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Macchine ladre

Che esperienza nuova e rilassante a Tokyo, il potersi muovere senza impedimenti, fluidamente, negli innumerevoli treni, che sottoterra ti portano come tappeti volanti in pochi minuti da tutte le parti della immensa città. Che sconosciuto senso di libertà, per uno abituato ai trasporti fiorentini: l'unico aspetto in comune che ho rilevato è stato il costo dei biglietti. Poveri italiani, non godere dei regali migliori della "modernità", pur non perdendosi nessuno degli inconvenienti.

All'inizio il panico, lo ammetto: stazioni totalmente automatiche, senza (o quasi) un addetto cui chiedere chiarimenti. Gli unici interlocutori erano le macchine.
Le macchine! Che scoperta! Ci sono anche da noi macchine che in cambio di soldi ti danno biglietti, certo. Ma che differenza!
Io, lo confesso, le ho sempre evitate. La mia esperienza, vivendo in Toscana, mi ha fatto incontrare due tipi di macchine: quelle guaste e quelle che ti fanno dispetti, ad esempio dandoti il biglietto, ma non il resto. Macchine ladre, furbe, usate dall'amministrazione col doppio vantaggio di risparmiare nella spesa (macchine poco intelligenti e quindi poco costose) e di arrotondare il bottino.

In Giappone ho visto qualche volta squadre di tecnici biancovestiti, come dei medici, affaccendati intorno a macchine in difficoltà. Interventi tempestivi, per evitare il caos, visti i fiumi di gente che a grande velocità passano nei sotterranei delle metropolitane. Fermarsi un secondo a guardare il soffitto sarebbe da sconsiderati: produrrebbe un tamponamento tra pedoni, che solo gli automobilisti italiani sulle autostrade padane in inverno possono figurarsi. Per questo i giapponesi non possono permettersi una macchina guasta.

Le macchine si sa possono essere più o meno intelligenti e le prime certamente costano più delle seconde. Impressionante la capacità delle biglietterie automatiche di Tokyo nel riconoscere le banconote, in qualunque modo inserite, anche appallottolate.
Immaginabile lo sconforto al ritorno, quando nell'areoporto di Roma ho cercato di ottenere da una macchina italiana un biglietto per lo "shuttle", il moderno treno che porta in città (e che a quel tempo scaricava i malcapitati in una landa buia e deserta, chissà perché lontana dalla stazione ferroviaria centrale verso cui inevitabilmente tutti cercavano di andare, alla mercé di pochi taxi nascosti nell'ombra).

Certo non avevo il treno dopo due minuti (tempo di attesa standard nelle stazioni di Tokyo), bensì una più italiana ora, quindi quel che ci voleva era giusto un passatempo.
Così mi sono acceso la pipa ed ho iniziato il duello. Devo ringraziare due simpatici signori argentini se non ho perso il treno (l'ultimo passaggio della sera verso Roma).
"Es una màquina muy sensible!", osserva con affettuosa comprensione uno dei miei amici: qualunque piega o arricciamento delle banconote ne suscitava l'irritazione e il rifiuto. Superato questo ostacolo, si è trattato poi di indovinare quale fosse il verso "giusto" di presentare i soldi. Avevo dimenticato questo problema, caratteristico delle macchine "poco intelligenti", perché costruite al riparmio con lettori più semplici.

Anche la tecnologia evidentemente subisce le influenze delle culture in cui opera e ad esse si ispira: perché stupirsi quindi di incontrare macchine pressappochiste e ladre in Italia? Ma soprattutto penso che le macchine riflettano la mancanza negli amministratori che le scelgono ed installano, di rispetto per i cittadini, che finiranno per detestare sempre più la cosiddetta "modernità".

 

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2 commenti:

  • carlo biagioli il 23/09/2010 23:44
    è proprio così!
    hai qualche contatto?
    grazie della profferta di amicizia,
    che ricambio con piacere
    e scusa il ritardo.
    ciao vento
  • Uglisse il 21/09/2010 22:08
    Il giappone è un altro pianeta... davvero!!!:O

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