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Hell

Silvio Olfi era un apprezzato veterinario. Laurea con massimo dei voti e un ambulatorio in via Cavour, nel centro della bella Firenze. Buona clientela e buon introito nelle sue tasche distribuendo meno fatture. Gli piaceva il lavoro, come gli piaceva la sua città natia, decise sorridendo, mentre imboccava la strada del ritorno a casa. Pioggia a parte, era esattamente quello che ci voleva per lui. Aria tersa ed enormi spazi, libertà e privacy assicurata.
Sembrava un giovane gigante, un bel volto abbronzato e non aveva oltre quarant'anni. Diversamente, la moglie era esile e minuta. Desiderare un figlio unico era già qualcosa; uno dei sogni della donna era stato quello di avere molti bambini, ma Dio aveva disposto diversamente...
"Secondo i miei impazienti calcoli o deduzioni avrei già dovuto essere a casa.", mormorò, osservando la pioggia che cadeva incessante fuori dal finestrino.
Silvio guidò in silenzio. Il rumore dei tergicristalli pareva ritmare l'alternarsi dei suoi stati d'animo, dalla preoccupazione per la situazione matrimoniale alla seccatura di un divorzio da mettere in programma. Imboccò una strada e giunse nel cortile di una sconnessa casa colonica; la sua casa, quella ereditata dal padre, uomo d'alta società e copia fedele di Silvio nel fisico, nella professione e nel carattere. Prima di mettere piede in casa, trovava necessità di fare il punto sulla propria vita. Mancava un segno divino nella sua esistenza: un figlio; un figlio che non avrà mai da sua moglie Serafina perché madre natura l'aveva resa sterile.
Prima di cercare di mettere ordine nella propria vita, Silvio aveva bisogno di un attimo di respiro; perfetto, sospirò, alzando un'occhiata scettica verso il cielo ancora nuvoloso, ora lo aveva. Aveva una stupenda abitazione fuori città, una brillante professione, la terra e le alture circostanti.
Trovò Serafina a letto con una febbre intermittente. Era pallida in viso e disse che aveva appena concluso di scrivere una lettera alla madre che viveva a Grosseto. Entrambi avevano camere separate. Lo avevano deciso alcuni mesi prima, di comune accordo, senza ombra di astio, per tanti motivi.
"Vorrei sapere che cosa hai potuto scrivere a tua madre!", le domandò timidamente, accomodandosi sul bordo del letto.
"Troppo forte la tua curiosità!", esclamò; lanciò sul marito uno sguardo così terribile che lui, turbato, atterrito, dovette chinare il capo.
"Non sei più te stessa, tesoro!"
"È comprensibile. Quando un marito dichiara all'istante che vuole il divorzio perché non potrà avere un erede dalla consorte, non ci si può aspettare calma e serenità al riguardo!", concluse alzando le braccia al cielo.
Cominciarono a parlare, e delle loro relazioni un po' troppo rade non era però ancora pienamente soddisfacente.
"La tua assistente del laboratorio? Lei ti fissa continuamente..."
"Ma non so se sono innamorato di Anna o solo infatuato!", tagliò corto lui.

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1 commenti:

  • Ugo Mastrogiovanni il 08/04/2010 14:52
    Particolare il rapporto tra Serafina e Silvio, questa coppia senza figli in continua ricerca di armonia e stabilità e alle prese con Albertino trattato come un figlio. Dosselli, maestro d'arte narrativa, si fa accompagnare dal lettore dovunque va. Partecipa a tutti, con dovizia di dettagli e caratteristica descrizione anche le semplicità e le quotidiane avventure della sua vita in modo da renderle gradevoli le cose più scontate, Non tutti amano leggere racconti così lunghi, ma vi assicuro che non mi sono annoiato e distratto un momento.

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