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Cosa bella mortal passa

Lucca
Anno 1620

La chiesetta di campagna, illuminata dalle fiammelle tremule delle candele che ardevano ai piedi di una Madonna di legno rivestita di drappi dorati, era gremita di persone, uomini e donne, giunti a rendere l'ultimo omaggio al giovane che una terribile quanto improvvisa malattia aveva strappato alla vita nel pieno della bellezza e della forza.
Giaceva lì, dinanzi all'altare, immobile, composto, con un debole sorriso sulle labbra.
Un ultimo raggio di sole, penetrando attraverso una fessura nella parete, avvolgeva il suo corpo, conferendogli una dignità quasi sacrale.
Le parole del parroco, biascicate in un latino troppo complicato per essere comprese da tutti, tuonavano nel silenzio interrotto, di tanto in tanto, da qualche lieve singhiozzo.
Accanto all'ingresso, e non al feretro, come ci si sarebbe aspettati da una moglie che avesse almeno finto di amare il proprio marito, sedeva, in riservato silenzio, una giovane donna che si guardava intorno, spaesata, come se si fosse trovata in un luogo sconosciuto, circondata da estranei.
I suoi occhi, luminosi zaffiri che splendevano attraverso i veli vedovili, guizzavano rapidamente da un volto all'altro, come quelli di un criminale che teme di essere colto sul fatto.
Tossì, imbarazzata, e, dopo l'ultima veloce occhiata allo specchio, richiuse con cura il preziosissimo messale rivestito di madreperla.



Segromigno in Monte
Anno 1622


Il sole estivo illuminava l'immenso giardino di una luce dorata che rendeva ogni cosa tremolante.
L'erba, appena inumidita, sembrava quasi chinarsi al suo passaggio per evitare che il bell'abito di seta blu si sporcasse.
Correndo per i vialetti ghiaiosi, rideva come una bambina, come un'anima la cui innocenza non era mai stata scalfita da alcun peccato, cattivo pensiero o desiderio recondito.
-Vi prego! Così mi ammazzerete! - furono le uniche parole che il nobiluomo riuscì a pronunciare mentre, a fatica, si sforzava di tenere il passo.
La giovane si fermò di scatto e si voltò verso di lui, divertita, con le guance arrossate dalla corsa e la grossa treccia scura quasi completamente disfatta.
L'uomo le si avvicinò e le cinse la vita con le braccia prima di sfiorare le sue labbra naturalmente rosse.
La osservò per qualche istante, rapito, come in estasi. Lei era tutto ciò che un uomo avesse mai potuto desiderare: giovane (forse troppo), bella (anzi, bellissima), allegra, vanitosa quanto bastava e, soprattutto, instancabilmente mossa da un'inguaribile, quasi estenuante, gioia di vivere.

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l'autore Rita Cancedda ha riportato queste note sull'opera

L'ispirazione per questo racconto proviene da una nota leggenda lucchese.


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5 commenti:

  • Rita Cancedda il 07/07/2011 14:26
    Grazie!
  • Isaia Kwick il 04/07/2011 10:11
    Racconto molto bello!
  • Rita Cancedda il 27/05/2010 22:00
    Grazie ad entrambe!
    E Giulia... Wow, che commento, sono commossa! Un bacione anche a te!
  • Giulia il 27/05/2010 19:00
    Wao, Rita... Sono senza parole!
    Sei ufficialmente la mia lettrice preferita, non posso credere di aver letto questo capolavoro! È una splendida storia, densa di mistero, con elementi magici e tenebrosi che mi hanno tenuta incollata allo schermo fino alla fine... Sei bravissima come sempre, hai un vero talento! =)
    Inoltre, è un racconto molto profondo: a metà tra Dorian Gray e "L'incantevole strega" dei fratelli Grimm, esprime perfettamente il timore umano della vecchiaia e, di conseguenza, della morte, che insieme spaventa e attrae...
    Spero di leggere presto altre tue storie, continua così! =)
    Un bacione, ci sentiamo presto =*
  • Paola B. R. il 27/05/2010 18:55
    Una bella storia avvincente e ben scritta!!!!

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