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I suoi occhi

La vita nei paesi è scandita da avvenimenti ben precisi. In autunno la vendemmia, in pieno inverno il maiale e in estate si concentrano tutti i matrimoni. In due mesi, dalla metà di giugno a quasi fine agosto, vi sono almeno due matrimoni al giorno per cui, volenti o nolenti, ci si sta sempre imbracati a festa. Montepiano mon è più un paese molto popoloso come mezzo secolo fa, oggi i suoi abitanti non arrivano a seimila anime, compreso le badanti e tutti gli altri extracomunitari. La scelta di concentrare i matrimoni in quel periodo non è certamente dovuta a un improvviso riscaldamento ormonale ma semplicemente ad una politica di pura economia. È in estate, infatti, che tutti i parenti residenti fuori rientrano in paese, pronti per farsi spennare con le bustarelle agli sposi, e non vi è nessun miracolato poiché tutti sono parenti di tutti, me compreso che vivo al nord da ormai più di vent'anni. A farla da padroni in queste circostanze sono i ristoratori, capaci di moltiplicare i posti affinché tutti gli invitati, siano essi anche un mezzo migliaio, possano trovare un angoletto dove pigiarsi. Un'altra caratteristica è l'occasione di incontrare o almeno di rivedere persone di cui abbiamo perfino perso il ricordo come lontani parenti, compagni di scuola, amici e conoscenti di strada e, qualche volta, anche vecchie passioni.
Ed è quanto mi è capitato l'estate scorsa al matrimonio di una lontana cugina.
Ad occupare almeno quattro tavoli, quelli rotondi da nove posti ciascuno, vi è tutto il mio clan famigliare capeggiato da uno zio, il fratello più grande di mio padre, e via via tutti gli altri, cugini primi e acquisiti con relativa prole. Allo stesso tavolo, unico celibe ultra quarantenne, io con i miei tre fratelli.
Nel caos generale ci apprestiamo a trascorrere il pomeriggio che ci attende quando qualcosa, ad un tratto, attira la mia attenzione. Non so cosa sia di preciso, forse la sensazione di essere osservato con intensità, cos' i miei occhi si dirigono senza tentennamenti nella direzione da cui inconsciamente avverto la provenienza di quell'interessamento.
Gli occhi, solo ed unicamente gli occhi, gli stessi, profondamente azzurri, originano uno sguardo ancora civettuolo, falsamente pudico. Non sono mai stati veramente innocenti, bensì consapevoli dell'attenzione che producevano, ma ora, dopo tanto tempo, restano solo loro con un fondo, forse, di marcata nostalgia, non per quello che avrebbe potuto essere ma per quello che fatalmente si è lasciato alle spalle.
Dal giorno che sono ritornato ho desiderato vederla, così come si può desiderare di rivedere un oggetto caro e familiare, rappresentante di un'età spensierata, raccoglitore di quei sentimenti ingenui e genuini che solo l'adolescenza può produrre.
Ora Giulia è davanti ai miei occhi, a poco più di due tavoli di distanza. Non so quando è arrivata, forse era già lì quando siamo arrivati noi, né ho sentito fin'ora la sua voce, eppure ricordo bene il suo tono acuto. In pratica non ho avvertito la sua presenza se non ora, forse anche lei si è solo ora accorta della mia. Per lunghi attimi restiamo a guardarci, curiosi di scoprire i rispettivi cambiamenti. Ho adesso la consapevolezza che abbia sempre saputo, o per lo meno intuito la mia infatuazione per lei, ciò che riconosco è che non ho mai avuto il minimo incoraggiamento da parte sua per tentare delle avances. Il mio è sempre stato, nei suoi confronti, l'atteggiamento rassegnato e rinunciatario di chi si ritiene sconfitto in partenza. Ma in fondo il suo atteggiamento era forse quello giusto, quello che rispettava gli usi e le consuetudini del paese di circa trent'anni fa, e la mia era semplicemente insicurezza e immaturità.

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10 commenti:

  • Michele Rotunno il 19/11/2011 22:27
    È sempre piacevole e sorprendente ricevere l'apprezzamento per un pezzo datato. Grazie di cuore.
    Ciao
  • Gianfranca Galliani il 19/11/2011 18:42
    Ciao Michele, mi è piaciuto per la sottile ironia nella descrizione della vita di paese e la malinconia di incontrare appunto il passato e vederlo cambiato ma soprattutto "trascorso". Bravo
  • Anonimo il 09/11/2011 20:19
    La prima parte mi ha fatto sorridere perché ha riportato anche me esattamente nella stesse atmosfere del mio paesino fino... all'azzurro di quegli occhi che comunque hanno fatto balzare il cuore ed andare indietro coi ricordi ed è stata tenerezza. Bello leggerti come è bello diventare "vecchi" così, come fai tu.
  • Anonimo il 28/07/2010 07:00
    Michele... ho notato che è rimasto il titolo i soui occhi... non riesci a correggere? Ciaociao
  • Michele Rotunno il 28/07/2010 00:48
    Mi ero dimenticato di questo racconto. Bravo Giacomo,è proprio un pesso di un romanzo scritto parecchi anni fa che sono riuscito a estrapolare.
    Grazie ancora e.. scusa per il ritardo
  • Anonimo il 30/05/2010 18:26
    Scherzi del computer... il mio commento di dieci minuti fa non te lo ha preso, solo il voto... e si che era simpatico... riassumendo ho notato che il tuo racconto potrebbe essere un pezzo autonomo di un romanzo... un episodio autobiografico, o forse no, che però vive di luce propria. In definitiva mi hai dato un'idea perchè anch'io ho un vecchio romanzo nel cassetto, rigorosamente incompiuto, che contiene chicche di vita vissuta come questo tuo I suoi occhi. A proposito, correggi il refuso del titolo...è un pomeriggio intero che piange, poveraccio... Il dialogo finale, come dice bene Guido, è azzeccato e dotato di tempismo... ciao Michele, e buona serata.
  • Anonimo il 30/05/2010 18:25
    Bel racconto Michele. La tua scrittura è intensa e scorrevole, e riesci a coinvolgere il lettore fino alla fine.
  • Michele Rotunno il 30/05/2010 16:27
    Grazie Nunzio, in effetti è un tema ame caro quello dei ricordi. Sarà questa la vecchiaia?

    Guido, hai intuito giusto, in effetti si tratta di una scheggia di un mio romanzo "perso". Ricordi "Technology"?. Andrà a finire che scheggiando scheggiando lo ricostruirò del tutto.
  • Anonimo il 30/05/2010 15:03
    Michele, mi hai fatto ritornare in mente la mia infanzia. Allora era proprio così, ogni settimana una ricorrenza, sì che mi sembrava una condizione normale. Ora non è più così, se invii una partecipazione ti guardano brutto...
    Bel racconto, anche tu sei andato sui ricordi. Ciao!
  • Guido Ingenito il 30/05/2010 14:08
    A leggere il nome della donna in causa in piccolo brivido. A leggere la trama un altro piccolo brivido. Il dialogo finale col fratello (ottima la sua "entrata in scena" un brivido medio. Bel racconto, sai cosa scrivere e si sente il progetto che hai in testa. Il dialogo col fratello è sorprendente: in uno scarso scambio di battute ho colto per intero lo schema hegeliano, tesi, antitesi, sintesi. Io sono con il protagonista. Piaciuta!

    Guido

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