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L'uncino

Quarta delle cinque leggende metropolitane ispirate dalla serie letteraria "Il pozzo senza fondo" (altre opere: "Il neonato"; "La carismatica cuoca di casa Rodella"; "La curva del risveglio" e "Dolomiten Hotel"). La vicenda qui narrata è ulteriormente arricchita in un misto di storia e del finale inaspettato creato dall'autore.

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Una notte estiva, qualunque. Due corpi impazienti, sotto la luce delle stelle stanno per amarsi... Il macabro stava per iniziare: la pazzia di un psicopatico armato di uncino stava per compiere!
"Fantastico Riley Smith! Lo adoro! Vado matta per quell'attore di "Woodoo Academy"!", esclamò Sara, non appena dal televisore scorrevano titoli di coda del film "Lovers lane".
"Sai, il killer assomiglia molto a tuo padre!", scherzò Cesare, il fidanzato di Sara, studente universitario di quattro anni più giovane di lei.
"Smettila, sciocco! Mio padre è un uomo dolce!", disse, canzonando.
Le ventidue erano scoccate da un pezzo, che lei era ancora tutta assorta in quelle fantasticherie cinematografiche. Avvertendo un brivido di freddo, si scosse e cominciò a stringersi nelle braccia del suo "Romeo". Una lunga ciocca bionda le ricadde sulla guancia e lui la prese tra le dita, sfiorandola con occhi pieno di desiderio. Stava per dire qualcosa alla sua lei quando rincasò Ezio, fratello inferiore di Sara.
"Nella mia saletta privata, ma bravi! Non dovreste essere qui! Sbaciucchiatevi nel garage!", osservò in tono malizioso, il ragazzino.
"Arrabbiarsi è da scemi e non serve a nulla! Non mi dirai del tuo dispiacere che io t'abbia usato il lettore e il Dvd del film del mio diletto Smith!", esclamò la sorella, gettandogli un'occhiata in tralice.
Ezio voltò a metà la testa e le sorrise, accattivante.
"Mmm... è il vostro sudore di sesso agitato e scomposto che m'infastidisce!", convenne sommessamente.
Sara aveva chiuso gli occhi, indice di irascibilità causa sgradita conferma del fratellino. Questi, ravvedendosi della gaffe, le chiese scusa. Vista la sorella distesa in un'espressione di tranquilla rassegnazione in volto, il ragazzino scrutò il "Romeo" in un certo senso impacciato.
La luna si era alzata e si trovava lì, dietro la casa di Sara. La sua faccia bianca pareva ridere. Di cosa? Dei poveri esseri che s'affannavano nel tentativo di tenere lontano il rompiscatole Ezio oppure del "Romeo" che scivolò innervosito sul sedile della sua Mercedes? Senza far ripartire l'auto, Cesare ridiscese nell'attimo in cui Sara fu già ai suoi piedi. Cesare le sorrise; non vedeva l'ora che la serata finisse per ritrovarsi solo con la sua ragazza.

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