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Una Verità Perduta

Era un ragazzo come tutti gli altri, Luca, 24 anni figlio di genitori mai conosciuti, viveva fuori dalla città fortificata, su di una collina. Passava le giornate osservando i pellegrini e gli abitanti che entravano e uscivano dalla cittadella. Sedeva spesso sotto i rami rinsecchiti di una possente quercia, le radici che spuntavano da sotto il tronco si disperdevano fin sul precipizio della collinetta rendendo quel luogo sinistro per qualsiasi abitante del villaggio. Ma Luca era cresciuto li, fra quelle ombre, come quelle che occupavano la sua memoria ogni volta che tentava di ricordare chi fosse. Era notte fonda, silenzio su ogni lato della cittadella che aveva chiuso le inferriate già da diverse ora ormai. Luca venne svegliato dal forte vento che aveva iniziato a soffiare da est, proprio dove ogni giorno guardava il cielo e la terra unirsi in una caleidoscopica danza di colori. Non vestiva indumenti pesanti Luca. Ciò che aveva erano solo un paio di stivaletti malconci, delle giubbe lacere, un maglino ed una giacchetta che niente avrebbero potuto contro il gelo invernale e una bombetta dalla quale fuoriusciva la lunga chioma di capelli che gli riscaldava il collo nelle notti piu fredde. Destatosi, raccolse il suo spadino, e si avvicinò al dirupo osservando con occhi che portavano ancora la pesantezza del sonno le vaste murate che separavano la sua realtà da quella di qualsiasi altro cittadino. Fu in quel momento che Luca, vide ai piedi del cancello più esterno un oggetto che emanava una luce bluastra insolita. Incuriosito iniziò a sporgersi per vedere meglio di cosa si trattasse, ma le radici ai suoi piedi, questa volta, lo tradirono e con un suono secco si staccarono facendo ruzzolare Luca giù dal dirupo. Si sveglio pochi minuti dopo, ancora intontito dal trauma della caduta, alzò lo sguardo e si ritrovò davanti l'oggetto che dall'alto faceva fatica a identificare. Era una bambola. Aveva un busto esile, arti malconci e una testa sproporzionata rispetto al resto del corpo. Luca si chinò e la raccolse e lentamente, senza far rumore, tornò sui suoi passi risalendo la collina e perdendosi nuovamente nell'oscurità. Tornato sotto il suo albero, grazie alla luce della luna particolarmente vivida, iniziò a studiare la bambola, e a chiedersi cosa ci faceva fuori dalle mura di Rovigo. Soffermatosi sul volto, Luca ebbe un sussulto. La luna, stava illuminando ora il volto della bambola e lo sguardo del giovane fu attirato da quegl'occhi, occhi carichi di odio. Luca spaventato gettò via la bambola, inorridito da quanto visto. Ma qualcosa lo attirava. In quello sguardo, così maligno, c'era nascosto un gran segreto che ancora non poteva essere rivelato. Piano piano, Luca riprese la bambola con sé e ancora una volta si diresse sul dirupo, ai piedi della grande quercia. La cittadella si stagliava imponente fin su nel cielo con le guglie della cattedrale di Sant'Elia e la torre imperiale. Tutto taceva. La città era ancora immersa nel sonno. Uno stormo di corvi sorvolò il giovane dirigendosi verso la Torre dei Draghi, così chiamata per le due splendide effigi raffiguranti il fantastico animale scolpite dal famoso Bramante. Luca stava osservando con attenzione la scena, tenendo ben stretta la bambola nella mano sinistra mentre la destra era appoggiata all'impugnatura dello spadino fissato alla sua cintola. In quel momento qualcosa distolse il suo sguardo da ciò che fino a poco prima era intento a fissare. La bambola aveva iniziato a parlare! Luca terrorizzato gettò in terra il corpicino e fece due passi indietro. Non poteva essere vero, lui stava sognando! Ma quella continuava a piangere, chiamando il suo nome. Luca si chinò avvicinando l'orecchio e fu in quel momento che sentì queste parole " sono libera". Luca tirò un calcio alla bambola facendola ruzzolare giù dalla collina. Era troppo inorridito per poter ascoltare ancora quella voce. Non poteva essere reale, era solo frutto della sua immaginazione. Decise di sistemarsi sotto l'albero, tentando di riprendere sonno allontanando il pensiero di quella cosa e lentamente la stanchezza ebbe il sopravvento. Erano le 6 del mattino quando Luca venne svegliato dalle urla di una ragazza. Poteva avere all'incirca 20 anni, vestita di stracci e una camminata stentata. In quel momento Luca si accorse di essere seduto di spalle contro il muro che dava sull'ultimo cancello della città. Non capiva come aveva fatto ad arrivare sin lì e tentò di rialzarsi. Invano. Sembrava che una forza oscura lo costringesse in quel punto. I cancelli della città iniziarono ad aprirsi pronti per accogliere nuovamente il via vai di gente. Luca non poteva rimanere lì, se lo avessero scoperto sicuramente lo avrebbero preso e torturato fino a fargli confessare di essere una spia del grande signore di Firenze. In quel momento, dal cancello alla sua sinistra, una madre e una figlia uscirono dirigendosi verso quello che avrebbe dovuto essere la loro meta, ma la piccola girò lo sguardo nella direzione in cui sedeva Luca e a gran voce urlo verso la madre " madre, madre, guardate!". La signora, voltandosi, vide che appoggiata al muro sedeva un bambolotto, vestito di poveri abiti, una bombetta sul capo e uno spadino al fianco. La donna raccolse il bambolotto e lo diede alla figlia che iniziò a saltellare allegramente, senza accorgersi che dalla giacchetta del bambolotto era caduto un pezzo di carta che si posò sul terreno. La madre e la figlia si allontanarono dalla città, mentre il vento spingeva verso l'ignoto quel foglietto di carta che mai nessuno avrebbe letto "ora tocca a voi. Ora... tocca a voi".

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