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So you are going to die

Nella notte i vili prendono e gli ignari pagano. Nessuno sa, solo reagisce impulsivo.
Anche quella notte passata, una persona in più è andata. La prima cosa, prima di aprire gli occhi, è ripetere sotto voce la regola, è la decima alba. Era la prova che un'altra notte era passata e che sarebbe rimasto un altro giorno su questa terra con lei. Aprendo gli occhi avrebbe avuto la certezza che tutto fosse stato eseguito secondo l'opuscolo. Regalo di qualcuno, ma mai usato senza ripensamenti, grazie ad esso poteva assaporare l'odore di Sara al mattino. Il prezzo però era alto. Sara, per lei tutto. Fermo si commosse al pensiero e questo si concretò in lacrime. Per giorni era andato avanti così, la paura e l'amore in contrasto. Solo Sara poteva alleviare il suo dissidio. A volte si alzava di notte deciso a farla finita, prima che arrivasse l'alba portandosi via un altro ignaro. Andava sul terrazzino, e per ogni persona che passava in strada, si rattristava di più. Allora Sara si muoveva nel letto, borbottava qualcosa. Fermo rientrava, era bastato vederla per convincersi. La decima alba, Fermo si asciugò le lacrime e si diresse in bagno. In bagno c'era sempre un odore di fragola dolce, il preferito di Sara. Sara, ragazza giovane e carina, come tutte. Si può dire che Fermo era stato letteralmente investito da Sara, così si erano conosciuti. Lei in bici, lui a piedi. Un incontro del destino, una mossa studiata da qualcuno in cielo. Fermo attribuiva l'accaduto al nonno, pace alla sua anima. Fino al giorno della sua dipartita non aveva fatto altro che ripetere cose senza senso, tutto dovuto alla demenza senile. Povero, sessant'anni quando l'ha colpito. Solo una cosa riusciva chiaramente a dire: "investito dall'amore, dall'amore fui investito". Coincidenza, chi può dirlo. Fermo era appena uscito dal bar, le nove del mattino. Sara stava andando alla stazione, in bicicletta il tratto era breve. Un lampo, lo scontro, il rombo. Lui a terra, la bici sopra, lei poco più giù. Dal bar non uscì nessuno, una comare si era avvicina senza dare nell'occhio. Il primo a rialzarsi, Fermo. Quando si accorse di cos'era successo, aiutò la ragazza. Entrambi illesi. Scoppiarono in una risata calorosa. Lui aveva la mattinata libera, lei ormai il treno l'aveva perso, che fare. Entrare nel bar. Conoscersi. Fermo e Sara si sono visti altre volte dopo il loro scontro. Come le giovani coppie, uscivano, andavano al cinema, si dicevano cavolate, cose da innamorati. Qualche sera si fermavano su di una panchina, non importava se fosse in un parco pieno di barboni o drogati, c'erano solo loro due. Fermo e Sara, sotto le stelle. Quelle poche che la città permetteva. Altre volte si fermavano su scalinate, come adolescenti, solo per pomiciare. Era tutto perfetto, loro due, non c'era nessun altro. A Fermo bastava Sara, e a Sara bastava Fermo. Potremmo addirittura definirli come due anime gemelle. Fatti l'uno per l'altra. Ma il destino, il fato è crudele, come dà, così toglie. Infatti, una sera, dopo aver cenato, pomiciato per mezz'ora attendendo l'autobus, dopo aver riaccompagnato Sara, accadde un evento del tutto inaspettato. Fermo, camminava fischiettando, felice per la serata passata, quando come un fulmine dal cielo un attacco al cuore lo fece stramazzare a terra. Perse i sensi in pochi secondi. Dopo un giorno intero riprese conoscenza in un ospedale. Era incapace di muoversi, al suo fianco non c'era nessuno. Sperava che una persona in particolare gli fosse vicina. Ma lì Sara non c'era. Non aveva fratelli. Figlio unico. I genitori lo avevano salutato da molto ormai. Gli unici parenti vicini, erano a chilometri di distanza. Quindi non diede molta importanza al fatto di essere solo in un letto d'ospedale. Erano le dieci di mattina, aveva saltato la colazione. Si domandava cos'era successo, perché così all'improvviso. Quando assorto nei pensieri viene interrotto dal medico. Il colloquio durò pochi minuti. Colloquio, meglio dire soliloquio. Il dottore non portava buone notizie. Così d'improvviso poteva essere stato solo un infarto. Il dottore gli disse che all'anno circa 300. 000 persone muoiono di infarto prima di arrivare in ospedale; il 10% muore nel giro di 3 giorni, e tra quelli che sopravvivono 1 su 5 avrà un altro attacco nel giro di 4 anni. Quindi si può dire che Fermo è stato fortunato. Ma il 10% muore nel giro di tre giorni. Bé, sembra assurdo, ma Fermo faceva parte del 10%. Nella notte un altro infarto.

 

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1 commenti:

  • Guido Ingenito il 01/07/2010 15:13
    sono proprio curioso di vedere come continua.
    un piccolo appunto: vai a capo ogni tanto!

    Guido

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