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Detective per puro caso

Una delle afose notti bresciane, di quelle in cui le zanzare ti punzecchiano senza pietà e che sono incolumi agli insetticidi spray o elettrici. Mia notte insonne, peraltro...
Così decido di accendere la tv e mi capita di vedere un film di Humphrey Bogart, "Il mistero del falco". Quante volte lo avrò visto: dieci... o molto di più? Non cambio canale perché proprio in quel mentre torno indietro di qualche decennio, nel 1978, al tempo in cui, giovane dalla fantasia stratosferica, mi trasformai in detective privato con l'incarico di individuare una bionda da capogiro sparita nel nulla.
Il fatto cominciò nel caldo afoso di un'estate a Brescia. Ero tornato a casa alla fine del primo anno di università e mi trovavo all'angolo tra Portici X Giornate e via Trieste, quando incontrai un amico d'infanzia, Carlo Arrivabene, che dopo la scuola dell'obbligo abbandonò ogni forma di studio per un lavoro di commesso di supermercato.
"Gli scaffali e le casse mi hanno rotto l'anima; finalmente, ho individuato un altro lavoro, più piacevole e spianato. Sarò fattorino in un'agenzia d'investigazioni."
Alle parole "agenzia d'investigazioni" sentii un tuffo al cuore; difatti, i film polizieschi, libri gialli, cronache nere, articoli di scappatelle coniugali, scomparse o pedinamenti, erano la mia passione.
"Vengo con te, tanto per farti compagnia dato che mi trovo in vacanza scolastica.", proposi.
L'agenzia era in uno stabile di Piazza della Vittoria. Nei corridoi c'era odore di tanfo. Sulla porta del secondo piano una scritta annunciava: "Agenzia investigativa -Veronica Abeni". Bussammo ed entrammo. Un nano (sembrerebbe quello da circo, lì preso in prestito dall'investigazioni) dai capelli senili, con un "Borsalino" in testa, si stava arrotolando una sigaretta.
"Che volete?", fece.
"Sono venuto per quel posto. Sono Arrivabene."
"Si, certo che è arrivato bene; nulla di grave anche se arrivasse male!", borbottò.
"Arrivabene è il mio cognome con cui mi sono presentato telefonicamente..."
"Ops... scusate, allora!"
L'uomo tirò una boccata dalla sigaretta, poi aprì la porta che dava in un altro ufficio. Una donna in rosso, dalla faccia angolosa, era seduta a una scrivania e leggeva il Corriere della Sera.
"Ci sono qua due imberbi.", annunciò lo gnomo.
La donna finì di leggere la striscia umoristica di Carlo e Alice, ripiegò il giornale e ci squadrò.
"Sei tu quello venuto per il posto?", mi domandò con atroce serietà in viso.
"No. Io accompagno solo lui."
"Spiacente, ma il posto è stato preso. Lei è Arrivabene?", chiese all'altro.
"Sì, sono io!"

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2 commenti:

  • Viky leskj il 15/12/2011 14:45
    mi piace...
  • Gianmarco Dosselli il 20/02/2010 12:51
    Una doverosa avvertenza: il mio racconto è nato da una libera trasposizione da un condensato articolo giornalistico, "Caccia alla bionda" (1977), di James Stewart-Gordon.

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