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Il Canto del Cigno

Cado. Polvere mi invade la bocca. E voi. Ridete intorno a me. Io. Che cerco disperatamente di alzarmi. Forza. Appoggiati sulla mano. Sollevati. Brava così. Ora cerca di puntare il piede. Forza. Puoi farcela. Cado. Ritento. Risate sguaiate nei miei timpani. Al sapore acre della polvere si aggiunge quello amaro delle lacrime. Frustrazione. Sconfitta. Un angelo che non vuole chinare la testa all'ineluttabile. Una macabra ballerina allo scherno del pubblico. Io. Attorniata da avvoltoi. Che danzano. Danzano sulla mia carcassa. Si beffano della mia non-resa al destino. Della mia lotta. Sempre e comunque. Forza. Ricomincia la sfida. Mi sollevo nuovamente facendo perno sul ginocchio. Una folata di vento mi sferza gli occhi. Cado. Ridete. Voi. I fustigatori. Che godete di ciò che sta avvenendo. Sotto i vostri occhi. Ottusi passanti. Così inconsapevoli eppure così complici della mia sconfitta. E ricomincia la sfida. Daccapo. Sollevati sulla mano. Sì. Così. Brava. Lentamente. Ora. Punta il piede. Punta il piede! Cado. Da un angolo della mia bocca lacrima tiepido vermiglio. È buffo. Assomiglio quasi a quell'automobilina che avevo da piccola. Quella che se anche sbatteva conto il muro continuava ad agitare le ruote. Non rassegnandosi ad accettare la realtà. Così. In un continuo e testardo ciclo provo ancora ad alzarmi. A variare il destino. A cancellare il mio nome da quel dannato libro. A cambiare quel punto. The end. A cambiare quell'imprevisto punto in una virgola. A convincermi che dopotutto non è così grave. È solo una caduta. Dalle cadute ci si rialza. E si ricomincia. Un romanzo tutto ancora da scrivere. Una nuova storia da iniziare. È buffo. Non lo avrei mai immaginato così questo momento. Punta il piede. Sollevati. Fai perno sui gomiti. Aiutati con la mano. Comandi senza senso che si affollano nella mia mente. Greggi disordinati di parole che scorrono davanti ai miei occhi ottenebrati. Insistenti. Impellenti. Eppure. Non ne comprendo l'urgenza. Punta. Piede. Gomiti. Perno. Non trovo legame logico. Tra tutti questi strani suoni. Davvero. Mi sforzo. Aiutatemi. Mormoro. D'impulso. Fiduciosa. Aiutatemi. Percepisco le vostre occhiate perplesse. Breve consultazione di sguardi. Risatine nervose. E lo show ricomincia. Si apre il sipario. Si accendono le luci della ribalta. Aiutatemi. Calde tenebre mi porgono una mano invitante. Aiutatemi. C'è sconcerto. Lo intuisco. Aiutatemi. La mano mi sfiora dolcemente una guancia. Carezze mai provate. La afferro. Spasmodicamente. Confortante oblio. Non c'è più sofferenza. Il dolore è sparito. Ho vinto. Ho vinto. Adesso capisco. Nessuno mai mi ha aiutata. Nessuno mai mi ha baciato teneramente. Nessuno mai mi ha narrato storie incantate sotto le coperte. Nessuno mai mi ha sussurrato all'orecchio parole confortanti. Nessuno mai mi ha guidato nella nebbia. E nessuno lo farà adesso. Anche se questi sono gli ultimi istanti in cui sentirò la brezza estiva. Anche se non potrò più baciare. O accarezzare. Anche se questo è l'ultimo momento in cui potrò amare. Odiare. Commuovermi. Intenerirmi. Anche se sono sicura che non ci sarà un domani. Anche se tutto questo mi sembra solo un tragico errore. Ma ora. Ora si compie il mio destino. Comprendere. Ciò che non potrò mai rivelare a nessuno. Un sospiro strazia il mio petto. E così. Con fatica. Mi ergo imponente sotto le vostre espressione attonite. Mi innalzo potente tra di voi. Invincibile. Forte. Distruttiva. Lacerante. Meravigliosa. Elegantemente sollevo il mento. L'orgoglio indurisce i miei lineamenti. Ho vinto. Ho vinto la morte. Ho vinto la paura. Ho vinto e basta. Su tutto. È il mio momento. Ciò che ho cercato per tutta la vita. Ciò che sto ancora cercando. Ciò che non smetterò mai di cercare. La libertà. È questa. È una ragazza dal rivolo di sangue sotto al labbro. Sferzata da un vento che non sente. È questo suo sguardo che limpido non tremolerà mai. È questo suo mento che nobile nessuno vedrà mai abbassato. Sento una leggera morsa al petto. Gentile. Ciò che solo ora capisco quanto mi sia mancato. Una madre che sveglia la figlia al mattino. Dolcemente. È il momento. Le mie labbra insanguinate distese in un sorriso storto. Un ultimo bagliore di sfida negli occhi. E morbida oscurità mi inghiotte. Materna. Soffice. Estremo addio. Il canto del cigno.

 

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4 commenti:

  • Sibilla QUARTAROLI il 07/05/2010 14:33
    tocchi l'anima con dimensione tragica che nasconde una dolcezza infinita. È questa la tua forza. Sentila.
  • sara zucchetti il 05/05/2010 13:26
    racconto molto profondo pieno di dolore ma con speranza che incoraggia molto. Si può cadere ma ci vuole sempre tanta speranza...
  • Maria Angelino il 04/05/2010 22:46
    Ti ringrazio molto.. Il mio intento era effettivamente quello. Credo che un momento del genere capiti a tutti prima o poi nella vita;ho cercato di esplicitarlo, di dare parole a qualcosa di così indefinito da non possederne.. Spero di esserci riuscita, almeno in parte.
    Grazie del tuo apprezzamento, mi fa davvero piacere
  • Carmelo Trianni il 04/05/2010 21:55
    L'ho letto tutto d'un fiato e devo dire che se il tuo intento era quello di coinvolgere il lettore, ci sei riuscita benissimo! A tal punto da scaturire quasi una piccola e graduale ansia e sentire i battiti del cuore leggermente accelerati. Forse sono più sensibile del normale, ma mi è piaciuto tantissimo, compreso il titolo. Brava!