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La nascita di Raganash

"Ora posso solamente piangere pensando al mio passato, ma purtroppo ho finito tutte le lacrime che avevo in corpo. Per tutti arriva un momento in cui la coscenza fa capire cose che senza un'accurata riflessione potrebbero andare perdute.
Questo è il mio momento, ora posso rimediare agli errori che ho compiuto, specialmente ala quello più grave: la sconfitta."
La città era ormai caduta, insieme a tutti gli abitanti che la popolavano. Cereza, oscurata dalla fama della madre, aveva smesso di credere in se stessa, lasciando che la sua anima scappasse dal corpo.
Klaire era supina sui ciottoli, si era ustionata un braccio e aveva perduto la sua ascia, non poteva essere sconfitta, essere principessa significa anche proteggere la propria terra. Si sfilò l'elmo che emise un cigolio sinistro. Una giovane donna dai lunghi capelli castani e due speranzosi occhi verdi, era figlia della defunta regina degli elfi, Essa da giovane, era stata violentata da un soldato umano, e nove mesi dopo, si era trovata una mezz'elfa in grembo. Klaire si alzò a fatica e corse verso un corpo steso a terra senza vita, il cui volto le sembrava conosciuto. "come, come è possibile?", urlò la ragazza sconvolta dopo aver scoperto l'identità del cadavere, era Cereza, la sua più cara amica, ed era lì avvolta dal sangue. "Cara amica, perdonami se ti ho lasciato morire, le tue spade saranno le armi della nostra vendetta. Ti prometto che presto riceverai una degna sepoltura", asciugatasi le lacrime, Klaire marciò verso il castello, l'ultimo degli edifici rimasti, il luogo dove il tiranno si era rintanato per pianificare la sua nuova città, Raganash. La strada brulicava dei serventi del nuovo re, che però non diedero troppo fastidio alla giovane impavida, le spade di Cereza parevano mosse dal suo spirito e Klaire le assecondava mossa anc'essa dalla rabbia. I colorati mattoncini erano distrutti e intrisi del sangue dei loro costruttori, coloro che avevano visto nascere e morire il loro orgoglio: la loro città.
"Si vive una volta sola, vale la pena tentare, eroe è chi muore per salvare ciò che più ama, quello che vive e si gode la gloria è solamente un giustiziere."
Anche se nel combattimento non era all'altezza dell'amica, la ragazza aveva il suo appoggio e lo spirito di volontà, che è quello che salva il topo dalla bocca del gatto, al contrario della forza.
Il castello era diventato raccapricciante e lugubre, ma nonostante tutto la guerriera scelse di entrarvi con coraggio. Una sala buia e disordinata, colma di macerie e corpi, tanti quanti ce n'erano ai maestosi balli di corte. Dei molti, solo due erano in piedi: lei e il suo nemico, colui che le aveva portato via tutto ciò che possedeva. "Che sorpresa principessina, sai ti avevo sentita arrivare"
"Sai, il rumore della mia spada nella tua carne sarà l'utima cosa che oderai", esordì sfacciata Klaire
"sai, la tua amichetta è durata molto poco, vediamo cosa sai fare!".
Anch'essa partì impulsiva e caricò il nemico con lo scudo, lui rispose con oscure fatture che la giovane schivò abilmente, Klaire riuscì ad avvicinarsi e con un balzo felino tagliò di netto il braccio al tiranno, che si accasciò a terra. "Mi sto così divertendo", urlò lei, "oh, vedrai che la fine cadrà presto anche su di te!"
L'uomo scomparve in'una cortina di fumo facendo echeggiare una risata maligna. Ora la giovane donna si sentiva un'eroina, perchè sapeva che presto avrebbe perso la vita per la libertà del suo paese.

 

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