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Ode di un albero per un'edera

Due piante... separate da un muro che tu stessa
creasti, abbattesti e ricostruisti.
O mia dolce Edera, che trovando un piccolo varco
ti legasti al mio cuore strozzandolo e sottraendone il dolce amore pian piano.
Fu come un'anestesia poichè addormentando il mio cuore non provo più emozioni se non per te.
Un giorno arrivò la grande e rigogliosa quercia, alla quale tu ti legasti.
Strappasti i sottili legamenti impigliati a me, ma ce la feci solo in parte,
perchè quelle radici sono rimaste diramate nel mio cuore.
Le tue foglie secche rimaste sulla mia scalfita corteccia sono come fiacchi ricordi,
che spariscono col tempo.
Ma quelli sono solo i ricordi più insignificanti, quelli che con le deboli foglie
non sono riusciti a superare la dura scorza.
Gli altri sono diramati nel mio cuore.
Essendo legati ad esso, non posso rimuoverli, perchè se no morirei
[strappando con essi il cuore stesso.
Pochi giorni seguenti all'ode
un contadino strappò l'edera convinto di fare del bene,
ma ahimè in poche ore i due abbandonaron tutte le pene.
Avevan bisogno entrambi di una sola cosa,
tutti e due infatti, erano legati da un così piccolo, ma essenziale legame.
Ma queste ormai sono parole vane, perchè nel campo di grano,
tra le spighe dorate alla luce del sole
vi riposano ormai, solamente dell'edera ed un albero secco
ove i corvi al tramonto ci picchiano il becco...

 

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1 commenti:

  • Anonimo il 01/06/2011 19:41
    Favola delicata

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Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0