username: password: dati dimenticati?   |   crea nuovo account

La Palude Di Fossascura

Nei primi decenni del diciannovesimo secolo, nelle campagne intorno Roma, c'erano ancora le paludi. Un territorio malsano, dove molte specie di insetti prosperavano, tra cui le zanzare portatrici di malaria.
A quei tempi, andando verso sud a pochi chilometri da Roma, si incontrava un castello circondato da queste acque stagnanti. Per accedervi, c'era un ponte che immetteva nella corte, dalla quale si ergeva una grossa torre: il mastio del castello; circondato da possenti mura di difesa spesse tre metri, culminanti con una fila di merli.
Il castello era appena rialzato su una roccia nella pianura circostante. Intorno alle acque si estendevano canneti. La zona era molto umida. I miasmi delle paludi imputridivano i muri e li ricoprivano di muffa e funghi.
Il castello era proprietà di un giovane di trent' anni, malinconico, di nome Lorenzo Elfi. Aveva acquistato il maniero, ormai in abbandono, per pochi soldi, restaurandolo; il motivo era legato a strane ricerche occulte.
Il castello, risalente al milleduecento, fu abitato dal 1421 al 1460 da un principe chiamato Bruno Udolfi; che morì bruciato sul rogo a Roma - almeno così riportano le cronache ufficiali.
Il principe Udolfi era un sanguinario, aveva gusti perversi: pare abbia rapito più di trenta ragazze dai quindici ai vent' anni, seviziate, uccise e divorate per piacere sessuale e, si dice, anche per scopi di magia nera. Proprio questi scopi magici interessavano a Lorenzo. Era un giovane che viveva più di fantasia che di realtà; parlava poco, era timido e odiava tutti. L'interesse per Udolfi nasce proprio da questo suo disagio, oltre che da sete di sapere. Aveva scoperto, che il principe con dei rituali scritti su un papiro egizio trovato nei pressi di Napoli, aveva acquistato potere e scoperto l'origine della vita.
Una notte di Febbraio, Lorenzo in una stanza della torre illuminata da candelabri, sedeva su una scrivania leggendo antichi scritti egizi e latini appartenuti al principe.
Il mattino seguente nella zona c'era una fitta nebbia. Lorenzo camminava avvolto in un mantello nero, con i lunghi capelli anch'essi di un nero lucente, che incorniciavano un volto pallido e spigoloso. Gli occhi infossati brillavano di una luce verde, che tradiva una sofferenza interiore.
Camminando tra la nebbia e le paludi, rifletteva su ciò che aveva letto sulle carte del principe: "Ci sono forze primordiali che hanno portato la vita sulla terra, con tutto il suo orrore; come Anubsur, uno spirito di cui si parla in alcuni testi magici di origine etrusca. Nel testo egizio che sto leggendo si parla di Amonrab. Per evocarlo bisogna versare il sangue. Ogni spirito ha bisogno di elementi: Anubsur dello zolfo; Amonrab di sangue, specie quello umano".
Poco distante dal castello, c'era un piccolo borgo di casolari e cascine che formavano una piazzetta, adorna di grosse palme da dattero e una chiesa barocca. A volte gli abitanti del borgo, chiamato Fossascura, arrivavano fino al castello. Quella mattina era la volta di una ragazza di circa sedici anni: una contadina, si aggirava nella nebbia con due capre.
"Potrebbe essere la vittima sacrificale" pensò Lorenzo, "ma non ho mai ucciso nessuno!"

1234

0
1 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

1 commenti:

  • Stanislao Mounlisky il 08/04/2015 21:31
    Questo sì che è horror in piena regola! Complimenti! Certo che alle donne dei tuoi racconti gliene capitano di tutti i colori...