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Equivoci e sospetti

Sono sposato da trent'anni, (ed aggiungo felicemente perché se capita mia moglie a leggerlo e non trova l'aggettivo poi facciamo una storia infinita), felicemente con una donna incantevole, comprensiva e per nulla sospettosa. Almeno così credevo fino a un mese fa.
Fino al giorno in cui ho conosciuto la mia futura moglie non ero uno stinco di santo, il giorno dopo lo sono diventato.
Lei mi racconta spesso di quante volte ha dovuto rintuzzare i salaci commenti di amiche e comari e consigli gratuiti sul lasciarmi perdere per via della nomea che mi ero fatto. Lei, imperterrita, ci passava sopra con un sorriso di rassegnazione e con la ferrea convinzione che il passato è passato e sepolto e il futuro è da vivere con fiducia e stima reciproca.
La mia vita da scapolo era così incasinata e rumorosa che perfino le monache si facevano il segno della croce quando m'incrociavano, nemmeno fossi il demonio in persona. Per la verità confesso che un pensierino su una di loro, una giovane promessa ce lo avevo fatto più di una volta.
Sta di fatto che dopo quattro o cinque anni sposato una di esse, ora ricordo: quando il bambino andava all'asilo delle suore, intavolò una conversazione con mia moglie e gira e rigira si lasciò scappare una esclamazione di compatimento quale:
"Eh, poveretta te, come fai con quel marito che ti ritrovi!" Mia moglie, costernata, chiese spiegazioni ed ella continuò:
"Sai un donnaiolo come quello certo che non ti fa dormire la notte!" Mia moglie, facendo buon viso a cattivo gioco, cercò di appurarne di più e venne fuori che la sposa del Signore si riferiva a fatti molto antecedenti, ovviamente era rimasta molto impressionata dalle dicerie sul mio conto. La controffensiva di mia moglie fu che conosceva per filo e per segno il mio passato e che da dopo il matrimonio io ero tutto casa e lavoro. Comunque dopo il chiarimento non credo che si siano più parlate.
Tutto questo per dire come la mia vita coniugale andasse liscia come l'olio, per quasi trent'anni, fino a che un giorno di un mese fa non succede il putiferio.
Erano le nove di sera ed io, straordinariamente, non ero ancora rincasato quando squilla il telefono. Mia moglie spensierata va a rispondere:
"Pronto"
"Pronto sono Paolo, il figlio di Michele, vorrei parlare con il nonno" Ecco, è bastata questa semplice frase per scatenare un terremoto con tanto di tsunami. Per la cronaca Michele sono io. Il nonno, che doveva essere mio padre, purtroppo deceduto dieci dopo questa telefonata. (Sì, sì, inutile malignare non è morto per la telefonata ma era già stabilito da un pezzo).
"Scusa, hai detto di chiamarti Paolo? E da dove chiami?"
"Da Scandicci, vicino Firenze"
"Sì, so dov'è, e quanti anni hai Paolo?
"Trentadue. Posso parlare con il nonno, per favore?"
"Ecco adesso no, prova a richiamare tra un'ora, dovrebbe trovarsi qui"
"Non abita con voi?"

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5 commenti:

  • Michele Rotunno il 18/06/2010 14:53
    Potrebbe sì, ma quel quarto d'ora con mia moglie non lo auguro proprio a nessuno.
    Ciao Luca.
  • Anonimo il 18/06/2010 14:18
    bello, potrebbe essere la trama di una scenetta
  • Guido Ingenito il 18/06/2010 10:17
    racconto molto carino Michele! le persone prima di arrivare a determinate conclusioni devono conoscere il problema
    a rimetterci in questi casi sono sempre gli uomini

    piaciutissimo

    Guido
  • Michele Rotunno il 18/06/2010 09:35
    Modestamente ho appeso qualcosa al muro circa trent'anni fa. Nel racconto c'è di vero la suora impicciona e il nipote Paolo. il resto te lo lascio immaginare, e forse ci sono andato anche leggero.
    Ciao
    Michele
  • laura cuppone il 18/06/2010 07:29
    ... non sapevo fossi stato un Casanova.
    spassoso questo racconto, vero e... ti é andata bene.!!
    a volte un equivoco tira l'altro e ci si ritrova in trappola senza sapere come..

    ciao Michele
    Lau

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