username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

Teatro di battaglie

Fui colpito con irruenza alle spalle.
Non seppi riconoscere con certezza lo strumento dell'aggressione, aveva la forza di un martello, ed era tagliente come un pugnale, era la mia fine.
Caddi a terra, cominciai a vedere solo foschia davanti a me, perdevo sangue.
Nonostante il colpo non svenni, rimasi tra la polvere, non riuscivo a muovermi, i muscoli erano stati storditi come la mia testa ed arrancavo tentando non so cosa.
La battaglia proseguiva, centinaia di uomini che si scontravano, un frastuono di lame mi stordiva l'udito.
Sapevo che mi sarebbe rimasto poco da vivere, ero stato ferito gravemente, e difficilmente sarei stato ignorato da tutti quei nemici;ero un preda facile, ormai morente.
Ad ogni respiro affannavo sempre di più, è difficile pensare i quei momenti, il dolore ti annebbia la mente, ma sai che possono essere le ultime riflessioni della vita, perciò si cerca di fare un resoconto.
Mi apparve tutto il percorso dei miei trent'anni, rimasi abbastanza soddisfatto, era stata un vita con alti e bassi, una morte gloriosa, troppi rammarichi, non serve a nulla rifletterci.
Sentivo l'odore delle erbacce, era forte, pungente, ma quella sensazione era affievolita dal vento, ma nello stesso tempo era inasprita dal sangue, esso bagnava ogni lembo di erba, uno spettacolo orrendo, carne, ossa, cadaveri insieme dipingevano questo quadro di idiozia.
Da quella posizione si poteva guardare la battaglia da un altro punto di vista, si diveniva impotenti senza una spada, e si rifletteva sulla morte, e magari se per un presunto miracolo si potesse tornare in piedi con colpiresti più nessuno perché l'hai conosciuta troppo da vicino.
Ho avuto ricchezze, ma no so fino a che punto valga la pena ricordarle, sono stato un nobile, ma anche questo mi lascia nel vuoto.
Non so se definirle cose vane, di certo, mi hanno fatto vivere bene per molti anni, ma arriva sempre un giorno nella vita in cui si perde un qualcosa, si riflette su altro e si diventa pessimisti, la vita non va ricordata come un serie di avvenimenti, ma va ricordata nel complesso, ed io temevo quel resoconto.
La pazzia e il furore si impossessavano dei loro occhi, dapprima impauriti, in seguito feroci, la battaglia li trasformava e non si facevano nessuna domanda, squartavano e colpivano senza scopo, l'unico scopo era quello di sopravvivere.
Accadeva spesso che soldati della stessa legione, presi dal frenesia della battaglia si colpivano tra di loro, vista dall'alto erano solo pedine di qualcosa di più grande di loro, ma dalla mia posizione vedevo solo delle vite sprecate.
Nello scontro, una lama trapassa lentamente l'addome di un soldato, egli coraggiosamente tenta un ultimo attacco, ma è lento, viene colpito nuovamente, si accascia vicino a me, aveva meno di vent' anni, non ricordo il suo nome, credo Alfred.
Il sangue gli scorreva lentamente dalla bocca, i gli occhi lacrimanti, sembrano voler chiedere perdono, e restavano immobile, con quello sguardo estinto.

123

2
0 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

0 commenti:


Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0