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Muovermi velocemente

Adesso tengo lo sfizio di fiatare, nutro una necessità colossale dentro di me di parlare in scarse parole, tale è la mia contentezza. Rispecchio, alla mia vita diretta e rifletto a ciò che ho separato proseguente il durevole tratto di strada. Proprio oggi ero in grado di uscire, andare a spiare se nel piccolo prato dietro casa sono finalmente spuntate le rose, ma non è più quel prato che desidero passeggiare. Considero, ma la mia fantasia è giovane, facoltosa di sogni e di riflessioni generosi, che non formano più in me obblighi, pronunciate lentamente da parte di espressioni desiderose. Un tempo ero presente in pensieri avvolti nel momento in cui mi sentivo diverso dagli altri. A volte ancora oggi la mia vita mostra, la stessa cosa di spedire a fan culo tutto, di indirizzare, tutte quelle persone che odiavano la consueta disabilità, della mia vita. Tenevo angoscia, osservavo il dovere di scomparire, staccarmi, di correre via, muovermi velocemente, volare in alto, allontanarmi dai loro occhi intorno a me, senza frenare neanche una volta. Invece non hai la forza di abbandonare tutto in posizione nascosta. Non puoi confezionare un passato, dove esclusivamente, sopporterebbe un deforme incubo da scordare mentre già si è vivaci. Non fila in questo modo. Nella vita inizialmente, sei debitore di logiche per mezzo di quello che costruisci. Non sopporti, senza soluzione di continuità, in base a qualcuno che sistema, le tue difficoltà. Chissà ci sarebbe forza generatrice sempre disposto ad andare subito dietro alla tua vita? Aiutarti ogni volta che ti occorre aiuto? No, nella vita non funziona così. Qualunque realtà oggettiva, segno, immaginazione, portano un valore. La vita è alla maniera di un gigantesco mosaico. È Dio, l'artista. Non compariamo noi a prendere i ritagli da tenersi attaccato congiuntamente, a stabilire cosa raffigurare. Invece non tutti sono partoriti artisti. Molti devono capire da soli in che modo dare forma al proprio futuro. Devono dare verifica, scrivendo il particolare destino con le loro mani, con la penna dei propri sogni e con l'inchiostro della attinente tenacia. Ciò nonostante tutti sono capaci e, in questo modo, piuttosto di scrivere il tipico destino, della specifica vita, scarabocchiano parole: fiumi di frasi con aspettative di essere lette attraverso una sensibilità introversa che possiede a preparare i conteggi con il mondo reale. E così le parole si consumano: lette e rilette centinaia di volte, come se nascosta in mezzo a discorsi sciocchi e insignificanti, ci fosse la risposta al più grande enigma di tutti i tempi: la vita. Ma non è così. La risposta non è nei libri o in qualsiasi altra cosa: perché forse non c'è una risposta, o forse non è ancora stata trovata. Ma la domanda, che ci attanaglia l'anima e che ci imprigiona la mente, ci tormenta, ci spinge a una disperata ricerca solo per trovare una risposta, un perché a quel vuoto che sentiamo dentro. E in questa ricerca non siamo soli: "diversi", come me, cercano disperatamente una risposta, una soluzione. E allora succede la più normale delle cose: ci si aiuta a vicenda. E più ci si aiuta e più si va avanti insieme. E più si va avanti insieme e più ci si vuole bene. E allora, come una robusta pioggerellina che improvvisamente piove dal cielo in un sereno mattino di stagione calda. Succede qualcosa di straordinario e a sorpresa: il vuoto di pregare svanisce e con egli anche la mancanza di ottenere la risposta. Quindi più o meno la soluzione rimane particolare nella ricerca? Nel sostegno che portiamo durante il tragitto nello stesso momento? È nell'appoggio che portiamo, la risposta diviene visibile, è presente perciò con preavviso stupida e comune che ci si entusiasma del fatto di averla senza eccezione posseduto di fronte agli occhi, tuttavia di presentarsi senza sosta, e accecati dal caratteristico riflesso con lo scopo di vederla: al mondo non siamo soli e quello che facciamo si respinge sugli altri e, per questo, non siamo in grado di scappare. Non dobbiamo evadere. Per quale ragione senza i "diversi" nessuna cosa avrebbe un sentimento. Con l'esclusione di ugualmente capaci, non ci apparirebbe un mondo totalmente uguale. Senza i "diversi", non esisteremmo noi.

 

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