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Che mondo è questo

CHE MONDO È QUESTO?

Jason si alzò un mattino. Bevve succo d'arancia, ingurgitò pane e marmellata e lesse il giornale con la testata capovolta. Soltanto lui, nei giorni bui, riusciva a dare un senso alle parole a testa in giù. Il sole splendeva alto nel cielo, l'aria era fresca e sul davanzale della finestra del salotto una verdeggiante pianticella si stagliava verso la luce. Jason, dal giornale capovolto, si levò in braghe di tela. La prominente epa pareva veleggiare, con un insolito moto ondoso addominale, in quà e in là. Un dondolio borbottoso che faceva eco a strani rantolii mefitici. Jason non stava bene, quel mattino aveva dovuto fare i conti con un'opprimente mal di pancia. Avrebbe voluto iniziare quella giornata con il sorriso sulle labbra, ma era il turno dei mondi capovolti. Dove tutto va alla rovescia e dove il bello non è così. Si alzò la patta dei pantaloni con un audace e repentino gesto a mò di strizza testicoli. Forse per ricordare a questi ultimi che erano ancora vivi assieme all'amico di giochi dei piani superiori. Osservò l'orizzonte con aria inquieta e, carezzando delicatamente il vaso della pianticella, osservò la strada. La vide passare. Era Susan la vicina del piano di sotto che rientrava da fare la spesa. Il suo balcone era sottostante quello di Jason e di tanto in tanto lei lo salutava, anzi richiamava la sua attenzione visto che spesso e volentieri i suoi pedalini finivano al piano inferiore, magari nella ciotola della sua insalata mentre la stava mangiando. Quel giorno le cose andarono diversamente dal solito. Non fu un calzino a lasciare a bocca asciutta Susan, ma un vaso in caduta libera con piantina annessa, che cadde proprio sulla testa della giovane donna lasciandola esanime sul tavolo con la testa conficcata nell'insalata e con una piantina integra che capeggia sul capo dell'inerme vittima di Jason. Quest'ultimo fu preso dal panico e, conscio del gesto compiuto, decise di togliersi la vita nell'unico modo possibile, visto che aveva paura del dolore. Bevve un cockatil di medicinali, ma l'unica cosa che ottenne fu un ulteriore peggioramento del suo mal di pancia. Ai crampi precedenti se ne unirono altri, con conati di vomito, diarrea e chi più ne ha più ne metta. Una decisa carica a mò d’ariete sulla parete sopra la testata del letto per serrare lo sguardo in eterno, fu la ciliegina sulla torta. Non riuscì ad addormentarsi ma in suo aiuto giunse l'intera mensola porta libri sopra il letto che crollò letteralmente su di lui soffocandolo. "Uff, aagh, aagh, ma che cazzo succede" urlò Jason destandosi di colpo. La prominente epa veleggiante era scomparsa, la bella Susan gli stava porgendo la colazione in baby doll, la piantina sul davanzale era essiccata e priva di vita da tempo immemore, e tutto era al posto giusto come aveva sempre desiderato. "Era solo un sogno, un cazzo di lurido sogno" mormorò posandosi la mano destra sul capo. Ma fu solo un attimo. Susan dal capo reclinato, con una pianta di ciclamino piantata nel cranio, sorrideva, mentre una rumoreggiante epa dall'apposito foro scaricava fumi intossicanti nella stanza. "Che cavolo sta succedendo? -gridò Jason Che razza di mondo è questo?". Chiuse gli occhi e si ritrovò seduto al tavolo con davanti la sua solitaria colazione. Corse al davanzale, levò il vaso, girò il giornale leggendolo nel modo giusto e, una volta affacciatosi alla finestra salutò Susan scusandosi in mille parole per tutti gli amari calzini che aveva dovuto sopportare. Si vestì lesto ed uscì. Quel giorno il sole era alto, l'aria fresca ed i brutti sogni per il mal di pancia erano finiti. Jason riempì i polmoni e corse via felice. Guardò il cielo e sorrise ringraziando l'altissimo poco prima che un vaso di Susan gli cadesse sul capo facendo di lui una fioriera senza vita. (Vittoria Bertelloni)

 

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1 commenti:

  • erberto zani il 27/11/2006 15:55
    Ciao Vittoria! Sono Erberto (immagino che non ti ricorderai di me... pensa alla Cambusa). Mi piace il tuo racconto: originale, ben scritto e soprattutto ti rispecchia in alcuni particolari.

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