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Scafati

Le mura ti parlano, l'aria si lamenta, le strade piangono... Il silenzio racconta il passato: quando a La Scafata la Madonna compiva i suoi miracoli nell'acqua cristallina attraverso la pacata tranquillità dell'armonia tra il limpido bagnato e l'aria, e l'erba, e i fiori che il fiume incoronavano come fosse un re; un re che inizialmente ha permesso lo sviluppo delle prime civiltà e la comunicazione e le donò il suo ormai dimenticato nome di "Piccola Venezia" e infine ha abusato del suo potere e ha distrutto tutto. Il territorio di Scafati costituì una via di scampo dall'eruzione del 79 d. C., le sue terre passarono dalle mani bizantine, a quelle longobarde, a quelle angioine e, in seguito, furono costrette a varie occupazioni che si conclusero con la loro liberazione per conto di Alfonso D'Aragona. In questo periodo, Scafati ebbe dei momenti di grande prosperità e se il suo signore non avesse modificato il grembo del fiume probabilmente oggi le cose sarebbero molto diverse... Divenne un importante centro industriale tessile e fece parte del Regno D'Italia fino al 1946, anno in cui fu proclamata la repubblica. Potrebbe essere uno di quei posti dove l'amore sboccia e l'infinito regna e invece non è null'altro che un'insignificante pattumiera agli occhi di chi passa, vede e infine disprezza. Il rumore dei soldi copre il fruscio leggero del vento che stacca dagli alberi le foglie secche d'un giallo quasi dorato forse ormai lontane dal bel colore d'un tempo; l'odore della spazzatura, del fiume e delle fogne nasconde la fresca fragranza dell'aria buona e dei fiori, e le mura rovinate e sporche, e il colore grigio che oscura il nostro sguardo, e il caos di fili di televisori, computer e cellulari: è stato distrutto il nostro bel clima, l'aspetto della città e persino l'effluvio, anche se non sempre piacevole, del candore delle nostre colture. Forse sarebbe stato meglio se la tecnologia non avesse portato a tutto questo: abbiamo mezzi di trasporto rapidi ed efficaci, ottime cure per le malattie, viaggi interspaziali, velocità della produttività delle industrie... Ma a quale prezzo? Famiglie in strada il cui lavoro è stato sostituito dalle macchine, un mondo fatto d'asfalto e cemento armato, fiori che si spengono come la neve al Sole, disastri ambientali e un'apparenza fatta di tessere di un puzzle tutte uguali che ci trasforma in ciò che non siamo. Domandiamoci se ne sia valsa davvero la pena di rinunciare ad una patria fatta di mille colori per sostituirla con un'altra che ne conosce solo tre: nero, bianco e rosso. Un disordine basato sull'ignoranza, su quelle automobili lasciate ovunque, un silenzio sulla paura di poter dire troppo... Ormai è finito il tempo dei ricordi, delle parole e delle promesse: il futuro siamo noi ragazzi, noi siamo la speranza e la speranza guarda a domani. Dobbiamo osservare, comprendere e conoscere le realtà della nostra terra perché "in questo mondo di guerra e violenza anche i fiori piangono... e noi continuiamo a credere che sia rugiada." (Jim Morrison)

 

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