PRONTO SOCCORSO
-È meglio chiamare l’ambulanza.
-Sì, hai ragione, guarda come è ridotto.
-Vic, come stai? Capisci dove sei?
-…Vaff.. f…a.. tu.. tti.
-Smettila, non puoi essere cattivo anche adesso. Lo facciamo per il tuo bene, dobbiamo chiamare l’ambulanza, stai rischiando di crepare. Comunque non preoccuparti per lei, le farò compagnia io, veniamo a trovarti dopo in ospedale. Ti puoi fidare di noi, davvero. Davvero.
-Vaff.. ff…a..’nc…
Effettivamente, avevano ragione. Era messo molto male, incredibilmente ubriaco, aveva oltrepassato ogni limite, non si era mai visto nessuno bersi una cassa di vino in un’ora ed a stomaco vuoto. Spaventoso. Tremendo.
L’ambulanza arrivò, riuscì a salirci da solo e sdraiato sul lettino gli effetti dell’alcool stavano peggiorando la situazione, ma lui, da vero professionista, non era preoccupato.
Il medico di turno arrivò subito, si trattava di un codice giallo, paziente in pericolo di morte.
-Buonasera, come si chiama? Sa il suo nome?
-Vic.. Vicdamo.. nn. e…
-Quanti anni ha?
-…’cinque..
-Non ho capito, quarantacinque?
-.. vafff.. ff.. an’c…
-Che sintomi ha?
-…non….
-Infermiera!! Una flebo, presto, PRESTO!!!
Gli infilarono l’ago nella vena e lo lasciarono nel corridoio sul lettino, davanti alle persone in attesa. La maggior parte aveva una storta alla caviglia od un dito schiacciato.
Non provava molta vergogna, gli dava fastidio solamente la luce del corridoio che gli arrivava dritto in viso.
Era al Pronto Soccorso in coma etilico, senza documenti, e la sua donna era chissà dove col suo amico. Arriveranno tra un po’, pensò, e gli occhi si chiusero. L’ultima cosa che vide prima di svenire fu l’infermiera che puliva il vomito. Una vera donna.
Passata qualche ora riaprì gli occhi e capì che nel frattempo non era arrivato nessuno a trovarlo. Aveva ancora qualche allucinazione dovuta al vino: statue di sabbia che volavano, Garibaldi che mangiava un panino, onde in mari di cemento.
Comunque, pian piano si stava riprendendo, riuscì a chiamare la sua metà, e poi il suo amico, ma entrambi avevano il telefono spento.
Stavano fottendo già da qualche ora, lui era già venuto 2 volte, lei gli faceva provare nuove posizioni imparate in Croazia, con un bagnino, mentre Vic dormiva in tenda.
-Infermi.. era. aa!
-Sììì?
-Mi sen.. to megli.. o, mi pare. Quando posso to.. rnare a casa?
-Se vuole anche subito, la flebo è già finita e non ci sono state complicazioni. Ma sarebbe meglio tornasse a casa con qualcuno. Non ha una fidanzata, un amico, qualcuno su cui contare?
-No…non più.
-Nessuno nessuno?
-No.
Vabbè, allora sa cosa faccio? Le chiamo un taxi, mi è simpatico….. a dire il vero mi fai un po’ pena, Vic, scusami la sincerità.
-Niente, figurati. Posso a.. vere il tuo numero per ringraziarti?
-No.
Il taxi arrivò, il sole stava per illuminare la città, e Vic aiutato dalla infermiera, cercando di toccarle il sedere, salì in auto. Intanto il suo amico stava per avere una altro orgasmo, questa volta dentro di lei.
Appena in casa, aprì il frigo, trovò una bottiglia e la aprì.
Fuori, le segretarie decidevano quale gonna mettersi per provocare, i rapinatori nascondevano la pistola, altri stavano per avere un incidente in cui sarebbero morti.
Gli telefonò la sua donna:
-Vic, amore mio, finalmente! Ma in che ospedale eri? Non siamo riusciti a trovarti, abbiamo girato tutta la città! Come stai? TI AMO!!!
Bevve un altro poco di vino.