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Il risveglio

Non ho un concetto assoluto di cosa sia il tempo, almeno come lo intendete voi. La mia esistenza trascorre per cicli, ma non saprei precisare se lunghi o brevi. Questi concetti mi sfuggono; inoltre non posso influire sui cicli: mi sono imposti dal di fuori. So che esiste un fuori: è ciò che non proviene da me. Sento il caldo e il freddo, il secco e l'umido. Ci sono percezioni che mi danno piacere, altre che mi fanno male. Conosco la materia di cui sono fatto e, in qualche modo, anche quella che mi circonda. C'è la materia fluida, che mi permette di vivere e quella solida: a volte rigida e talmente dura da ostacolarmi, a volte cedevole nel modo giusto, da consentire di muovermi e nutrirmi. Sì, mi muovo! Mi allungo e mi espando, mi ispessisco e mi allargo. Ma non è facile accorgersene, non basta prestare attenzione solo per poco.
In questo momento sono consapevole che c'è qualcosa di tiepido che avvolge la mia pelle e mi dà vigore. Prima c'era un freddo gelido che mi faceva male: mi bloccava in una morsa dolorosa gli arti inferiori. Il freddo non mi piace: dissecca e screpola la pelle. Brutta cosa le screpolature! Se non si corre ai ripari vi si insinueranno moltitudini di piccole creature crudeli, che mi faranno soffrire. Devo rimarginare le ferite della pelle in fretta, prima che si muovano dalle loro tane protette e diano inizio all'assalto.
Sento ovunque un piacevole formicolio: la pelle sta ritornando elastica e turgida. In tanti punti ci sono delle escrescenze che si stanno gonfiando. Alcune sono appuntite, altre globose. Le prime sono essenziali per farmi vivere, ma prediligo le seconde perché sotto sotto sono alquanto vanitoso.
Provo un po' di stanchezza per tutto questo lavorio, ultimamente ho mangiato pochissimo. Fortunatamente, se il tepore che viene da fuori continuerà, potrò nutrirmi meglio. Tutto sommato posso dire di sentirmi veramente bene. C'è qualcosa di fluido che avvolge le mie braccia tese. L'ho sentito spesso: a volte mi dà piacere, quando è tiepido e lieve. A volte, invece, mi fa soffrire, quando è gelido e violento, specie quando porta con sé dei frammenti duri e freddi, che possono spezzarmi le braccia. Oggi è un po' turbolento; fa oscillare le mie braccia, che non sono ancora forti abbastanza. Speriamo non peggiori... ma no, sta cessando. Anche il caldo sta aumentando e questo è bene.
Ma qualcosa di terribile sta accadendo! Un corpo estraneo, duro e freddo, sta penetrando nella mia materia, nel mio corpo. Lo lacera e distacca una parte di me. E ancora, ancora... i miei arti vengono offesi, mutilati. Le ferite esposte gocciolano il succo vitale che si disperde fuori dal mio essere. Mi stanno torturando e il dolore è indescrivibile...

"Con questo abbiamo finito la potatura, per oggi. Possiamo andarcene a cena."
"Abbiamo fatto proprio un buon lavoro!"

 

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4 commenti:

  • Udrihel Affen il 29/04/2011 23:18
    Il racconto di un albero... bellissimo... io penso che se un albero avesse la parola serebbe uno degli esseri più saggi su questa terra... Davvero un racconto commuovente! Bellissimo complimenti!!
  • Anonimo il 28/01/2010 17:33
    Un racconto il cui soggetto procede sul filo dell'ambiguità fino alla fine e che si esprime in forme e contenuti vitali!
  • gian paolo toschi il 28/01/2010 15:20
    Anch'io, caro Paolo, ho potato e innestato, ma sempre con un senso di colpa. Credo veramente che le piante abbiano "sensazioni": certamente diverse dalle nostre. Pensa alla mimosa sensitiva o ad altre. Lo sapevi che si dice che l'inventore della potatura sia stato un asino?
  • Paolo La Montagna il 28/01/2010 11:46
    raccontare sensazioni ed esperienze viste dall'interno di forme di vita diverse da quella umana, e da queste raccontate, è intrigante... in più se il racconto è costruito al punto che il finale giunge del tutto inaspettato, è davvero mirabile! uscendo da qui abbraccerò il primo albero che incontro... Ti dispiace se stampo il tuo racconto e lo leggo al tronchetto della felicità che ho comprato all'Ikea? Almeno si sentirà meglio quando lo poterò!

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