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Vetro

Doveva essere lì da ore. Per quel che ne sapeva era possibile che avesse passato tutta la notte a dormirle accanto. Poteva sentire ogni suo respiro... caldo, armonioso, regolare... ogni sospiro capace di farla impazzire, con quel pendolo sopra la sua testa a scandire i secondi di una notte che stava per finire e l'orologio dentro la sua testa che si apprestava a far scorrere l'ultimo giro di lancette. Sentiva le lenzuola alzarsi ed abbassarsi ad ogni delicato movimento del suo addome... alzarsi, poi ricadere e di nuovo e di nuovo e di nuovo. La coperta più calda che avesse, quella che la madre le aveva regalato per il corredo matrimoniale, dopo tanti anni da quando Peppe se n'era andato mezzo ubriaco investito da un camion della spazzatura, per la prima volta dopo tutti quegli anni accoglieva nella sua soffice fragranza un'altra persona oltre alle sue stanche membra.
In quel letto caldo di malattia qualcun'altro dormiva al suo fianco, pronto a svegliarsi con i primi raggi dell'alba, pronto a tirare la testa fuori del cuscino non appena il primo sole avrebbe fatto breccia dalla finestra. Erano giorni che era lì, non proprio nel suo letto, ma erano giorni che la teneva d'occhio, che non le lasciava chiudere occhio con quel suo respiro fin troppo regolare per appartenere a questo mondo. All'inizio se n'era stato appoggiato al termosifone vicino alla finestra. Lei lo aveva visto, quello l'aveva guardata senza espressione sul volto, senza tradire emozioni negli occhi. Non aveva avuto paura, almeno fino a quando non le aveva sorriso: un sorriso così bianco, così lucido... così regolare e armonioso proprio come il suo respiro. Lei aveva girato la testa, si era costretta a tenere gli occhi chiusi, ma non aveva potuto e il suo sguardo, questa volta, era caduto nei suoi occhi: così grandi, così spaziosi, così bianchi e splendidi. Quegli occhi l'avevano attratta, le erano entrati dentro, fino a rendere ai suoi stessi occhi tutto così bianco da sembrare trasparente. Tutto, la notte e la vita, bianchi riflessi argentati che si infrangevano sul chiarore opaco della luna, oscura lucentezza trasparente. Tutto così bianco e pulito da sembrare finto, quasi fosse fatto di colla... così morbido da farle venire la voglia di toccare... così bianco!
Era stato appoggiato al termosifone per un paio di notti, poi una notte era scomparso! Ma c'era, eccome se c'era, poteva sentirlo respirare... così calmo, regolare... così bianco... era stata ad ascoltarlo per capire da dove provenisse. Aveva chiuso gli occhi e solo in quel momento si era accorta dell'orologio che le batteva nella testa. All'inizio si era sorpresa, quasi impaurita... ma dopotutto era solo un orologio! Era in legno, di un legno pregiato, forse frassino, probabilmente di manifattura artigianale, con le lancette nere su sfondo bianco e i numeri scritti in romano, anch'essi neri. E non era un orologio qualunque: scandiva il tempo in un modo più perentorio, in un moto assoluto, le lancette si muovevano a scatti violenti, bruschi e ad ogni movimento sentiva una fitta alla testa. Quando aveva riaperto gli occhi quello le sedeva accanto, ai piedi del letto, la guardava. Lo toccò da sotto le coperte con la punta delle dita dei piedi e sentì un freddo gelido salirle su per tutto il corpo fino ad arrivarle nel cervello. TOC! L'orologio scattò di nuovo e fu di nuovo dolore, ma questa volta un dolore diverso, questo non era un dolore senza senso, come quelli che portano la vecchiaia e la malattia, questo era un dolore... un dolore bianco...

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6 commenti:

  • Anonimo il 17/09/2010 21:18
  • Anonimo il 05/05/2010 16:08
    Questo racconto mi piace. Bravo.
  • Francesco Scardone il 28/02/2010 01:38
    si sono pienamente d'accordo con te... però se per quanto riguarda lo stile sono completamente cambiato, per i temi e le figure che descrivo questo racconto segna il mio passaggio al tipo di scrittura grottesca e al limite che propongo con i miei scritti più attuali. è per questo che sono affezionato a questo racconto^^
  • myatyc myatyc il 28/02/2010 01:06
    la differenza si percepisce moltissimo e subito... figurati che già al terzo rigo mi sono fermata di botto chiedendomi se l'avessi davvero scritto tu... poi nella parte iniziale quella morbidezza stilistica e quella sorta di romanticismo mi sembravano assolutamente non da te. X quanto riguarda lo stile, hai pienamente ragione, è molto più incisivo quello "spigoloso" degli altri tuoi racconti... rende meglio il tutto.
  • Francesco Scardone il 24/02/2010 21:08
    mi scuso, inoltre, per la punteggiatura sbagliata in più punti e la forma un po' precaria ma non è nemmeno corretta questa versione^^
  • Francesco Scardone il 24/02/2010 20:44
    Per chi avrà la pazienza di leggerlo, questo è un racconto di quasi quattro anni fa. Era un po' diversa all'epoca la mia scrittura e, di sicuro, meno valida(non che quella di ora lo sia^^) ma, in ogni caso, questo è un racconto che, al suo tempo, mi piaceva molto.

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