rosa.
Correva veloce, zampettando qua e la, annusando l'aria sempre alla ricerca di qualcosa da mangiare. Abitava nei pressi della vecchia fattoria di Giorgione, un alto e robusto contadino con un grosso naso tutto rosso e un cappello di paglia sempre in testa.

Chicco, durante le esplorazioni nella stalla della fattoria, prestava attenzione ad ogni più piccolo rumore. Il caldo respiro affannato delle mucche, il frusciante scuoter la testa dei cavalli; ciò che cercava di udire prima di una possibile aggressione erano però i fruscii del giovane gatto Tommaso, ma non era affatto facile sentirli!
Tommaso se ne stava tutto il giorno accovacciato al calduccio sopra la finestra di fronte alle mucche, ma non appena s'accorgeva della presenza in stalla di un topo raddrizzava le orecchie e, di soppiatto, strisciava dentro qualche mucchio di fieno o dietro qualche sacco di mangime, nel tentativo di catturare con un balzo fulmineo il malcapitato topino. Chicco sapeva bene che un attimo di distrazione, un'esitazione alla fuga e... zac! avrebbe potuto cadere fatalmente tra le grinfie di Tommaso.
Quel gattaccio d'altronde faceva il suo dovere, messo di guardia alla stalla aveva l'ordine tassativo di tenere alla larga gli intrusi. A Giorgione e sua moglie, una signora sempre indaffarata nelle pulizie e nell'ordine della casa, i topi non stavano proprio simpatici! Sotto il divano, sotto ogni comodino, sotto il letto e ogni armadio o mobile di casa, erano piazzati cartoncini con la colla che fungevano da trappole per i piccoli roditori talmente sprovveduti da entrare in casa. Eppure Chicco s'accontentava di cibo di poco conto: alcuni chicchi di grano dispersi in qualche angolo della stalla o una briciola caduta sul pavimento della cucina diventavano per lui splendidi banchetti, più che sufficienti a soddisfarne l'appetito.
Neanche gli altri animali si dimostravano tolleranti con Chicco. Sebbene avesse evitato in tutti i modi di dar loro fastidio, disinteressandosi alla loro mangiatoia, doveva sempre stare alla larga dalle scodate delle mucche, dal becco delle galline e dagli zoccoli dei cavalli che, infastiditi, cercavano di colpirlo durante le sue esplorazioni in stalla. Solo il maiale, relegato in un piccolo recinto tutto suo, si limitava in presenza del topo a grugnire indispettito per poi tornare ad abbuffarsi nella mangiatoia, senza prestargli ulteriore attenzione: ma nel porcile tutto era sporco e maleodorante, quindi Chicco evitava il più possibile d'andarci.


Un giorno tiepido d'autunno Chicco, entrato nella stalla di soppiatto sotto la grande porta, si guardava attorno muovendo le grandi orecchie a destra e a sinistra. Sulla finestra di fronte alle mucche non c'era Tommaso; lo avrà sicuramente visto entrare e si sarà nascosto in qualche angolo buio per tendere un'imboscata al malcapitato topino! Un brivido gelido attraversò Chicco lungo tutto il dorso fino alla punta della codina rosa e, intimorito dal pensiero del felino in agguato, indietreggiò uscendo all'aperto il più velocemente possibile. Era meglio evitare la stalla poiché, se Tommaso non stava sonnecchiando al solito posto, significava era sveglio e pronto a cacciare.

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1 commenti:

  • Anonimo il 10/04/2010 22:39
    wow... la fiaba e molto bella, ma lunghetta sai io ti consiglierei di frazionare le prossime in più capitoli cosi avrai più gente che ti legge. Cmq scorrevole quindi è un peccato che non venga letta. Pensaci e complimenti