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La terraferma specchiata dalla nave

Alla sera la nave petroliera stava ancora lì, quasi sulla linea dell'orizzonte, ferma nel mare, ormeggiata nell'attesa di chissà che cosa. Le luci sul ponte brillavano debolmente, lasciando immaginare qualche marinaio in coperta, con gli avambracci appoggiati sulla paratia, a parlare di donne e a fumarsi una sigaretta nella debole brezza della notte. Vista con quegli occhi, la terraferma era soltanto un profilo scuro e ondulato zeppo di grappoli di luci, sotto alle quali la gente passeggiava, godendosi il fresco e la serata. C'era tutto laggiù, in quella parte di mondo, e dalla distanza del braccio di mare che separava loro dalla terraferma, tutto appariva più semplice, più leggero, colmo di propositi a cui attendere, una volta sbarcati da quella nave puzzolente e oleosa, lentissima quando navigava a pieno carico. Eppure in quella lentezza si erano misurate tante volte le incommensurabili distanze, e così come si arrivava prima o poi ai terminal petroliferi di enormi raffinerie incendiate di apparente progresso e di lavoro, ugualmente per ciascun marinaio dallo stomaco robusto, ci doveva essere un futuro da qualche parte, un progetto giusto quanto un sogno, per chi aveva resistito per stagioni infinite nell'affrontare qualsiasi mareggiata, senza mai troppo scomporsi. Passò la notte, così, con la prua allungata in faccia al vento, e la mattina dopo la nave petroliera aveva salpato, e non c'era più in quell'angolo di mare.

 

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3 commenti:

  • laura cuppone il 14/06/2010 17:58
    é comunque un bel pezzo da leggere...
    una riflessione inversamente proporzionale a quella di "novecento" il protagonista dell'omonimo romanzo.

    mi é piaciuta l'atmosfera incolore
    nella cosiderazione del tempo che va via
    la partenza
    prima ancora di comprendere dove si é salpati.

    forse cercherò il libro...,)
    ciao
    laura
  • bruno magnolfi il 14/06/2010 09:47
    Hai ragione Guido, è un riferimento sia alla copertina, sia alla prima pagina del romanzo "Bionda, naturalmente", pubblicato la scorsa settimana per la Robin Edizioni. Si dice che un libro quando è scritto e finito non appartiene più all'autore; sarà invece che io sento ancora dense e vive le vicende descritte, però avrei voglia di continuare a scrivere degli appunti a margine, delle prosecuzioni, come se il romanzo stesso ispirasse altre cose.
    Bruno.
  • Guido Ingenito il 14/06/2010 01:59
    ho dovuta rileggerla due tre volte per cogliere esattamente il racconto. é un semplice dipinto oppure vi sono significati celati? comunque affascinante

    Guido

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