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Una prova d'amicizia

Nel corso della 2ª guerra mondiale fui appoggiato come sussistenza a un comando tedesco (Ortskommandantur) del presidio del ponte sul Dnjeper. In questo periodo avevo il compito di fermare quei soldati italiani che dal fronte marciavano in direzione ovest. I soldati erano completamente malridotti e provati. Io ero incaricato principalmente di accogliere i soldati che ripiegavano e di avviarli a un comando di raccolta italiano. Lì sarebbero stati identificati, rifocillati e assistiti nella maniera migliore. Spesso la popolazione della zona protestava presso il comando tedesco perché i soldati italiani provocavano dei danni strappando le recinzioni di legno delle isbe per cuocere i pasti oppure "visitando" qualche pollaio della zona per migliorare il rancio, come generalmente avveniva in simili circostanze. Il mio compito era anche quello di raccogliere le proteste e di intervenire. Quando la mattina arrivavo sul posto, il ponte era quasi deserto. Il fiume era gelato e nel suo biancore mi appariva immenso. Spesse volte vedevo dei carretti tirati da ucraini che lo attraversavano. Ciò mi dava un certo brivido, non avendo idea di uno spettacolo del genere. Il corso d'acqua si allargava nella parte orientale circondata dai palazzi della città di Dnjepropetrovsk. Gli edifici del lungo fiume, osservati da lontano, mi apparivano piccoli. 
Nel muto risveglio della giornata, quando il ponte si rianimava, quell'enorme distesa bianca di neve sembrava contenere una minaccia sconosciuta e mi dava una sensazione di paura e di imminente catastrofe. A mezzogiorno, mi dovevo trovare puntuale al comando tedesco dov'ero provvisoriamente in forza per prendere parte alla mensa insieme ad altri due ufficiali tedeschi, un capitano ed un tenente, entrambi anziani. La mensa era sistemata in un'ampia stanza vicino alla cucina ed era curata, se ben ricordo, da due donne ucraine. Quando noi ufficiali ci incontravamo là, non parlavamo del traffico del ponte e delle cose di servizio, ma ci scambiavamo dei convenevoli. Un giorno, poco dopo il mio ingresso in sala da pranzo, mi capitò un fatto singolare: la vivandiera, nel porgere i pasti a tavola, cominciò a farmi dei segnali con gli occhi. Il fatto mi turbava non poco. Quando la ragazza arrivava con le posate, cercavo di non incrociare il suo sguardo e di girare la testa da un'altra parte, ma lei faceva un giro e mi veniva di fronte insistendo coi suoi segnali. Ciò mi metteva in imbarazzo. Quei cenni mi sembravano una provocazione pericolosa non potendo tenerne conto, essendo io un ospite. Il tenente si era accorto del fatto e cominciò, nel discorrere, a dar segni di gelosia. Egli, per dimostrarmi di essere ancora giovane, diceva che si manteneva in forma e che curava molto il fisico con la ginnastica. Naturalmente, per non urtare la suscettibilità del tenente, assentivo e gli davo atto della sua ottima prestanza. Intanto la giovane ucraina continuava ad insistere col suo solito imbarazzante corteggiamento. In quei momenti, la mia preoccupazione era che il tenente si adombrasse e credesse che io volessi approfittare della simpatia che la donna mi manifestava per scalzarlo dal cuore di lei. Avvenne perfino che la ragazza andò a sfogarsi presso la signora che mi ospitava piangendo perché io non le prestavo attenzione. Il tenente tedesco continuava ad autocelebrarsi per la sua ottima prestanza fisica e si vantava di essere uno specialista nella corsa sui cento metri. Ad un certo punto, per mettere alla prova la sua valentia, mi disse: "Vogliamo fare un confronto di velocità sui cento metri?" Io accettai. Naturalmente era necessario effettuare la prova prima di pranzo. Il tenente stabilì il giorno e l'ora della competizione che avvenne in un corridoio dell'edificio del comando. Il collega tedesco si presentò alla prova tutto contento e saltellante. Poco dopo, ci mettemmo in linea e con un poderoso scatto coprimmo i cento metri nello stesso tempo. Il tenente restò soddisfatto della sua prestazione ed io mi congratulai per la sua efficienza fisica; e così si concluse la disfida d'amore. Dopo mi affacciai dalla vetrata che guardava sul Dnjeper. Il traffico rumoreggiava, il sole era già alto nel cielo ed io, come il tenente tedesco, mi sentivo molto soddisfatto di aver ottenuto un buon risultato e di aver dato, nel contempo, una prova di corretta amicizia.

 

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