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Lettera per Edinburgh

Alghero, 17 giugno 2010

Carissimi,

qui il Sole splende ancora, tra gli innumerevoli fili degli eucalipti e tra i rami sparsi del leccio. Immagino le betulle bianche erette ed imponenti fiancheggiarsi alle vostre strade, infrastrutture umane che ignorano gli spazi della natura.
Il mare splende alla vista dei raggi miracolosi e caldi del Sole, l' acqua continua a sbattere inesorabile qui sulla sabbia che è così tenera e ricca di conchiglie sparse.
Il vento non smette di soffiare ed immagino il vostro cielo così opaco, reso difficile dall' inquinamento, ma per fortuna, voi abitate in periferia. La vostra casetta la ricordo ancora, nonostante gli anni siano passati.
Il lentischio emana delle fragranze sperando arrivino a voi tramite questo scritto. Alghero è frenetica, i turisti la invadono, lo smog è poco per fortuna.
Fortuna, che amo rifugiarmi in campagna!
È tanto che non invio una lettera così proprio a voi, ma la mia passione della scrittura è cresciuta tanto. Forse lo avrete gia capito, che voglio venire li, nei cieli bui e nelle metropoli affollate, può darsi anche che verrò, questo solo il destino lo sa.
La vita corre, il tempo scorre. Le rughe compaiono su vari visi, i fiori si seccano e privano dei loro bellissimi colori vari sguardi. Molte sono le nuvole che pare corrano spinte dal maestrale che come sapete, qui non smette mai di soffiare.
I rami ondeggiano ed emanano emozioni, profumi. Delle voci e dei saluti. Questo, come sapete, è il mio modo di chiedervi come state, che fate, com' è la vita lì.
In quel di Edinburgh forse farà freddo, ma vi invio un po' di calore. Il tempo ed i cambiamenti climatici si sentono anche qui, purtroppo.
Ma la mia lettera è scritta per un episodio in particolare, carissimi. Vorrei, forse farvi intendere, l' uomo è tanto crudele. Proprio oggi, mi trovavo in serra, ed in un foro della porta, le vespe avevano fatto un nido costanzioso, ma non davano fastidio a nessuno, davvero.
Rimasi impotente, immobile e allibito quando vidi il polline mischiato all' acqua rovesciarsi sul loro nido: intossicandole.
Poco dopo, per farle morire per bene, le chiusero l' entrata al loro nido, con dei pezzi di carta.
Mi rattristai, dopo quel '' Sei incantato? Che c' è? '' e mi arrabbiai pur essendo impotente dinanzi a quella scena.
Verso mezzogiorno, quando il Sole era davvero caldo e la macchina sfrecciava sulla strada, chiesi atteso: << Che gusto hai provato ad uccidere quelle vespe.. >>, rispose << Niente, potevano pungerti. >>, << Invece no, sono solo animali, non capiscono cosa vuol dire pungere, e noi siamo solo brutali, quando facciamo quelle cose, continuando così, poi, ci accorgeremo di avere sbagliato, e sbaglieremo ancora, perché non hai visto poi, che due vespe si sono salvate, ed era una scena toccante. Una era davvero stordita, da tutto quello che le avete dato, ma l' altra, la stava aiutando ad alzarsi, a volare. Questo lo chiami animale? L' uomo è un animale, perché è brutale, e dovrebbe spezzarglisi il cuore quando uccide. Uccidere è sbagliato, uccidere è peccato, continuando così la natura smetterà di essere dalla nostra. >>

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3 commenti:

  • Anonimo il 20/06/2010 12:21
    Bellissimo messaggio Giuseppe, l'estinzione delle api e delle vespe
    significherebbe anche la nostra fine ma pochi lo sanno o forse
    molti se ne fregano altamente!!
    L'estinzione in toto è sempre male, è negatività...

    bravo bravo continua a scrivere...
  • Cinzia Gargiulo il 18/06/2010 20:00
    Sei diventato proprio bravo con i racconti Giusè... visto che avevo ragione?...
    Piaciuto molto!
    Bacioni...
  • Guido Ingenito il 18/06/2010 19:24
    ottima lettera e ottimo messaggio.

    Guido

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