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Krestos II

SECONDA LUNA.
Nell'anno domini 1543, altri tre cadaveri furono trovati a Greys.
Dalla morte di Marie, la paura aveva ammorbato le case e le strade, trasformando il paese in una ragnatela spoglia di casupole dalle imposte sbarrate e sinistri ornamenti d'aglio; in chiesa i fedeli s'erano centuplicati e le diserzioni alle messe praticamente ridotte a zero, e non si perdeva occasione per riempire la fiaschetta d'acqua santa obbligatoriamente da aspergere tre volte al giorno sulla fronte e davanti all'uscio.
Il pretuncolo era subissato di peccatori da confessare, ma egualmente riservava consigli e benedizioni ai fedeli tremanti, una mano a segnare l'ultimo purificato, l'altra a stringere il crocifisso di legno al collo.
- Non temete nulla. Se pregheremo, Dio è con noi, ci aiuterà.
E Dio li aiutò. Per quattro giorni non vi fu più nulla, nemmeno il fruscio del vento. Anche quello sembrava essersi acquietato nel brulicare di pater noster, ma quella sinistra entità doveva essere troppo affamata per disdegnare il sangue purificato delle pecorelle spaurite. Così l'ultima mattina lo trovarono che giaceva, esattamente come Marie, riverso al suolo, i due fori rossi roventi sul collo marmoreo. Il falegname.
Il cerusico scrollò il capo, incredulo.
Le altre due vittime si susseguirono nello stesso lasso di tempo: il figlioletto del calzolaio, la pel di carota moglie del fabbro. E dinnanzi a quella cespugliosa massa di capelli rossi, gli abitanti di Greys si convinsero definitivamente di essere perduti.
La moglie del calzolaio ancora piangeva, che gennaio finì. E in una di quelle mattine immobili, quando il chiarore dell'alba è ancora opaco e pregno di buio, un'ombra si defilò nel paesello addormentato.
Era domenica, il giorno del Signore. Il pretuncolo ancora russava fra le lenzuola, beandosi di qualche ora di sonno in più prima della solita funzione.
La chiesa era deserta, il Cristo nella navata osservava le pozze di nero ancora tese fra le panche vuote, l'espressione di sofferenza sul volto marcata dalla sinistra luce delle candele a lato dell'altare. Il portone di quercia era socchiuso, il silenzio sordo.
Il pretuncolo sognava. Sognava di un campo assolato, di sovrastare mille e mille persone da un'altura, e da lì condurle alla terra promessa di latte e miele; e sorrideva, e portava la mano al collo col crocifisso di legno, quello che il frate gli aveva dato. E sorrideva ancora, guardando il sole. Il sole splendeva, brillava cocente, bruciava rovente con i suoi occhi rossi, sì, rossi, rossi come l'inferno; e l'annegavano le fiamme e lui annegava nel cuore della terra, nel cuore della terra gelato come la morte che l'attanagliava con una morsa alla gola. In un balzo fu sveglio, e trovò a fissarlo due occhi rossi come il fuoco. Come l'inferno.

 

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