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Fiori bianchi

Nell'aprile del 2008, dopo una settimana di leggera febbre e dolori articolari sempre più forti al punto da non riuscire ad aprire col la mano la portiera dell'auto, fui ricoverato nel reparto di malattie infettive dell'ospedale della mia città. Dopo le prime analisi per scongiurare malattie gravi come AIDS, epatite e leucemia, fui sottoposto a endoscopie, prelievi continui e cure antibiotiche. Visto che i sintomi non regredivano ma peggioravano di giorno in giorno con febbre oltre i 38 gradi, i medici decisero di provare con delle flebo di antinfiammatorio. Durante quella terapia i sintomi scomparivano ma ahimè, al termine della cura, ritornavano la febbre e i terribili dolori. I medici parlavano di brucellosi, affezioni reumatiche e altro; poi di infiammazione della tiroide o della vescica, puntualmente smentite dalle ecografie. Ricordo ancora la terribile colonscopia: credo che un parto plurigemellare sia meno estenuante; e la gastroscopia: un alieno con colori roteanti che entra nelle viscere fino allo spasimo; chissà perchè in quel momento mi tornò in mente "L'invasione degli ultracorpi", la pellicola interpretata da Donald Sutherland, un mito del cinema. Dopo una settimana di cure inutili, i medici mi dissero che dall'urina venivano fuori globuli rossi in grande quantità al punto che dopo circa due settimane di degenza il livello di emoglobina era sceso a livelli critici.; per questo si sospettava un danno renale e si rendeva necessario effettuare una biopsia renale a Palermo. Quindi, dopo quasi un mese di degenza venni trasferito al Policlinico universitario di Palermo, dove una giovanissima dottoressa specializzanda in medicina interna, mi visitò in modo molto accurato. Poi vennero altri medici, tra cui il nefrologo e l'internista, un aitante sosia di Harrison Ford. Purtroppo la biopsia doveva essere prenotata ed eseguita all'ISMETT, un centro di trapianti all'avanguardia nel bacino del Mediterraneo, ma solo dopo tre settimane. In tutto questo tempo mi fu prelevato tanto di quel sangue da ridurmi in condizioni pietose, fu necessario ricorrere alle trasfusioni. Mi dissero che potevo lenire i dolori e la febbre solo con tachipirina. Riuscivo a malapena a mangiare qualcosa e fui portato in una stanza con altri due degenti: Alì, un profugo somalo di 25 anni, con un nodulo tubercolare al collo e Angelo, un omone palermitano di 58 anni che accusava mal di schiena. Durante quei giorni legai un'amicizia con i miei vicini di letto, in particolare con il signor Angelo, venditore di olio e trasportatore di mobili. Aveva una moglie a dir poco bizzarra che ogni sera tradiva con una polacca accampata col suo camper nei pressi del policlinico. Ogni sera scendeva per fare una passeggiata, diceva, e ritornava felice e soddisfatto. Le giovani dottoresse non si spiegavano il motivo della degenza di quel bellimbusto. Una sera mi fece uno strano discorso, mi confidò che a quel punto della sua vita poteva considerarsi soddisfatto, sarebbe morto senza rimpianti perchè aveva avuto tanto dalla vita, temeva qualcosa di brutto. In seguito a una TAC gli fu diagnosticato un brutto male che lo condannava a pochi mesi di vita; la moglie e il figlio me lo confidarono e mi chiesero di non dire nulla. Un giorno il signor Angelo scese giù e raccolse dal giardino un mazzo di fiori bianchi o lo offrì alla Madonna; quel gesto delicato compiuto da un uomo così vissuto e scaltro mi riempì il cuore di tristezza ma anche di ammirazione per un essere speciale. Ancora oggi penso a quei fiori, nitidi spiccavano su tutto e ferivano gli occhi come lame. Dopo quasi un altro mese di degenza fui trasportato all'ISMETT per la biopsia renale; mi dissero che c'erano dei rischi di emorragia, ma che l'esame andava fatto ugualmente. Con un grosso ago mi prelevarono due campioni di tessuto e per un giorno dovetti stare immobile per non andare incontro a eventuali rischi. Avevo avuto una malattia autoimmune che stava distruggendo muscoli e reni, anticorpi che l'organismo produce per proteggersi ma che a volte impazziscono e diventano pericolosi killer. Il primo di giugno fui dimesso e dopo sei mesi di terapia a base di corticosteroidi e chemioterapici, tornai nel mondo reale. Di quel periodo mi rimane vivo il ricordo di quei fiori bianchi, nitidi, abbaglianti, taglienti come lame.

 

l'autore vincent corbo ha riportato queste note sull'opera

Dedico questo scritto incompleto e autobiografico al signor Angelo, un uomo qualunque, una persona speciale. Dovunque egli sia.


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9 commenti:

  • Anonimo il 02/09/2013 20:55
    Racconto autobiografico dove con maestria hai fotografato particolari della vita reale molto contrastanti che danno un notevole peso artistico al racconto. Molto Bello complimenti.
  • vincent corbo il 18/03/2010 13:09
    Grazie Sabrina, spero vivamente di lasciare tutto alle mie spalle e di ricordare solo i momenti belli, perchè anche in queste situazioni difficili esistono risvolti positivi.
  • Anonimo il 18/03/2010 12:07
    Sei riuscito a mettere sul foglio dei contenuti parecchio ostici per prestarsi ad un racconto avvincente, che scorre piacevolmente e sembra quasi una favola. E che tenerezza, quei fiori bianchi. Bravissimo!!! E adesso che è quasi guarito il corpo, non dimenticare la mette. Fatti aiutare da una persona di cui ti fidi, a dare una ripulita alla tua "testa". Non parlo di dimenticare ma di imparare a vedere questa storia con un atteggiamento che ti danneggi fino a rischiare di diventare una seconda malattia. Un abbraccio. Sabrina.
  • vincent corbo il 15/03/2010 19:32
    Grazie Giacomo e Tania per gli auguri, come sempre troppo gentili.
  • tania rybak il 15/03/2010 18:55
    in quei fiori bianchi c'era la speranza... il tuo racconto è toccante, struggente, reale... i miei auguri più sinceri e buona guariggione assoluta
  • Anonimo il 15/03/2010 13:06
    Un bel racconto... particolare e reale, lo si sente che è autobiografico. Bravo Vincenzo... auguroni per la tua salute.
  • vincent corbo il 15/03/2010 11:44
    Grazie Massimo e Vincenza per gli auguri; si adesso sto bene anche se in questi casi bisogna stare sempre in guardia.
  • Anonimo il 15/03/2010 11:29
    Come stai? Ti sei ripreso? Qui, a Roma sta, per iniziare la primavera e fra poco in giro si vedranno anche tanti fiori bianchi... ciao, auguri per tutto da una tua conterranea.
  • Anonimo il 14/03/2010 19:36
    Avvincente e tenero. Spero tu stia bene oggi, e te lo auguro di cuore.

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