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So you are going to die 3

Certo la frase non combaciava con la situazione di Fermo. Agnostico tra l'altro. Ma come era accaduto quella mattina, Fermo è resuscitato, però ancora bloccato tra visioni e patimenti infernali. Infatti se non rispettava le regole avrebbe sofferto. Più della morte. Queste però erano solo supposizioni. Ancora non poteva credere di aver ucciso. Lui, un omicida. Un assassino è colui che uccide senza il concorso di cause di giustificazione, ad esempio la legittima difesa. Ma possiamo definire ciò che ha fatto Fermo come legittima difesa? Parliamo di legittima difesa quando chi ha commesso il fatto è stato costretto dalla necessità di difendere un diritto proprio. Tutti hanno il diritto di vivere. Fermo aveva tutto il diritto di vivere, ma così facendo chi muore al suo posto perde questo diritto. Nessuno può decidere chi vive o chi muore. Fermo non sapeva decidersi, era confuso. Era un criminale, o era giusto quello che ogni mattina accadeva? Doveva smettere e morire? Ma voleva stare con Sara. Vivere con lei. Amarla. Non farla soffrire. La terza alba. Tre giorni dall'accaduto. Quella mattina aveva deciso di dormire un po' di più. Erano le dieci del mattino, era ancora a letto. Quando ad un tratto delle grida lo svegliarono. Urla di dolore. Urla d'affetto. Nell'appartamento accanto a Fermo vi era un coppia di giovani fidanzati. Viveva felicemente. Ogni tanto litigavano, ma nulla di grave. Quella mattina le grida erano più forti. La giovane donna continuava, sempre più: "No! Non è possibile, perché!". "Forza!". In un primo momento Fermo non si agitò, ma quando udì quelle parole rimase sconvolto. "Perché non ti svegli! Amore! Non puoi lasciarmi sola, non puoi morire!". Era veramente morto? Si domandò Fermo. Subito si coprì le orecchie. Non voleva sentire. Si rifiutava di accettare la verità. Sapeva cos'era accaduto. Cercava di dare giustificazioni. Tutte vane. Era stato lui. Era colpa sua. Non poteva essere successo. Cercava di mantenere la calma, intanto sul viso le lacrime iniziarono a scendere. Voleva sentire. Ma non ci riusciva. Quando poi udì silenzio di corsa scese dal letto e si vestì velocemente. Doveva allontanarsi da casa per un po'. Cambiare aria. Prese il vialetto che girava l'edificio. Camminava a testa bassa. Illuso che non fosse accaduto nulla. Cosa doveva fare. Mentre era distratto nei pensieri, incontrò Sara. Un attimo fermo. Poi si tranquillizzò. Decise di rimanere con lei, uscire, non pensare ad altro. Passò l'intero giorno al suo fianco, nell'attesa di rientrare a casa. Quando poi si era fatta sera, rientrare era inevitabile. Aprì la porta d'ingresso e con passo rapido si inerpicò per le sei rampe di scale che lo separavano dal suo appartamento. Non voleva incontrare nessuno. Ma raggiunto il secondo piano, una comare lo fermò. Fece finta di star male per evitare i pettegolezzi di quello che poteva essere accaduto agli inquilini del piano superiore. Ma la comare irrispettosa lo bloccò. Gli raccontò ogni cosa in un sol fiato. Il giovane era morto per infarto. Infarto. Sentendo quella parola in Fermo crollarono tutte le false scuse per negare ogni suo collegamento con l'incidente. Difficilmente si mise a dormire. Ma ancora una volta crollò per il sonno. Sei vittime, sei volte era sorta l'alba. Sei giorni insieme a Sara. Giorni fantastici. Come si è soliti dire, indimenticabili. Quella sera per dormire senza problemi si era fermato a casa di Sara. Piangeva ogni mattina. La notte era per Fermo un inferno. Il giorno era un paradiso, dove Sara era lì ad aspettarlo. La decima alba, Fermo si asciugò le lacrime e si diresse in bagno. Tornato in camera si stese al suo fianco. Rimase qualche secondo ad osservare il suo dolce viso. Ma ci volle solo un secondo per accorgersi di ciò che stava succedendo. Sara non respirava. La scosse mentre le lacrime scendevano lungo il viso. Tentò di urlare, ma non uscì alcun suono. Tentò invano la respirazione artificiale. Poggiò le labbra sulle sue. Era inutile. La manovra si trasformò in un bacio. L'ultimo. Anche se bagnato dalle lacrime il bacio rimaneva asciutto. Non era ricambiato. La rabbia iniziava a crescere nel suo cuore. Nella sua mente riecheggiava solo il pensiero più doloroso. Era morta. Il suo incubo peggiore. L'aveva uccisa. Lei, Sara. Soffriva per lei. Rimaneva in vita ogni mattina solo per lei. Tutte le persone che sono morte per poter stare con lei, ora sono morte invano. Quella mattina, la vita lo abbandonò.

 

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