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Lilly B

Un'occhiata al giornale, sull'autobus che mi portava nella scuola di paese dove insegnavo, mi ripropose l'inaspettata immagine di Lilly B. che riconobbi subito. Occhi scuri profondi, sguardo dolcissimo pieno di malinconia, capelli corti ricci, piccola bocca dalle labbra ben disegnate. Era lei. Non l'avevo mai dimenticata, pur non avendo avuto più notizie, come del resto era avvenuto per la maggior parte delle candidate da me esaminate. Erano soprattutto ragazze, trattandosi di un concorso per accedere ai ruoli di insegnante elementare. Le commissioni erano sei ed io facevo parte della quinta insieme con altre due colleghe. Ogni mattina, nella fase degli esami orali, le candidate sorteggiavano un numero che corrispondeva alla commissione presso la quale avrebbero sostenuto l'esame. Era un rito veloce, quasi una formalità, ma esse potevano avere le loro simpatie e perciò le loro facce assumevano diverse espressioni a seconda se il numero pescato rispondeva o no a quello desiderato. Ma lo sbandamento, se c'era, durava un attimo, perché una volta individuata la commissione, esse tendevano a mostrare atteggiamenti di circostanza.
Quella mattina il sorteggio avvenne con qualche minuto di ritardo perché, al nostro arrivo, di buon mattino, il presidente ritenne di doverci dire qualcosa a porte chiuse prima di incominciare.
Fummo così messi al corrente che una candidata che aveva già superato lo scritto con un voto medio alto e perciò probabile vincitrice, avrebbe sostenuto l'orale quel giorno e per qualunque commissione cui fosse toccato esaminarla, sarebbe stato un compito delicato e difficile. Massima attenzione dunque, chiedeva il presidente e, ove fosse possibile, senso di umanità.
Aggiunse che la giovane usciva da un'esperienza di tossicodipendenza, che viveva con la madre, insegnante prepensionata per gli evidenti gravi motivi di famiglia, con un padre ingegnere scomparso con una ragazzina poco più grande di sua figlia.
Il presidente disse queste ultime cose che per gli ascoltatori costituivano la parte più importante e sorprendente dell'avvertimento, come un'appendice dello stesso, quasi a farci capire che il nostro atteggiamento, la nostra responsabilità, cui ci aveva richiamato, potevano essere più importanti dei fatti per se stessi gravi.
Ricordo di aver compreso il significato delle parole che andavano oltre la comunicazione ufficiale, tuttavia i fatti mi colsero impreparata quando, più tardi, la candidata mostrò di aver sorteggiato il numero cinque. L'avremmo esaminato noi, le due colleghe ed io, con enorme sollievo per gli altri commissari.
Nessun segno di disapprovazione o d'assenso sul viso di Ileana B., questo il suo nome, ma si faceva chiamare Lilly.
Quando entrò in aula non volle altre persone che stessero ad ascoltare. Fuori, in piedi, dietro la porta, una donna sui quarantacinque, alta, elegante, composta, occhi di ghiaccio, aspettava. Nessuna espressione sul viso. Forse nessuna speranza.
L'esame iniziò assumendo subito i toni del colloquio.
Lilly, io preferisco ricordarla con questo nome, pur non avendola mai chiamata in quella sede se non come signorina B., si mostrò preparata e ancor più motivata dagli argomenti che possedeva e padroneggiava con naturale familiarità. Si andò avanti per parecchio, non tanto per il nostro domandare, quanto per il suo stesso modo di approfondire. Fermarla era come offenderla. Nelle pause, i suoi occhi continuavano a dire.

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22 commenti:

  • gianni castagneri il 09/02/2014 17:14
  • PIERO il 12/07/2012 22:26
    Sono capitato per caso sui tuoi scritti, attirato dal titolo Maria Velaska che compariva in alto a destra di non so più quale racconto. Sono andato a leggerlo, mi è piaciuto e mi ha invogliato a leggere altro. Questo racconto lo trovo assolutamente perfetto, nella sua forma, nella sua delicatezza, nel suo coinvolgimento. Leggerò anche le altre tue cose, ma soprattutto spero tu ne scriva ancora, vedo che non pubblichi da un annetto...
  • carlo degli andreasi il 22/05/2010 19:10
    la mia "natura" di architetto mi fa aprezzare la bella proporzione la mia "natura" di bongustaio rende vivido il sapore... tutto il meglio di me ti ringrazia
  • Aedo il 11/05/2010 23:59
    Un racconto molto avvincente, che mi ha coinvolto soprattutto per il dramma umano, a cui sono sottoposti tanti giovani: difficoltà familiari, amicizie sbagliate, vuoto nel cuore? Chi lo sa... Ti ricordi quella vecchia canzone di Venditti: "Lilly", che parlava della triste fine di una ragazza tossicodipendente? Può darsi che la canzone ti abbia suggerito il nome da assegnare alla protagonista del tuo testo? Bravissima!
    Ignazio
  • vincenzo rubino il 12/03/2010 12:12
    una storia forte quanto vera, scorre bene e mi ha fatto provare emozioni leggerlo, la Lilly del racconto mi ha fatto immediatamente pensare alla Lilly di Venditti... ciao a presto.
  • Ivan Bui il 02/03/2010 20:39
    Davvero ben scritto, scorrevole, senza frenate anche nei passaggi più complessi. Stile semprfe elegante.
  • Cesira Sinibaldi il 28/02/2010 22:36
    Io devo dirti che questo racconto non è il mio preferito, anzi, mi è piaciuto un po' di più man mano che lo rileggevo. Poi ho appreso con stupore che una mia amica scrittrice con cui ho fatto una collaborazione (lo vedi dal mio info) lo trovava, come è per te, uno dei miei migliori.
  • maria grandinetti il 28/02/2010 18:59
    Il commento è stato postato tre volte, senza che io me ne accorgessi! chiedo scusa per l'errore involontario, non si tratta di isterismo!!!
    Quello che ho rilevato all'inizio, invece, l'ho capito solo ora. Me ne rammarico. Sono stata io a non voler accettare inconsciamente, ad una prima lettura, la scomparsa di un padre che fugge dalla sua famiglia con una ragazzina. Io avevo interpretato Scomparsa= Morte, perciò il seguito non aveva senso!
    Tra i tuoi, questo racconto è sicuramente il mio preferito e non ha proprio nessuna imprecisione.
  • Cesira Sinibaldi il 28/02/2010 18:23
    È vero, Maria... grazie: nelle pause i suoi occhi... ecc. Non è la prima volta che il copia incolla fa di questi salti, lo noto in altre opere non mie. Si dovrebbero rileggere e lo rifarò. L'altro punto è proprio così, scritto con la tecnica del discorso indiretto libero.
  • maria grandinetti il 28/02/2010 17:21
    Mi è venuto un altro piccolo dubbio che solo tu puoi chiarire: nel racconto scrivi: "Nelle pause, i suoi continuavano a dire." Mi pare che manchi qualcosa. Mi sbaglio?
    Ho difficoltà ad inserire questo commento che viene segnalato come troppo breve. Spero che questa volta, allungando il brodo, io riesca!
  • maria grandinetti il 28/02/2010 17:18
    Mi è venuto un altro piccolo dubbio. Tu scrivi : "Nelle pause, i suoi continuavano a dire." Non manca qualcosa?
  • maria grandinetti il 28/02/2010 17:16
    Sbaglio, o qui manca qualcosa? "Nelle pause, i suoi continuavano a dire."
  • maria grandinetti il 28/02/2010 15:43
    Molto ben fatto. Un solo appunto di carattere linguistico"Aggiunse che la giovane usciva da un'esperienza di tossicodipendenza, che viveva con la madre, insegnante prepensionata per gli evidenti gravi motivi di famiglia, con un padre ingegnere scomparso con una ragazzina poco più grande di sua figlia." L'ultima frase è poco chiara, non trovi?
    Per il resto lo trovo delicato, estremamente interessante dall'inizio alla fine, non moralista ma altamente etico e poi carico di compassione materna e umana che annichilisce l'indifferenza che ci sovrasta.
  • Cesira Sinibaldi il 23/02/2010 15:59
    Grazie, Paola, sei molto gentile... mi fa piacere quello che dici del racconto. E grazie a tutti1
  • Paola B. R. il 23/02/2010 15:54
    ... però, avevo tralasciato, è incalzante e ti prende fino alla fine!!!! Brava!!!! (Dovevo essere troppo presa dalla situazione che non mi ha fatto uscir fuori dalle tristi emozioni suscitate...)
  • Giuseppe Bellanca il 23/02/2010 08:08
    Una storia ben scritta che desta sensazioni e tanta tristezza per gli eventi... brava.
  • Paola B. R. il 20/02/2010 16:58
    Una storia che mi ha lasciato tanti brividi di tristezza sulla pelle...
  • Anonimo il 15/02/2010 16:09
    Tremendamente vivido e intenso.
    Bravissima
  • Minalouche TS Elliot il 13/02/2010 11:55
    Mi ha stretto il cuore, davvero ben scritto, trasmette in ogni parola. Complimenti Cesira, parole che rimangono.
  • Anonimo il 12/02/2010 23:17
    Vera, e infinitamente triste nella banalità che racconti. Spesso mi ritrovo a meditare sulla banalità del Male, di come esso si manifesti nella quotidianità della vita, in quelli che appaiono innocui gesti quotidiani, nell'ipocrisia del perbenismo... sei sempre brava, ma lo sai, vero?
  • Cesira Sinibaldi il 11/02/2010 11:12
    Grazie, Giancarlo, sì, questa è una storia vera. Amaramente vera.
  • Giancarlo Stancanelli il 11/02/2010 11:02
    Una storia maledettamente disperata. E terribile, come lo sanno essere solo le storie vere.
    Mi ha fatto quasi male leggerla fino alla fine; e pur immaginando come sarebbe andata a finire, ho sperato di sbagliarmi.
    E questo è un effetto che fanno solo le cose scritte benissimo.
    Brava brava.

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