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La rapina

Il barista stava sparecchiando gli ultimi tavoli, passando in continuazione di fianco a quello di Salvatore per fargli capire che era arrivata l'ora di sgomberare. Era la vigilia di Natale e quel giorno il bar avrebbe chiuso in anticipo, ma Salvatore continuò imperterrito a bere ancora altra birra, del resto era l'unica cosa che gli rimaneva nella vita. Da quando aveva perso moglie e figlio in un tragico incidente stradale parecchi anni prima, il vortice dell'alcol, oltre che prosciugare la sua misera pensione, aveva risucchiato quel che rimaneva della sua vita solitaria.
Finalmente si alzò dal tavolo un po' barcollando, avrebbe cercato un altro bar che magari rimaneva aperto qualche ora in più. Per Salvatore i cenoni ed i festeggiamenti di Natale erano un qualcosa di talmente sepolto nella memoria, al punto che pensava appartenessero ad un'altra vita.
"Ciao Salvatore dove te ne vai?"
Pur sotto l'effetto già stordente della sbronza, Salvatore riconobbe Mario, un poco di buono noto nel quartiere per spaccio di droga e furti con scasso.
"Mi hanno mandato via dal bar" rispose Salvatore. "Hanno tutti fretta di cominciare a festeggiare questo maledetto Natale".
"Maledetto?" continuò Mario. "Per me Natale è uno dei giorni più belli dell'anno. Tutti ad abbuffarsi e a festeggiare ed io posso entrare indisturbato nelle case della gente e mi faccio letteralmente d'oro. Ho preso di punta l'appartamento dove vivono due vecchie sorelle rimbambite e stasera andrò da loro a fare una visitina".
Salvatore lo guardò perplesso ed allo stesso tempo incuriosito da quell'argomento e ciò spinse Mario a continuare il suo discorso.
"Senti un po', perché non mi dai una mano stasera? Penso che quelle vecchie non se la passino male economicamente. Faremo un bel colpo e ci spartiremo il bottino".
Salvatore stette per qualche istante sovrappensiero. Sinora la sua fedina penale era rimasta pulita, nonostante il vizio dell'alcol e qualche frequentazione poco raccomandabile, ma l'idea di mettere le mani sui soldi delle vecchie l'allettava non poco. Magari sarebbe riuscito a comprarsi finalmente qualche abito nuovo.
"Ma come faremo?" domandò.
"È molto semplice" rispose Mario. "Ho studiato la situazione. Usiamo una lastra per aprire la porta; quasi sicuramente verrà lasciata aperta perché si sposteranno solamente al piano di sopra dove abitano i loro nipoti. Nel frattempo tutti saranno distratti dai festeggiamenti della mezzanotte e noi agiremo indisturbati".
"Ok ci sto" rispose Salvatore risoluto. "Come rimaniamo d'accordo?"
"Vediamoci qua di fronte al bar alle undici e trenta".
Mario fece per andarsene, ma Salvatore lo trattenne.
"Mi devi promettere una cosa però".
"Sì".

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4 commenti:

  • Anonimo il 18/05/2011 18:50
    Molto apprezzabile. Aspettiamo un racconto più lungo.
    COmplimenti cmq
  • antonio iovino il 30/04/2010 11:51
    devo dire la verità è davvero molto bello sono rimasto senza parole. permettimi di fare qualche battuta. Se ho detto che sono rimasto senza parole allora come ho fatto a scrivere queste parole se sono rimasto senza parole? boh. comunque brava davvero
  • Anonimo il 27/12/2009 15:26
    Anche a me è piaciuto molto il tuo racconto... letto d'un fiato. Brava... coltivala questa passione per la scrittura. Giacomo
  • Viky D. il 22/12/2009 12:26
    che bello, brava! l'eterna lotta tra il bene e il male.. un racconto dolcissimo e commovente, mi è piaciuto tanto.

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