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Estate 1997

Estate, costruisco il mio solito giardinetto portatile sull'ampio terrazzo, come ogni anno al ripetersi della rinascita della natura. Si respira un caldo rovente che pervade l'aria e i sensi. Il rialzarmi dal fresco pavimento che mi accoglie mi è impossibile, non ho idea dove siano le gambe. Rammento a me stessa che il caldo è eccessivo: respiro profondamente sperando di riprendere le mie percezioni totalmente. Passa.
Riprendo il gioco coi fiori. Portulache, gerani, petunie, ricopriranno il mio animo farfalla. Il sole scalda le ossa, e gradevolmente accetto la sua carezza "bruciante". Adoro i colori dell'estate, il profumo trascinante dell'oglio che emerge nei pre-temporali.
Le cicale assordanti mi fanno dimenticare la solitudine obbligata del mattino quando gli affetti sono impegnati fuori casa. L'estate è per me il ristoro dei sensi e dell'io, la possibilità lontana dai ritmi del lavoro casalingo, di potermi dedicare a passeggiate, corse in bicicletta. Ritrovarmi bambina a giocare con il piccolo cucciolo d'uomo che oramai sta crescendo: amato e desiderato.
Cresce, cambia fisicamente Guido, oramai quindicenne e io, libera, riprendo i miei spazi durante una delle strane estati ripetitive che mi stanno accompagnando.
Sono sei anni che ho smesso di insegnare, era il 1990. Sono pervasa da un malessere strano, cali improvvisi di vista, che apprenderò in seguito legati alla neurite ottica. Una pseudo-cecità alcune volte pesante, ma per fortuna sempre provvisoria.
I miei ragazzini particolari mi mancano e la loro assenza la percepirò ulteriormente in futuro.
Seguivo la disabilità psicofisica e sensoriale. Una sorta di strano destino che in seguito mi portò a rapportarmici con il disagio fisico: ero io coinvolta in "primis"!
Non credo nel gioco del fato, né in strani presagi: accadono. La stanchezza mentale credo abbia il sopravvento... gli anni successivi scompaiono Loro, le mie radici.
Perdo in otto mesi fra il 1995 e '96 i miei genitori. Mio marito nello stesso periodo in cui mia madre lotta contro un male incurabile "donato" da fibre di amianto, rischia la "liberazione" e per un mese sconfinato, interminabile lo assisto come se fosse l'ultimo.
Si salverà grazie alla intuizione di un medico amico Ezio P., che della sua professione ha fatto una missione, un apostolato. Stanca senza parole, con mio fratello seguo mamma, marito e successivamente un padre che oramai distrutto dal dolore e dalle piccole manie dell'età mi costringe a corse disumane ed inutili per accudirlo, pur essendo in notevole autonomia e dignità personale.
Accadono eventi dolorosi, per sempre mi saluta in una fredda mattinata di aprile: mio padre.
Frequento in questi due anni per sopravvivermi un corso di computer e inizio ad esplorare un altro mondo di conoscenza e cultura diversa. Sto malissimo, ma oramai lo tengo per me stessa questo disagio, trascorrendo alcuni anni di intime battaglie interiori, con gli affetti e con la rielaborazione degli abbandoni.
Mio fratello, Medico, mi consiglia la calma, accenno a lui le mie strane sensazioni, ricevo laconiche parole: "sorella datti una regolata".

 

l'autore Alda Visconti Tosco ha riportato queste note sull'opera

una pagina tratta dal libro "L'ospite molesto" edito dalla Casa Editrice www. ennepilibri. it di Imperia.


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3 commenti:

  • Ugo Mastrogiovanni il 02/05/2010 10:58
    Cosa vuoi che aggiunga alle parole di Toschi, conosco il tuo dramma, ma anche il tuo encomiabile coraggio. Eccellente anche il modo di raccontarlo, anche questo scontato.
  • Alda Visconti Tosco il 07/04/2010 10:59
    grazie di cuore, leggo ora!
  • gian paolo toschi il 07/02/2010 11:37
    Il tuo animo messo a nudo in modo appassionato e gentile, senza patetismi. Ti auguro una lunga primavera tra i fiori del tuo giardinetto pensile.

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