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Scheletri

Alla fine del sedicesimo secolo a Praga, in una gelida notte d'inverno, la città era ricoperta da un velo di neve e il fiume Moldava ghiacciato, mentre nel cielo limpido e nero brillavano le stelle.
In una torre del Castello viveva un vecchio mago. Era assorto nella lettura in una stanza piena di alambicchi e libri polverosi. C'erano sui muri appesi disegni e incisioni con studi sul corpo umano, immagini di creature mostruose, pergamene con scritture sconosciute e simboli occulti. Alla luce di una candela e del camino acceso, il mago leggeva cronache di strani eventi successi nelle coste meridionali d'Europa.
La storia si riferiva alla primavera passata, in un borgo fortificato sulla costa italiana, poco distante dalla città di Roma.
In quei giorni primaverili di aprile spirava da sud vento di scirocco, e con esso il cielo era denso di nubi di colore rosso. Nubi che trasportavano la sabbia dei deserti africani, e piovendo ricoprivano il borgo dai muri bianchi di sfumature ocra.
Una mattina buia, all'orizzonte, si vide arrivare un galeone, con le vele strappate e malridotto. Veniva trasportato verso la riva dalle onde, fino a incagliarsi tra gli scogli sotto le mura del paese.
Gli uomini di guardia sulla torre principale, che spuntava tra le rocce sopra le acque spumeggianti dove si era incagliato il relitto, dapprima avvistandolo da lontano pensarono a un attacco di pirati, ma presto si resero conto che la nave era disabitata e in rovina; quindi la curiosità prese il sopravvento sulla paura.
C' era apprensione per possibile epidemia di peste. Due uomini coraggiosi scesero lentamente tra le rocce. Guardando dall'alto, dentro si intravedevano degli scheletri e pezzi di armature. La cosa era strana; decisero di entrare nella nave per indagare meglio.
In calzamaglia e corazza si diressero all'interno tra i legni marci e quei resti di guerrieri. Scendendo ancor più giù nella stiva c'era un grosso forziere. Ruppero il lucchetto con un'ascia trovata nella nave e apparve un tesoro che brillava dorato. Gli oggetti ricordavano vagamente l'antico Egitto, ma avevano iscrizioni geroglifiche differenti, molto più macabre con teschi e figure mostruose. Uno dei due vide una collana d'oro: pensò bene di prenderla per donarla alla sua amata.
Usciti e tornati al borgo, raccontarono del tesoro. La gente non credeva a ciò che udiva. Subito fu prelevato il grosso forziere e portato dal governatore della cittadina, che promise agli abitanti ricchezze per il futuro.
Il giovane che prese la collana, chiamato Alessandro, si diresse a casa della donna amata e le fece indossare l'oggetto. La collana, che ricordava quelle delle donne dell'antico Egitto, non aveva geroglifici ma una strana pietra nera incastonata. Quando la ragazza, di nome Manuela, se la mise al collo, la pietra brillò di riflessi tra il viola e magenta.
La gente del paese ringraziava la madonna per la fortuna, anzi, si parlava di miracolo.
Il borgo era arroccato su uno sperone di roccia che spuntava dal mare. Le case, imbiancate a calce o di pietra grezza color ocra, si ammassavano fin dentro la costa sabbiosa e sulle colline. Le stradine strette e le scalinate tra i vicoli si arrampicavano e scendevano per il paese.

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3 commenti     1 recensioni    

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1 recensioni:

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  • Anonimo il 08/05/2012 19:55
    Il finale quasi "in sospeso" mi ha completamente assorbito nel tessuto profondo del racconto. Bello, bellissimo. Bravo anche in questo

3 commenti:

  • Stanislao Mounlisky il 08/04/2015 21:36
    mi ha fatto venire in mente i racconti di Poe... complimenti!
  • Leonardo Vannimartini il 12/06/2012 19:17
    Grazie Mattia e a tutti lettori...
  • Paola B. R. il 01/05/2010 19:18
    Una storia molto originale che ti coinvolge nella lettura!!!!

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