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La paura della bruma

Nell'imbrunire, un uomo solcava il terreno, una tacita desolazione gli appariva davanti.
Orrore, domande, non so cosa potesse venire in mente guardando cosa era divenuto il mondo.
Strade deserte si incrociavano, serpeggiate da detriti che ondeggiavano lungo gli argini dei palazzi.
A terra solo morti e miriadi di insetti di ogni tipo, che volteggiavano nell'aria rarefatta rendendo ancor più insopportabile il passaggio.
Ve ne erano di ogni tipo, fasmidi, ensiferi, celiferi, odonati, imenotteri.
Un forte tanfo dei morti rendeva insopportabile l'aria, e orribili immagini provocavano terribili fobie.
Uomini, con il viso tumefatto dagli insetti, uomini, mutanti, per via delle radiazioni, raggelavano con le loro deformità.
La vista di tre o quattro gambe non faceva più paura, ma vedere degli esseri che per metà uomini e per metà insetti provocava un sisma al cuore.
Barili di amianto cospargevano il terreno, attorno a loro giravano scarafaggi lunghi un metro.
Auto disperse nelle buche della strada quasi fossero soldati nei bunker, e dentro di esse marcivano i loro proprietari.
Sulle rovine dei palazzi si vedevano volteggiare decine di bandiere, su di esse vi erano scritte, ognuna con il proprio ideale.
Un piccolo cane a terra, ancora vivo, colse lo sguardo dell'uomo.
Era un Beagle, con un lungo pelo castano, che in alcuni incontri di luce diveniva dorato, era sporco, spossato con gli occhi languidi, trasmettevano malinconia, per quella allegria e quella tenerezza svaniti con lui.
L'uomo si accovacciò e prima che gli potesse dare una carezza rimase impietrito dai numerosi ragni, millepiedi e scarafaggi di ogni tipo che gli avevano invaso lo stomaco squarciato.
L'uomo tolse la vita con un coltello al cane, per evitargli qualche altra sofferenza.
Cominciò a scendere la pioggia, ma osservando le pozzanghere che vi si formavano si capì che non era pioggia, era un liquido verde, che fosse qualche acido o qualche minerale poco importava all'uomo.
Ciò che faceva più paura era la foschia che celava quel massacro.
Sembrava essere formate da anime, si udivano voci, forse era la pazzia, e ci si sentiva circondati, in una tale disperazione ciò che porta a vivere e il desiderio di sapere la fine.
Lamiere, e vetri cadevano da un vecchio ospedale;su ogni casa crollata vi era una valigia pronta, osservandone qualcuna l'uomo capì di essere divenuto ricco, ma ricco per fare cosa, ormai era solo.
Non vi era il sole, e neanche la luna, l'atmosfera era surreale, sembrava essere stati trasportati in un incubo.
Nessun film e nessun libro avrebbe potuto descrivere un tale scenario, ne Kafka, ne Joyce, ne Nichel.
Voltato l'angolo l'uomo si imbatte in una delle rarissime case ancora in piedi, erano al massimo una decina e non si sa perché fossero state miracolate, nessuna costruzione particolare, nessun legame tra queste.

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