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Il barbiere dell'astio

Scrosci d'acqua, un tintinnar delle forti pioggie, il coprirsi di qualche corpicino, l'animo sudato di qualche venditore a Cefalù. Vi ho da dir gli antichi mestieri di qualcun che ancor lì fa come i pochi coltivatori che covano le zappe e li sgusciano per far buon seme alla campagna, poi un ancor ma raro mestiere come chi va a riparar le scarpe, chi batte il ferro, chi sega il legno e altro. Ma quelli che non vi ho pronunciato certamente sono i maestri di barba. Uno di questi uomini, Gianscrinai, poverini di salone era propenso all'animo giusto in quel giorno, come del resto chi è che tranquillo con ronzi e fastidi?
Quel giorno si venne a buttar lo scalzacane di quel Piero Alotta, un suo amico conoscente. Dunque entratovi in quel salone Alotta posò la giacchetta e il capello e si volto' l'orologio dorato. Quell'Alotta, non se ne poteva più ! ripeteva quel barbiere. Lì su due piedi, Gianscrinai cerco' di cacciare qualche parola e presto gli domando':- Deve tagliarsi i capelli -
- Mi dia del tu, ormai ci conosciamo -
- Ok. Ma se proprio volete rasarvi o tagliarvi questa non è giornata devo andar...- mentiì il barbiere.
-Dov'e'?-
Gianscrinai si percuoteva, si rammaricava d'averlo conosciuto. In quel momento pensando qualcosa di inventar all'amico si udì squillar il telefono. La buona sorte è buona sorte e il fato aveva aiutato quell'animo propenso a dir qualcosa.
- Devo andare a casa mi dispiace-
E a quel punto Gianscrinai vinse.
La causa per il Gianscrinai era quella d'astio.
L'alotta lo provocava raccontando episodi della sua vita a servizio d'un conte, i suoi gioelli, la sua casa di cinque piani, il castello blindato e i terreni. Ora anche d'ogni terreno spettava una gran parte all'Alotta e d'ogni negozio spettava una cosa a conto del credito del conte. Percio' cosa si potevan scorgere orologi color oro, pipe d'argento, pezzi in svaroski, abiti sopraffini e buon mantenimenti.
Ma gli passo' la smania d'esser furioso per tal cosa appena tornato a casa e straiondosi dritto sul letto.
Di sicuro quello non avrebbe osato metter piede più e se lo metteva il Gianscrinai anche in preda al panico avrebbe trovato rimedio per cacciarlo via dal salone. L'indomani sempre allo stesso orario il Gianscrinai attendendo avventori, si ricaccio' nello stesso Alotta.
- Cosa volete ancora?
-Perche' osi proferirmi queste parole?
Non sai che ti farei decapitar la testa richiedendolo al conte.
-Basta non ne posso più dei tuoi...
Là dove i due discutevano un giovine entro' vociando :
Dove siete dove siete Alotta.
- Son qui. Che c'è?
- Il conte è morto a quest'ora e vi porgo questa lettera nascosta.
" Color che dei familar o servitori hanno sgarrato a vantarsi togliete tutto, pur l'eredita' perche' vi dico bisogna essere anche altri nobili ".
Il servitor divento' pazzo. Il Gianscrinai grattandosi le mani
si ripete' :Ho tenuto astio in questia anni ma non sono finito come chi lo provoca.

 

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