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Alla fontana lattea

Anno 10. 000, dopo un estenuante battaglia i piloti del caccia g2m6t5, costretti a nascondere il segnale di comunicazione che li univa all'astronave madre per non essere intercettati, si trovano alla deriva nello spazio ed entrano nell'orbita di un pianeta dall'atmosfera compatibile alla loro respirazione; con le apparecchiature disattivate non riescono ad avere un idea degli anni luce che li separano dal loro pianeta natale, ma dovevano essere veramente tanti e uno dei due piloti approfittando della mancanza di un controllo elettronico scherzò(scherzare era vietato): "dovremmo essere ad un'eternità-luce da casa" ... l'altro che non si fidava dei processori microcontrol che c'erano sulla nave neanche se erano spenti non accennò neanche un sorriso... Comunque, nonostante la freddezza infilatagli nel DNA da generazioni, atterrando entrambi provarono la stessa sensazione di accoglienza e dimenticando superficialmente di effettuare le manovre di sicurezza da effettuare comunemente per evitare di entrare su pianeti ostili, si ritrovarono a camminare sulla superficie del mondo sconosciuto...
Già, camminare... un azione che veniva inserita nei cervelli alla nascita, ma che nessuno aveva mai fatto da almeno mille astroannispaziali, il movimento cinetico e ancor prima i piedi bionici rendevano superfluo sapere camminare.
La superficie che calpestarono appena usciti dall'astronave era ruvida, ma lineare e color rosa non più lunga di 10 mitrian e non più larga di 5 mitrian con alle estremità della lunghezza due pali ai quali era attaccato con un sistema rudimentale un piano rettangolare e un cerchio metallico con una rete bucata... i due si guardavano intorno, mai avute sensazioni simili dal solo osservare, e dopo un centinaio di passi arrivarono davanti ad un monoblocco di pietra dal quale sporgeva un piccolo tubo color orauser dal quale a sua volta usciva un liquido trasparente che pareva avesse una sua forza di gravità... era l'acqua; Spike cominciò a bere... !! era come accorgersi di essere vivo e riuscire ad apprezzarlo, le cellule tattili del suo esofago sembravano ringraziare il cervello e lo supplicavano di non smettere, lo scorrere dell'acqua giù per la gola era più gratificante di qualsiasi altra sostanza assunta nelle migliaia di galassie colonizzate che aveva visitato, c'era da rimanere lì a bere per ore, ma lo sguardo del suo compagno, che osservava bramoso parlava chiaro: "o mi fai provare o sei morto" , così Spike si fece più in là ... Enk si avvicinò alla fonte che scintillava alla luce dell'unico sole che aveva quel pianeta, ma accadde l'inesplicabile, Enk si dissolse come polvere.
Anno 10. 001 Spike scoprì che l'ultimo essere vivente che aveva abitato il pianeta, circa 7000 anni or erano, prima di abbandonarlo in quanto diventato invivibile, lo aveva dotato di coscienza inserendo dei filami di DNA di antenati dalle doti più straordinarie e dai sentimenti più puri nel polline dei fiori, così che i cataclismi e i venti che imperversavano lo spargessero ovunque ed ora il pianeta sapeva riconoscere chi era meritevole di vivere su di esso e chi meno.

 

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1 commenti:

  • Vincenzo Mottola il 12/04/2010 18:47
    Interessante, molto interessante. Certo che la fantascienza poco si presta alla narrazione breve, però lo scorcio che hai mostrato incuriosisce. Magari potresti "scompattare" questo racconto e farlo vivere un pò, dare uno sguardo più ampio, farne una sorta di prologo. Comunque è interessante, davvero. Ciao

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