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Un attimo di debolezza

La sveglia emise il suo penetrante suono alle 6 e 30 come ogni mattina. La sua mano la cercò a stenti e riuscì a spegnerla poco prima di farla cadere dal comodino, con un tonfo sordo la sveglia si ruppe, un borbottio contrariato uscì da sotto il piumone, un'altra cosa da fare durante quella giornata già abbastanza lunga e pensante. Si alzò e si stiracchiò prima di andare a fare una lunga doccia calda, per quel giorno poteva ancora fare le cose con calma, infatti aveva preso un giorno libero dall'ufficio per andare a ritirare le sue analisi. La cosa non lo preoccupava, aveva fatto sport fin da piccolo e credeva di avere uno stile di vita abbastanza sano, anche se la pancetta che aveva sempre avuto e non era mai riuscito a togliere non lo dimostrava per niente. Si mise sotto l'acqua calda e per un attimo pensò divertito a come i suoi colleghi a quell'ora dovevano essere già in macchina, pronti per affrontare un altra giornata di un lavoro che non li entusiasmava per nulla e non sembrava potesse dare grandi balzi di carriera, e lo sapeva bene, ci aveva provato con ogni sua particella, eppure quando sembrava avesse raggiunto la meta, qualcuno meno in gamba o meno intelligente di lui gli rubava il posto, i soliti raccomandati del cazzo! Vabbè quel giorno non c'era nulla che gli potesse rovinare la giornata, oggi era finalmente il grande giorno che si era prefissato da tanto. Finì di vestirsi, scese nel garage del suo condominio e si avvicino alla sua piccolina grigio metallizata, era solo una bmw acquistata dopo anni di sacrifici la skyline era un sogno ancora lontano, ma avrebbe raggiunto anche quello. Si diresse verso l'ospedale, si diresse verso il laboratorio delle analisi "A lei deve essere il signor De Gennaro" disse un medico con una barba bianca, Marco immaginò essere il primario, "si esatto sono io, sono venuto per ritirare delle analisi" il dottore lo fissò a lungo, e Marco non riuscì a capire lo sguardo che gli rivolgeva, paura pietà disprezzo, non riusciva ad identificarlo, ma quello sguardo gli mise una vena di inquietudine. Il medico sospirò, poi con un gesto della mano gli indicò una porta alla sua destra "si accomodi prego, adesso le porterò subito le analisi" Marco entrò e si sedette su una delle due sedie davanti alla scrivania, guardò un po' in giro per l'ufficio, abbastanza semplice un lettino per le visite e qualche strumento di routine, e il cartellino con la scritta primario appoggiato sul tavolo, sorrise compiaciuto aveva indovinato il ruola del medico. I minuto passavano ed il dottore non arrivava, iniziava a diventare impaziente tra un'oretta aveva appuntamento con la sua ragazza, e non voleva arrivare tardi. Finalmente il primario entrò nella stanza, chiuse la porta e si sedette di fronte a Marco che era ormai tesissimo sul risultato delle analisi "Sig De Gennaro" cominciò il medico "purtroppo il risultato delle sue analisi non è ottimo, stiamo ripetendo i controlli per essere sicuri" "tagli corto, cosa succede" lo interruppe marco, ormai quasi fuori di se dalla tensione, il medico sospirò "purtroppo lei ha un tumore al cuore, la percentuale è bassissima, se ne verificano davvero pochi, ecco perchè siamo così dubbiosi ma forse è meglio se lei si trasferisse in ospedale per un ricovero" marco non lo ascoltava più, aveva una sola domanda in testa "quanto tempo?" il medico resto interdetto per un attimo, aveva continuato a parlare senza aspettare una sua risposta "beh se le analisi sono corrette, e con la cura giusta" marco stava davvero perdendo la pazienza "quanto tempo dottore? siamo adulti parliamoci chiaramente" il medico lo guardò negli occhi e Marco sostenne con forza il suo sguardo "non più di 2 mesi" e detto questo chinò la testa. 2 mesi pensò marco, dopotutto non sono pochi, quante cose si possono fare in 2 mesi, ma scosse la testa, per tutti i suoi progetti non c'era abbastanza tempo, sorrise si alzò " arrivederci dottore" e gli porse la mano "ma aspetti potremmo ricoverarla" provò a balbettare il medico, marco lo guardò teneramente "la ringrazio, ma non voglio sprecare i miei ultimi momenti chiuso tra 4 mura con la gente che mi guarda con pietà, ho ancora 2 mesi di vita dopotutto, e voglio andarmene dignitosamente sapendo di aver vissuto la mia vita fino in fondo" il medico strinse la mano del giovane, non poteva avere più di 30anni, ammirato da tanta forza. Marco salì in macchina sbatté la portiera, ora bisognava riordinare le priorità il più velocemente possibile, guardò l'orologio, era quasi in ritardo, imprecò sbattendo le mani sul volante, mise in moto e partì. Per fortuna sapeva guidare abbastanza bene e piuttosto velocemente, una cosa che alla sua ragazza non piaceva molto, arrivò sotto casa sua giusto in tempo, prese il cellulare e mandò un messaggino 'ho rang e mia sono sotto, fai con calma che c'è tutto il tempo :)' e lo inviò, scrivere di tempo giusto dopo quella notizia gli sembrava fuori luogo, e ripensò a quanto tempo aveva perso nella sua vita. Soltanto da un anno stava con quell'angelo che si chiamava Federica, l'incontro era stato casuale, attraverso la sua migliore amica, ma si era sentito subito preso come poche volte era capitato nella sua vita, finalmente dopo lunghi inseguimenti e distussioni estenuanti aveva deciso di stare con lui, ancora non ci credeva alla fortuna che gli era capitata, un anno veramente fantastico, lo avevano festeggiato da poco, lui l'aveva portata fuori a cena, poi un film da lei, e coccole fino al mattino, ma niente sesso, non si sentiva pronta e lui non voleva forzarla per cui aspettava il momento giusto. Finalmente dopo pochi minuti lei scese, era bellissima come sempre, salì in macchina e si baciarono "ciao amore" cominciò lei "come sono stati i risultati delle analisi?" chiese leggermente preoccupata, era sempre così un poco apprensiva sulla salute, per un attimo lui restò indeciso su cosa dire poi optò per una bugia "tutto apposto, sono sano come un pesce" disse sorridendo " e tu sei sicura di poter uscire? non vuoi restare in casa a studiare ancora un pò?" era più piccola faceva ancora l'università, più di una volta lui l'aveva aiutata a studiare, amava la faccia concentrata che faceva quando si impegnava prima di un esame, e l'adorava quando crollava distrutta e lui la doveva mettere a letto, era la sua piccolina gli voleva troppo bene. Lei incrociò le braccia sul petto e disse con voce seccata "lo sai che se ti ho detto che potevamo uscire è perchè potevo" la solita risposta, se l'aspettava ormai e sorrise mettendo in moto la macchina, si diresse al centro, aveva voglia di fare un giro per negozi, le voleva regalare qualcosa di bello aveva deciso. Girarono per un po', poi lei vide un vestito che gli piaceva davvero, entrarono in modo che lo provasse, anche secondo marco gli stava d'incanto, senza pensarci due volte lo pagò. Lei non la smetteva di dirgli che era un cretino a spendere così tanto, ma lui sapeva che questo era il suo modo per dire grazie. Si fermarono a pranzare in un ristorante al centro, e poi continuarono a passeggiare fino a sera, quando la riaccompagnò a casa lei gli chiese di salire e lui senza farselo ripetere due volte parcheggiò e la segui sopra. Si sedettero sul divano abbracciati e cominciarono a baciarsi, la mente di lui iniziò a ragionare sul fatto che ancora non le aveva detto niente, ma piano piano si spense e quel triste pensiero l'abbandonò, abbandonandosi ai suoi dolci baci. Poco dopo le carezze si fecero più intime ma lei lo fermò dicendo "No Marco non sono ancora pronta lo sai" lui per un attimo rimase fermo poi disse "Ma Fede ormai stiamo insieme da un anno, sarebbe anche ora". Gli occhi di lei si riempirono di lacrime, "sei come tutti gli altri, ti interessa solo quello non vuoi nient'altro!" gli tirò uno schiaffo e corse nella sua camera sbattendo la porta, Marco sapeva che non pensava veramente ciò che aveva detto, ma era solo arrabbiata, ma forse per quella discussione avuta solo qualche ora prima con il medico, quel rifiuto gli pesava di più. Si passò una mano tra i capelli, indeciso sul da farsi, poi andò in cucina prese un foglio ed una penna e scrisse una breve lettere, la rilesse un paio di volte, corresse qualche cosa, poi uscì di casa. Entrò in macchina ancora indeciso sul da farsi, un breve giro forse gli avrebbe schiarito le idee, mise in moto, era ancora pensieroso e le parole di Federica e del medico rimbombavano nella sua testa sovrapponendosi una all'altra. Arrivò in auto strada, il contachilometri segnava i 100 all'ora, gli piaceva andare veloce, accellerò. Ora segnava i 130, il panorama notturno che scivolava intorno a lui veloce e silenzioso, pensava ai bei momenti passati con Fede, ed alle parole che gli aveva detto prima, che ancora echeggiavano nella sua testa, abbassò ancora un po' il pedale dell'acceleratore. Il contachilometri segnava i 160, la sua era una macchina potente, aveva risparmiato molto per averla. 190, pensava alla sera in cui aveva incontrato Fede, a tutto il tempo che avrebbe voluto passare con lei, a tutte le cose che non gli aveva mai detto. 210 aveva solo due mesi di tempo, forse lei si sarebbe poi affezionata troppo, e lui non sarebbe stato accanto a lei per sempre. 230 ormai si era davvero schiarito le idee ma gli mancava il coraggio, guardò avanti, non c'era nessuno, guardò dallo specchietto retrovisore la strada era completamente vuota. 250 il motore era al limite massimo, ma a lui non arrivava il coraggio, forse poteva farsi ricoverare dopotutto. 260 non aspettò oltre, girò bruscamente il volante.

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2 commenti:

  • Anonimo il 06/06/2013 11:34
    bravo Marco scrivi benissimo e la narrazione è di ottimo livello. i miei complimenti
  • Giancarlo Stancanelli il 04/02/2010 12:26
    Ci sono due problemi di logica. Uno proprio all'inizio, quando scrivi "un'altra cosa da fare durante quella gionata lunga e pesante" e un paio di righi dopo invece scrivi che "poteva fare le cose con calma" e "non c'era nulla che gli potesse rovinare la gionata". I concetti discordano. E poi alla fine quando l'agente Smith (ma perchè un nome inglese in mezzo a nomi italiani?) chiama Federica, che risponde che la notizia l'ha sconvolta. Ma l'agente ancora non ha detto nulla.
    Poi ci sono parecchi errori di battitura: ruola invece di ruolo; minuti per minuti e sè senza accento. Per citare i primi tre.
    E, in ultimo, usi periodi troppo lunghi e poca punteggiatura, il che rende la lettura faticosa.
    Detto ciò...
    A me la storia è piaciuta. Soprattutto la parte della folle corsa del protagonista in auto, con i pensieri che si inseguono con l'aumento della velocità. È un paragrofo molto intenso e rende bene l'idea del dolore e della disperazione.
    Finisce male, ma era prevedibile, così come era prevedibile che il medico si fosse sbagliato.
    Tutto sommato, comunque, una discreta lettura.

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