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Stelle

"Che stanchezza, uffa! Non si arriva mai. Quest'anno, poi, la strada è peggiore, sempre più sconnessa".
"Ogni anno dici sempre le stesse cose e sempre negli ultimi cento chilometri. Dì che sei stanco; ti fossi fermato a metà strada, come ti avevo suggerito..."
La guardo indisponente, riconosco che ha ragione, non si possono fare più di mille chilometri in una sola tirata, eccetto qualche piccola sosta per fare rifornimento o per un fugace caffé. Ma l'ansia di arrivare al paese natio dopo un anno di assenza è tanta. Anche la strada, apparentemente la stessa e nelle medesime condizioni di come la ricordavo non invita, certo, a placarla, anzi...
Lei, però, appare distaccata e disinteressata alla mia ansia, eppure, proprio perché natia di un altro sperduto paesino del Veneto, il lungo viaggio con destinazione Lucania dovrebbe "romperla" parecchio. Così il suo totale rilassamento mi innervosisce, e non poco. Tra qualche chilometro abbandoneremo anche la statale per una stradina lunga e tortuosa, la vecchia provinciale, che porta direttamente al paese. Ironicamente la chiamano "scorciatoia" e, in effetti, accorcia il tragitto di una ventina di chilometri ma lo allunga di un quarto d'ora. Sarà, quindi, l'aria di casa o la naturale rassegnazione che mi induce a chiacchierare, conscio di farlo con un interlocutore totalmente maldisposto se non addirittura assente.
"Anche quest'anno saremo gli ultimi ad arrivare" affermo.
"Ti metteranno la multa per questo" risponde lei ironica.
"Vuoi che accelero, così in queste curve ti faccio vomitare anche l'anima?"
Lei sembra ignorare la mia sfida e con uno sbadiglio e uno stiracchiamento prima cambia posizione e poi, pacificamente risponde:
"Non te la prendere, lo sai che tutti gli altri di cui parli risiedono più vicini al paese e non devono certo sobbarcarsi un viaggio così lungo".
"Non vedo l'ora di arrivare, sai, un anno è lungo da passare ed è come se gli amici del paese ti chiamassero a gran voce. Ma tu questo non lo puoi capire, uno perché non sei di qui e secondo sei una donna".
"E terzo tu ti sei bevuto il cervello per dire certe cazzate. Cosa credi che io provi quando andiamo al mio paese? L'unica differenza è che di chilometri ne facciamo solo un centinaio, Oddio!, la strada è certamente migliore ma il resto è lo stesso."
"Se è per questo dai tuoi ci andiamo almeno sei o sette volte l'anno".
"Ma ci stiamo si e no un pomeriggio e non tre settimane. Tesoro!!"
"Ecco, ora hai detto la cosa giusta, quella che spiega il mio stato d'animo. "
"E sarebbe?"
"Che tu plachi i tuoi sentimenti più spesso, non importa quanto tempo ci stiamo, io invece accumulo per un anno intero. Tu le tue amiche le vedi più spesso e anche la vicinanza fa sì che, comunque, respirate la stessa aria. Io è come se vivessi mille anni luce lontano, un anno luce per chilometro, e le cose da raccontarci sono infinite".

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6 commenti:

  • Michele Rotunno il 21/11/2011 23:18
    Grazie Cecil, pardon Anna, per un attimo ti avevo confuso con una mia collega di lavoro. Ciao
  • Michele Rotunno il 21/11/2011 23:17
    Grazie "anonima", però com'è strano non poterti chiamare con i tuoi nomi!
    Scusa il ritardo. Ciao
  • Anonimo il 21/11/2011 23:08
    Penso che tu non abbia inventato nulla e che sia davvero uno dei tuoi ritorni al pese natio. E mi fai ricordare le mie emozioni al femminile. Anche qui in certi passaggi c'è pura poesia, che non ha bisogno di metrica e rime e versi baciati...
  • Anonimo il 24/05/2010 21:56
    Piacevole, coinvolgente. Finale amaro ma bello!!!
  • Guido Ingenito il 24/05/2010 05:02
    Bravo Michele, concordo con Nunzio sul bel finale - la lettura è scorrevole. sei molto terra terra nei dialoghi eppure ogni tanto ti lanci verso l'alto e ci rimani per un po': la sento come una cosa molto bella. bel racconto
    Gudo
  • Anonimo il 24/05/2010 04:49
    Bel racconto, della memoria e delle speranze. Bello il finale!

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