accedi   |   crea nuovo account

La farfalla nera: L'ombra del deserto

Così Butterfly stremata si addormentò, affidandosi alla piccola barca che l'avrebbe portata lontano. In quelle poche ore di sonno la ragazza sognò, di un impossibile vita serena, senza sangue e morte, una vita di luce, tranquilla e spensierata, ma forse poteva viverla solamente nel sonno.
La giovane percepiva il leggero ondeggiare dell'imbarcazione sulle calme onde dell'oceano. Pian piano il sole che un tempo la infastidiva, la svegliò delicatamente, concedendole qualche sbadiglio. Poi capì, intorno a lei il nulla, quanto lontano si era spinta. La paura che le era nata abbandonando la Grande Mela crebbe, non poteva attraversare tutto l'oceano con gli assassini alle calcagna, l'avrebbero raggiunta in pochissimo tempo e poi sarebbe stata giustiziata per aver trasgredito alle regole della setta. Ma certo il suo viaggio non sarebbe potuto finire così, doveva trovare una soluzione, qualcosa che l'avrebbe salvata da morte certa. Rifletté a lungo, poi vide in lontananza un enorme nave avvicinarsi a lei. Velocemente prese dalla tracolla il rampino, poi con uno scatto felino si tuffò in mare abbandonando il mezzo della sua fuga. Una volta a bordo, realizzò di essere su una nave cargo, si sistemò il cappuccio nero e silenziosamente iniziò ad esplorare l'enorme monolita gallegiante. Sia a destra che a sinistra, container di varie grandezze e misure, dopotutto niente di così interessante, ma quei grandissimi contenitori di ferro erano un ottimo posto per nascondersi. Sentiva dei passi cauti avvicinarsi a lei, avanzando lentamente preparò il pugnale pronta ad un agguato. Stava succedendo qualcosa, i suoi riflessi d'assassina non le mentivano mai. Era un altro assassino, sicuramente mandato da suo padre. Aveva riconosciuto l'ombra da sicario, sottile e scattante. La seguiva stando attento a non farsi vedere, anche lui con una lunga lama in mano. Era il momento giusto, entrambi si fermarono e Butterfly saltando all'indietro lanciò con precisione il pugnale sul braccio del pedinatore. Di tutta risposta il ragazzo fece lo stesso ma era evidentemente di rango scadente, perchè la giovane non dovette nemmeno muoversi per schivarlo. Butterfly poi gli saltò addosso tagliandogli la gola con una delle sue cinque affilate unghie di ferro, lo vide a terra supino, avvolto dal sangue che continuava a sgorgare. "L'omicidio è la tua scuola e il sangue è il tuo maestro", questo era il lavaggio del cervello che facevano alla setta, se lo ricordava così bene proprio perchè lei si sentiva diversa da quegli insegnamenti, ma forse non lo era. Gettò il cadavere in mare e poi si rifugiò dentro a un container aspettando curiosa di scoprire dove il destino la stava portando. Caldo, ecco la prima cosa che la ragazza percepì aprendo gli occhi, sentiva le gocce di sudore scenderle giù per il collo, pian piano arrivò anche il mal di testa che la torturò dall'interno. Decise poi di alzarsi, nonostante le grandi fitte alle gambe, Butterfly riuscì a saltare e a uscire dal suo nascondiglio metallico. Il sole troppo forte l'accecò, finalmente capì dove era.
La sua vita nel corso degli anni cambiò, era diventata prima una moglie e poi una madre, la sua famiglia era tutto quello che aveva e sapeva benissimo che gli assassini prima o poi l'avrebbero trovata. Per questo allenò sua figlia sin da tenera eta ad essere agile e forte, le insegnò ad uccidere ma anche ad avere pietà, voleva essere sicura di non perdere più nessuno, perchè aveva finalmente trovato la felicità. Per i primi tempi in cui abitò in Africa veniva chiamata l'ombra del deserto, si muoveva per le strade del Cairo con i soliti abiti neri, continuava ad uccidere, puniva ladri, criminali e malfattori, era la paladina D'Egitto, amata e allo stesso tempo temuta da tutti. Ma poi conobbe quello strano ragazzo, americano come lei, subito se ne innamorò e dal loro amore nacque la speranza, una bambina di nome Hope. Ventun'anni dopo, il giorno del quarantottesimo compleanno di Butterfly, suo marito e la ragazza erano scomparsi, non c'erano in nessuna stanza, poi arrivò in bagno. Nello specchio vi era una donna sciupata, era fisicamente vecchia, mari di fili bianchi nei lunghi capelli corvini e profondi solchi sotto gli occhi. La sua bellezza era morta, morta inseme alla sua vendetta, il padre che tanto odiava non c'era più, la vecchiaia l'aveva portato via. Sorrise, era dannatamente brutta. Poi sentì la porta sbattersi con violenza, era Hope, i grandi occhi verdi della madre e i lunghi capelli biondi del padre, "Mamma, l'ho ucciso, ho dovuto farlo, lui ha cercato di fare lo stesso con me", prese per mano Butterfly e la portò fuori nel cortile, due cadaveri, suo marito e un assassino. Erano tornati, lo sapeva, iniziò a piangere, chi era il nuovo leader degli assassini? Sentì poi una fitta al collo, che buffo morire il giorno del proprio compleanno, non era ne trise, ne contenta, ma la cosa la faceva ridere. La figlia ruppe il collo al secondo sicario, poi si avvicinò alla madre, "Il tuo nome significa speranza, Hope tu puoi finire tutto questo, sei la speranza di questa generazione, finisci gli assassini e vendicaci, io ti guiderò dal cielo, sempre se è il paradiso quello che mi spetta", Hope finalmente capì il perchè di quei lunghi allenamenti faticosi, sua madre era un'assassina e adesso anche lei lo era. La guardò l'ultima volta, Butterfly era morta col sorriso.

12

0
2 commenti     0 recensioni    

un altro testo di questo autore   un'altro testo casuale

0 recensioni:

  • Per poter lasciare un commento devi essere un utente registrato.
    Effettua il login o registrati

2 commenti:

  • Paola B. R. il 24/06/2010 10:35
    Ciao Filippo, sarò sincera, eri andato molto meglio con l'altro racconto: più lineare, seguivi un filo logico; qui arrivi ad un certo punto e cambi completamente, lo stacco dalla prima alla seconda parte doveva essere più evidente... poi Butterfly era un bel personaggio, farla morire così, subito... Dai che l'idee sono buone!!!! Ciao alla prossima!!!!
  • Guido Ingenito il 23/06/2010 17:55
    bravo Filippo, non ho trovato nessun errore, bella stesura.
    passiamo alle noti dolenti
    crea più aspettativa. mi spiego. lei è sulla nave. tutto bene. lei arriva in Egitto. compare un punto di domanda. lei si sposa ha una bambina e via di seguito. è tutto velocissimo! che ci sta, per l'amore del cielo, ma un comodo escamotage è dare uno spazio, creare così dei paragrafi, facendo così respirare il lettore.
    Molto bene comunque, una bella storia di assassini in stile Nikita e Kill Bill e chissà cos'altro con un possibile finale aperto.
    vai Filippo, continua a scrivere
    ah... giusto per stari sul cazzo: dipingi un profilo psicologico più efficace del tuo personaggio. comincia con Hope. lei è figlia dell'assassina. lei sarà un'assassina. Per lei che significa questo? vorrà vendicarsi? perchè? e via dicendo

    comunque piaciuto

    Guido

Licenza Creative Commons
Opera pubblicata sotto una licenza Creative Commons 3.0