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Aspettando il taxi giallo

Union Square, ore quattro pomeridiane di una tiepida giornata di un aprile newyorchese denso di profumi di tiglio e vaniglia che solo là si addensa forte e si mescola a quel salmastro che l'oceano scaglia contro i grattacieli di Manhattan.
Nella polaroid è rimasto l'ultimo di una serie di scatti che hanno catturato un pezzo di mondo che mi stupisce e mi inquieta.
Tu sei là. A tratti ti dondoli su una panchina verde che dividi con un piccolo scoiattolo affamato a cui regali parte dell'hot dog che l'anziana signora giapponese che ti siede dirimpetto ti ha offerto e che tu hai tardato ad afferrare.
Il mio ultimo scatto ti ha sorpreso mentre ti chinavi, così i tuoi occhi scuri liquidi da indio che un attimo prima volgevi in alto sono rimasti solo a te.
Non potrò mai sapere altro... dove vivi... chi sei... qual è il tuo nome... perché tanto dolore tra le pieghe delle tue guance. Non potrò mai sapere se le tue braccia sono ancora trafitte da minuscoli fori rossi e violacei o se invece sono coperte da piccole cicatrici e da pelle nuova.
Non potrò mai sapere se ci sei ancora, piccolo uomo solo nella folla.
Stanotte ho voglia di scrivere.
Incomincio a battere veloce sui tasti una lettera che potrei inviare a un amico.
Ma in quest'ora buia non riesco a scorgerne i tratti.
Scrivo a te, ragazzo solo come tanti, immagine priva di uno sguardo che mi avrebbe imbarazzato.
Sei il divo di fronte alla platea che non vede l'altro ma la folla.
Sei il ragazzo che il sabato sera afferra la vita per i rumori assordanti di un ritmo intenso che nasconde il battito vicino.
Sei l'uomo tranquillo che non sa più amare né odiare.
Sei la signora spenta che indossa una veste sfilacciata creata per lei dal sarto che voleva indurla a desiderare ripartendo da uno straccio.
Sei il pittore di un ritratto che nessuno acquisterà.
Sei il navigante solitario in un mare dei bit.
Sei l'amante respinto.
Lo scrittore non letto.
Sei il viados con il seno gonfio per contraddire.
Sei, forse, il disperato che in un angolo buio di mondo scaglia mine nella mischia polverosa della guerriglia.
Sei il kamikaze che per esistere ruba la vita con un boato.
Sei uno o tutti i personaggi dei miei racconti... sei il professore, sei Maria Velaska, sei Lenìn, sei Camilla, sei Samuele... sei l'Americana... sei il ragazzo del '99...
Sei, come me, come molti, un minuscolo frammento d'amore e di dolore.
Sei, come me, come tutti, il viaggiatore del taxi giallo.

 

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8 commenti:

  • grazia savonelli il 29/05/2011 12:02
    bellissimo racconto complimenti ----
  • Cinzia Gargiulo il 29/01/2010 13:19
    Racconto scorrevole con linguaggio lineare che regala dolci emozioni. Ottime capacità descrittive.
    Molto brava!...
  • Donato Delfin8 il 18/01/2010 13:43
    Mi unisco al coro!
    Piaciuto
  • Anonimo il 14/01/2010 21:08
    Parafrasandoti: una pagina di letteratura.
  • Ivan Bui il 14/01/2010 18:49
    Non servono molte righe per regalare emozioni. Davvero brava.
  • Cesira Sinibaldi il 14/01/2010 16:10
    Grazie, davvero. Quando un testo piace anche ai giovani e giovanissimi il piacere è più grande.
  • Anonimo il 14/01/2010 15:37
    Testo ottimo, di rara sensibilità. Ricorda alcune immagini e descrizioni alla "Il cielo sopra Berlino"..
  • Anonimo il 11/01/2010 22:47
    Rende bene il "passaggio" dell'uomo anonimo pur nel frastuono di un mondo assordante

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