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Il vecchio (su gentile concessione di Edgar Allan Poe)

Un tempo, era una fredda mezzanotte,
mentre, debole e stanco, io meditavo
sul mio antico e pluri-usato water
fatto di una dura pietra ormai non più utilizzata,
ciondolando il mio capo per il tanfo,
sentii all'improvviso un rumoraccio,
come il vibrar d'un cellulare, alla mia porta.
"Qualcuno ha mangiato fagioli" mormorai,
"qualche visitatore l'ha fatta davanti alla mia porta.
Questo soltanto dissi e nulla più."

Ricordo bene, avea un odore tremendo.
Tuttavia, era un freddo inverno.
Con impazienza aspettavo il mattino;
invano avea cercato di trovare
sul water mio, sollievo al mio dolore di panza,
per la perdita grave di limone,
unica cura, rara e radïosa, per la mia cacàrella
che gli angeli, lassù, chiaman "diarrea",
ma sulla terra sarà, per sempre, rammentata con quel nome.

Ed il fruscio delle tende, terrori spettrali m'incuteva;
così che ora, per calmare l'odore,
ripetevo: "È un ambulante venditore di Arbre Magique che implora
di entrare, perciò bussa alla mia porta,
qualche ambulante venditore tardivo è alla mia porta;
solo questo e nulla più."

Divenne allor più forte il grave tanfo.
Senza esitare ancor, spalancai la porta:
tenebre fuori, e nulla più.

Scrutando intorno nel profondo buio,
stetti in dubbio tra il panico e lo svenire.
Osservai con gran stupore, che l'escremento tanferrimo, parea
una palla di cannone.

Tornando nella stanza, ero agitato,
udii vibrar di nuovo fuori dalla finestra,
e più forte di pria fu questa volta.
"Certo" diss'io, "qualcosa è alla finestra,
vediamo, allor, chi è il pigmeo.
Si plachi il suo cuore e speriamo che stavolta
il sedere non si scopra." Ma anche questa volta
errai, e nel buio all'infuori della finestra, un altra palla
di cannone, purtroppo, notai.

Io spalancai le imposte e un vecchio, curvo,
con frullio delle foglie macchiate che in mano tenea,
avanzò maestoso e irriverente.
Né si trattenne quivi un solo istante,
ma con aria superba, da padrone,
si posò sulla porta della stanza del mio antico water,
s'appollaiò su di esso, sedette, e un altra palla
di cannone, buttò giù.

Il vecchio, goffo e buffo, mi strappò un sorriso.
"Benchè il tuo fiuto sia mancante e raro
non ti si può chiamar certo codardo;
triste, errante vecchio, dimmi, com'hai fatto ad alzar
la tavolozza del mio water pluri-usato, fatto di una pietra dura
che nemmeno il più forzuto degli uomini può tirar su?"
"... ma è giù!" rispose il vecchio.

 

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3 commenti:

  • Kloomb il 12/02/2010 21:47
    Bene, grazie, molto gentile. Fai con comodo.
    Ciao.
  • Anonimo il 12/02/2010 21:28
    Ti ho appena trovato e stasera non mi posso permettere di leggere cose troppo lunghe perchè non ne ho il tempo. Apena potrò, leggerò e commenterò il tuo racconto. Spero per domani. Ciao.
    Sabrina.
  • Kloomb il 12/02/2010 17:55
    Commentate, per favore!

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