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Odio Pirandello

Odio Pirandello! Fino a sette giorni fa mi era del tutto indifferente, forse anche un po' simpatico, poi, gli ultimi sette giorni, che hanno stravolto la mia esistenza, sono stati sufficienti a farmelo odiare.
Tutto è iniziato venerdì scorso, ventotto maggio, per la precisione alle tre del pomeriggio, quando, a scuotermi dalla siesta pomeridiana arriva il ciclone Terry, la zitella. Costei, quarantacinquenne insegnante di lettere alla scuola media statale di Montepiano, è per disgrazia la mia sorella minore, unica mia germana vivente e procreata dai miei genitori con lo scopo recondito di dannarmi l'anima.
Infatti, come si fa a dire sempre di no, per poi accondiscendere puntualmente, ad ogni richiesta, anche la più strampalata, della sorellina?
Dal momento della ragione, ammesso che questo sia mai avvenuto, la sua esistenza si è basata unicamente a mettermi in croce. Oltretutto la sanguisuga non ha mai inteso mettere su famiglia per conto suo, non è che gli mancano i mezzi, anzi ne possiede fin troppi. Sospetto che ad allontanare atterriti i vari mosconi di turno sia stata, più che la prorompente bellezza, la manifesta aggressività.
Così sono rimasto l'unica vittima dei suoi soprusi e della sua sgangheratezza.
Ma dicevo, ore quindici, brusco risveglio, mi piomba in casa tutta trafelata la sorellina.
"Tesoro, mi devi aiutare, assolutamente" mi dice melliflua. Guardo con occhi sgranati prima lei e poi mia moglie che mi risponde con una impotente scrollata di spalle. Non c'è rimedio contro la calata degli Unni. Guadagno minuti preziosi e a stento, poi, riesco a farfugliare un "Cosa?"
"Sì, sì, tesoro, tesoruccio, mi devi aiutare, non so che fare sono disperata. Lo farai, vero?"
"Terry, che vuoi?" le rispondo con voce alterata. È solo un bluff, fatto male per giunta. Lei non ci casca.
"Sì, caro, solo tu puoi farlo, puoi salvarmi" pressante e piagnucolosa, ancora due minuti e comincerà a strapparsi i capelli e ad invocare le buone anime di mamma e papà. Tanto vale prendere il toro per le corna. Sospiro, mi metto a sedere più dignitosamente e lancio l'ultimo affondo.
"Ti sei indebitata, vero? Di quanto hai bisogno?"
"Ma che vai dicendo? Quando mai ti ho chiesto dei soldi?" non fa l'offesa, lo è.
"Allora di cosa si tratta" mi preparo alla prossima capitolazione.
"Devo fare la giara" afferma con disarmante naturalezza. Inarco un sopracciglio, il sinistro, perché mi riesce meglio. Poi tiro su l'altro, stupito.
"Che cosa?" questa volta sono davvero sincero, non ho la più pallida idea di cosa stia parlando.
"La giara, stupido, quella di Pirandello" ne so quanto prima.
"E allora che vuoi da me? E comunque grazie per lo stupido"
"Ma sì, tu mi fai arrabbiare! Sembra che lo fai apposta! Non capisci quanto è grave la situazione!"

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8 commenti:

  • laura cuppone il 08/06/2010 17:56
    heeheheheheh
    nono, non ti preoccupare..
    ciao
    Lau
  • Michele Rotunno il 08/06/2010 13:01
    Grazie Laura, ma non farmi sentire in colpa per tuo fratello.
    Con simpatia, ciao.
  • laura cuppone il 07/06/2010 20:32
    l'avevo letto stamane ma non l'ho commentato pe mancanza di tempo..
    ... trasporti nel tuo mondo chi legge..
    tua sorella mi é simpatica (ammesso che esista)
    tua moglie di più
    e tu sei bravissimo e detto tra noi Pirandello é stato proprio la ciliegina..
    non sono così con mio fratello ma... (anche se si chiama Michele)

    ciao Michele

    laura
  • Anonimo il 07/06/2010 19:49
    Michele, troppa geometria applicata a Pirandello vedi a cosa porta? Gustoso e ironico, con quel po' di cinismo che non guasta. Ottimo!
  • Michele Rotunno il 07/06/2010 17:48
    Grazie Guido, mi fa piacere che ti sia piaciuto.
    Giacomo, ho riprovato a scrivere la frase e quel verbo capita proprio sull'indice. Per la cronaca quest'anno è stato il ventisettesimo (mi pare) anniversario del carnevale del mio paese (diciamo per i lettori Montepiano), con sfilate di carri e balletti di accompagnamento. giuro però che non mi sono mai cimentato a lavorarci. In tutto il racconto di vero c'è solo la giara e il mio dito indice. Grazie con simpatia.
  • antonio monteleone il 07/06/2010 17:45
    Ciao michele, la dolce ironia di questo racconto mi ha portato fino alle fine, è bello costatare come anche da episodi di vita normali, si possano tirare fuori storie interessanti e dalle multisfaccettate letture ciao
    Antonio
  • Anonimo il 07/06/2010 15:49
    Bellissimo, divertente, una satira dolce che fa amare Pirandello ancora di più... racconto lungo ma letto d'un fiato... mi sono immedesimato, se fossimo abitati vicino venivo a darti una mano... io impazzisco con queste cose... ho più amici a Viareggio che a Brescia, figurati.. ti facevo una giara semovente, automatizzata, che si apre in due e si richiude... vabbè, lasciamo stare... molto ben scritto, Michele, e pertanto merita di essere segnalato il piccolo refuso finale... Oltretutto, per intervenire tempestivamente sono scivolato di nuovo e uno dei ragazzi mi saltato... manca il verbo. Ciao e alla prossima giara.
  • Guido Ingenito il 07/06/2010 13:38
    È splendido Michele. Tutto è satira, dai dialoghi con la sorella, la fase centrale con la cronaca della costruzione, fino al giorno del debutto. Scritto molto bene, squisitamente ironico in più di un'occasione. Tutto questo parlando di Pirandello! bravo Michele!

    Guido

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