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Incontro ravvicinato - II parte

Qualcuno attraversò di corsa il campo, trai lampi colorati che ci bersagliavano, mi sembrò al momento un pilota, aveva una tuta argentea, poi ci ripensai, quando l'immagine era già scomparsa: quel pilota era troppo alto, troppo magro e aveva due occhi enormi in una testa triangolare. Forse... ma l'immagine dell'uomo che correva era durata solo un attimo. Pensai d'essermi sognato tutto, era solo un pilota che correva veloce mentre luci colorate e intermittenti pulsavano: ma perché un pilota avrebbe dovuto attraversare il campo mentre tutti eravamo impegnati con le riprese?
Pensai che chiunque fosse, ormai l'avevo ripreso e anche gli altri l'avevano sicuramente ripreso, e proprio mentre stavo pensando questo vidi la mia telecamera distorcersi, come in un effetto speciale, forse era la vista a darmi alterazioni. Ma no, anche al tatto divenne molle e gelatinosa e mi sfuggì di mano. La lasciai cadere mentre un lampo nero sembrò colpirmi in pieno volto ed ebbi pure io la sensazione di contorcermi, di divenire molle, poi cominciai a precipitare velocemente, sempre più velocemente...

Quando mi ripresi ero sdraiato su un lettino da campo. Molte altre persone prive di sensi erano sdraiate su altri lettini. Intorno a noi uomini con tute anti contaminazione procedevano con strani movimenti.
Quelle tute le avevo già viste, ma solo nei film catastrofici, quelli che parlano d'infezioni virali, d'ebola, d'influenza aviaria e altre amenità.
Con sforzo mi alzai sul lettino. Subito un medico (?) in tuta mi si avvicinò, non riuscivo a distinguere il suo volto dalla visiera che aveva un effetto specchio.
Iniziò a parlarmi e la sua voce mi giunse digitalizzata: "Per sicurezza stiamo decontaminando sia voi sia il luogo del contatto. Entro mezz'ora sarà tutto finito. La prego d'aver pazienza."
Mi ributtai sul lettino e quando riaprii gli occhi ero ancora sul quel prato, era mattina inoltrata, accanto a me c'erano gli altri che avevano partecipato al contatto.
Il generatore taceva, sicuramente s'era ammorbidito nella notte. Le telecamere e le macchine fotografiche erano tutte inutilizzabili ed erano posate su una lunga panca di legno: mi ricordarono gli orologi molli di Dalì. Alcuni militari stavano estraendo dal terreno altre apparecchiature: tutte andate!
Ci dissero che tutto il materiale per le riprese e tutti gli oggetti presenti al momento del contatto erano stati sequestrati dalla N. A. T. O., ci dettero un modulo per quantificare i danni e ci assicurarono che saremmo stati rimborsati entro 24 ore. Tennero anche gli oggetti personali e i vestiti. Ci riaccompagnarono a Ponte a Moriano ed eravamo tutti vestiti con abiti militari. Alcuni tecnici avviarono le nostre auto con chiavi speciali. Le nostre chiavi (molli) erano state sequestrate coi portafogli, le carte di credito, gli orologi da polso, gli anelli, ecc.
Ci assicurarono nuovamente che saremmo stati rimborsati e che non avevamo subito alcuna contaminazione.
Giunsi a Lucca, a casa mia, che era notte fonda. Il mattino seguente, dal giornale acquistato, mi accorsi che era martedì.
Ero andato all'appuntamento di sabato, l'avvistamento era avvenuto sabato notte. La domenica ci avevano trattenuto per gli accertamenti, domenica notte ero giunto a casa. Avevo dormito fino al martedì? O ero rimasto un giorno intero in mano ai sanitari?
Avevo i nomi dei miei contatti del gruppo Shado: telefonai, nessuno rispose, anzi due numeri risultarono inesistenti.
Quando guardai la cassetta delle lettere, in essa c'era una busta bianca con scritto il mio nome. All'interno 10. 000 euro. Un cartoncino nella busta diceva: "Rimborso per materiali deteriorati".
Ma avevo poi riempito il modulo per la richiesta dei danni? Più cercavo di ricordare i particolari di quell'avventura, più sentivo che questi tendevano a sfuggirmi.
Volevo scrivere un reportage dettagliato, ma ho buttato giù al computer queste righe prima che il ricordo - ho il sospetto - venga cancellato del tutto.

 

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